La storia della Valpolicella, una delle glorie italiane in campo enologico, passa anche attraverso acquisizioni recenti come “Costa Arènte”. Per questa cantina di Grezzana, in Valpantèna, è il momento di fermarsi, celebrare il decennale e fare il punto: la ripartenza è infatti nel 2015, anno in cui l’azienda viene acquisita da Genagricola con l’obiettivo di produrre un Amarone di qualità superiore; di livello tale da poter rientrare appieno fra i nomi da podio dell’Italia che esporta. Oggi Costa Arènte fa parte de Le Tenute del Leone Alato, un gruppo nato per portare sul mercato vini di grande qualità, capaci di raccontare la storia autentica e i valori delle terre da cui nascono.

L'esterno della cantina Costa Arènte
Chi li assapora vorrebbe, in Italia e nel mondo, poter vivere non solo il piacere del vino, ma anche le esperienze, le emozioni e la cultura che lo circondano. Unendo territori tra i più vocati d’Italia, le Tenute custodiscono 780 ettari di vigneti dove la conoscenza e la tradizione enologica si tramandano con passione. Da queste radici nascono le aziende vinicole “figlie”, come Costa Arènte, ognuna con una propria identità, valorizzata attraverso le proprie peculiarità e diversità territoriali. Nello specifico, ci troviamo in quell’area che parte da Verona e sale verso i Monti Lessini passando da Poiano, Quinto di Valpantèna, Marzana e Grezzana, un distretto agricolo che sembra fatto apposta per mettere insieme il desiderio e la realtà, dove si possono ottenere vini che riescono a rappresentare autenticamente questa terra e le sue tradizioni millenarie.
Degustazione del decennale a Grezzana
Davanti a un gruppo di giornalisti ed appassionati, invitati a Grezzana nei locali polifunzionali della cantina “Costa Arènte”, è stata una degustazione di rosso della Valpolicella, di Valpolicella Ripasso e di Amarone a dare sostanza e gusto all’anniversario decennale. «Dieci anni di cammino - ha puntualizzato Igor Boccardo, amministratore delegato del Leone Alato - e ancora non siamo stanchi di insistere sui tre pilastri che hanno orientato la coltivazione e la produzione tutti i giorni: anzitutto coerenza, ossia fedeltà alla terra senza stravolgimenti e deviazioni, in modo che sia riconoscibile nel risultato finale il rispetto per la natura che ci guida in ogni fase.

Giovanni Casati, enologo della cantina, Riccardo Cotarella e Igor Boccardo, amministratore delegato delle Tenute
«La seconda parola chiave è territorio, che vuol dire conoscere e amare i luoghi dove i nostri vini prendono forma, i vigneti e gli uliveti che appartengono alla storia e alla cultura della Valpantèna; dai tempi dei Benedettini Olivetani hanno continuato a segnare il paesaggio e l’economia del territorio. La Valpantèna fa parte del comprensorio enologico della Valpolicella ed è stata riscoperta e valorizzata solo negli ultimi 20-30 anni, grazie ad un nucleo di cantine storiche che ha rivendicato con orgoglio in etichetta la corrispondente sotto-denominazione - ha continuato Boccardo. Terzo ed ultimo pilastro è la tradizione, perché produciamo un elemento che rientra da millenni nel paesaggio culturale e naturale: non vuol dire andare avanti guardando nello specchietto retrovisore ma impegnarsi a cercare sempre nuove soluzioni, mantenere il fuoco della passione acceso avendo coscienza della propria storia e dei propri obiettivi: tutt’e due le cose».

Sostenibilità e viticoltura integrata
E quando si parla di rispetto per la natura, per tornare al primo pilastro citato da Igor Boccardo, non siamo di fronte a un ritornello pubblicitario: Costa Arènte è in grado di promuovere la sostenibilità attraverso la viticoltura integrata. Non c’è spazio per la monocoltura, i vigneti si alternano ai boschi, le siepi agli uliveti, in un gioco di colori e profumi dato anche dalle specie mellifere, piantate per attirare le api. L’azienda rientra in un’area di ripopolazione delle specie, i confini non sono recintati e non è raro assistere all’attraversamento della fauna selvatica.

Vista sui vigneti di Costa Arènte
Ogni pratica agronomica è condotta nel pieno rispetto dell’ambiente: lo testimoniano le certificazioni fin qui ottenute, ossia la Rrr (Riduci risparmia rispetta) creata per la regione vinicola della Valpolicella, lanciata dal Consorzio per le aziende della Doc a tutela dell’ambiente, del paesaggio e della sostenibilità sociale. Ma c’è anche la certificazione Sqnpi (Sistema di qualità nazionale di produzione integrata), un marchio italiano riconosciuto a livello comunitario (Reg. Ce 1974/2006), che valorizza i prodotti agricoli ottenuti rispettando i disciplinari regionali di produzione integrata, riducendo l’uso di sostanze chimiche di sintesi e fertilizzanti. Si garantisce così la salubrità delle produzioni vegetali, monitorate da organismi di controllo in posizione di terzietà rispetto a produttori e consorzi.
I vini in degustazione
Ma veniamo al vero protagonista della giornata in Valpantèna-Valpolicella, vale a dire il vino rosso, presentato dal consulente numero uno di Costa Arènte, il decano degli enologi italiani: Riccardo Cotarella. Si apprende e si cresce, dando ascolto a grandi esperti come Cotarella, alle sue metafore e ai suoi consigli: ogni tanto vengono buttate là, con nonchalance, delle perle, e tu prendi e porti a casa. Ad esempio, impariamo dal decano che «il vino non può essere degustato adottando un approccio mi piace-non mi piace: sarebbe come andare al cinema e guardare solo l’ultimo quarto d’ora del film. Perché in enologia il prodotto finale ha senso solo se hai ben presente tutto il procedimento, che è lungo e inizia in vigna: una volta analizzato tutto il procedimento ti puoi fare un’idea, e far seguire una valutazione». Forti di una premessa così vibrante ci avviciniamo agli assaggi a partire dal Valpolicella Superiore Valpantèna Doc 2023.

I vini di Costa Arènte in degustazione
Di solito considerato un vino d’ingresso, più facile degli altri, da non lasciare troppo tempo in cantina: ma comunque caratterizzato da frutta fresca che si avvia a maturazione, di grande eleganza anche per la trama tannica suadente. La freschezza facilmente avvertibile lascia intendere che non c’è fretta di farlo fuori, può essere lasciato a riposare e riprovato dopo qualche anno, senza rischi eccessivi. Un giovanotto rispettabile, lo chiamano vino popolare ma è una semplificazione. Il Valpolicella Ripasso Superiore Valpantèna Doc 2021 si presenta più ricco all’olfatto, si avverte nettamente la maturità della ciliegia, la profondità, la persistenza. Non deve essere considerato, ci ricorda Cotarella, un Amarone in piccolo, è piuttosto un Valpolicella in grande. Il sorso è scorrevole, non spigoloso, lascia la bocca morbida; l’acidità è nel giusto mezzo, e quindi in cantina potrà sostare qualche anno in più, senza ambire alle performance dell’Amarone. Chiudiamo il commento scegliendo, tra le varie annate di Amarone Valpolicella Valpantèna Docg versate nei calici, la 2020: di un rubino intenso, incanta l’olfatto con note di ciliegia sotto spirito, poi sfumature eteree e speziate di pepe nero, cannella e liquirizia. In bocca è pieno e vellutato, con tannini mai ruvidi e una freschezza che garantisce longevità. Di gran classe quando si accompagna a selvaggina, brasati e formaggi stagionati, è invitante anche come vino da meditazione.
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