Milano è accogliente per definizione quando si tratta di eventi enologici - e pure fotografici, perché no. Una combinazione delle due arti, fare il vino e scattare foto, si è messa letteralmente in mostra presso gli spazi della Fondazione Riccardo Catella, nel verde di Citylife. Le Tenute del Leone Alato hanno così unito il visionario al dilettevole, attraverso la presentazione di due rossi nobili dell’annata 2020, Amarone e Cabernet Franc, da affiancare al volume fotografico “Terræ”, realizzato da Jacques Pion con testi di Lorenzo Carpané.

Il fotografo Jacques Pion
Il fotografo francese ha cercato di interpretare l’anima delle Tenute con uno sguardo unitario, esaltando le diversità ma tenendo dritta la barra del senso: amore e rispetto per madre natura. L’opera, un erbario contemporaneo in chiaroscuro, custodisce metaforicamente l’essenza di ciascuna tenuta, preservandone la storia e proiettandola nel futuro. Prodotta in edizione limitata e numerata, è un oggetto editoriale esclusivo che si arricchisce della polifonia di voci appartenenti al lavoro in vigna, alla vendemmia, alla fermentazione, all’imbottigliamento e allo stoccaggio.
Le Tenute del Leone Alato: un racconto di territori e valori
Ma torniamo alle premesse: il gruppo del Leone Alato esiste per portare sul mercato vini di grande qualità, capaci di raccontare la storia autentica e i valori delle terre da cui nascono. Chi li assapora vorrebbe, in Italia e nel mondo, poter vivere non solo il piacere del vino, ma anche le esperienze, le emozioni e la cultura che lo circondano. Unendo territori tra i più vocati d’Italia, le Tenute custodiscono 780 ettari di vigneti dove la conoscenza e la tradizione enologica si tramandano con passione. Da queste radici nascono le aziende vinicole “figlie”, ognuna con una propria identità, valorizzate attraverso le loro peculiarità e diversità territoriali. Un evento di immagini, terra e calici come quello milanese sta a ricordarci che il vino rappresenta una continua scoperta: per il produttore, che cerca ogni giorno nuovi modi per raccontare e promuovere l’anima agreste del territorio; per il degustatore, che può vivere attraverso il vino un viaggio unico nelle tipicità e nei sapori di ogni terra.

Igor Boccardo, amministratore delegato del Leone Alato
«Vinificare e fotografare - ha dichiarato Igor Boccardo, amministratore delegato del Leone Alato - hanno in comune molto più di quanto si possa immaginare: entrambi richiedono tempo, attenzione, sensibilità. Servono occhio e intuito, ma anche rigore, tecnica e capacità di cogliere al volo l’essenza dell’oggetto/soggetto. Così come ogni vino nasce dal territorio e ne restituisce i tratti più autentici, anche ogni immagine nasce da un ascolto profondo del luogo. Le Tenute del Leone Alato sono un modello contemporaneo di eccellenza italiana: radicato nei territori eppure capace di parlare un linguaggio internazionale, fedele alle origini ma proiettato verso il futuro».
Costa Arènte e l’anima dell’Amarone
Ma veniamo al secondo (subito dopo le foto) protagonista dell’esposizione milanese: l’Amarone della Valpolicella Valpantena Docg di Costa Arènte. Sospesa tra Grezzana e Romagnano, Costa Arènte domina la Valpantena da una collina a 250 metri di altitudine, dove la vista abbraccia la Valpolicella e Verona. Il nome nasce dal dialetto veronese - “costa”, la collina - e racconta già l’anima del luogo: un corpo unico di 35 ettari, di cui 17 dedicati alla vite e il resto a bosco e uliveto, in un equilibrio perfetto tra uomo e natura. I vigneti si arrampicano fino ai 600 metri, alternando pendii e terrazzamenti che disegnano il paesaggio con la geometria dei filari. Qui la cantina vive immersa in un contesto di bellezza quasi palpabile, accarezzata dalla storia delle ville venete vicine - Arvedi e Pellegrini - e dai sentieri che invitano a scoprire il territorio a piedi, a cavallo o in bicicletta. La parte produttiva si nasconde con eleganza: il fruttaio e gli spazi di lavorazione sono integrati nel paesaggio, protetti da muretti in pietra e filari di cedri.

Un momento della presentazione a Milano
È una struttura moderna, ma profondamente rispettosa della tradizione: realizzata nel 2018 su tre livelli, accoglie la rimessa agricola, un fruttaio capace di custodire fino a 1.200 quintali d’uva e una zona di affinamento in bottiglia. Siamo in Valpolicella, e il prodotto di punta non può essere che l’Amarone. «Il 2020 Docg di Costa Arènte - racconta agli invitati il decano degli enologi Riccardo Cotarella - è l’espressione più autentica della nostra visione: potenza ed eleganza che si fondono in un racconto di territorio, tempo e passione. Di un rubino intenso, incanta l’olfatto con note di ciliegia sotto spirito, poi sfumature eteree e speziate di pepe nero, cannella e liquirizia. In bocca è pieno e vellutato, con tannini mai ruvidi e una freschezza che garantisce longevità. Di gran classe quando si accompagna a selvaggina, brasati e formaggi stagionati, è seducente anche come vino da meditazione».

Il decano degli enologi Riccardo Cotarella
Duemani: la forza biodinamica della Costa Toscana
Il secondo - o terzo - ospite d’onore della serata non può avere nessun complesso d’inferiorità, essendo un Cabernet Igp Costa Toscana Duemani Venti 2020. Per introdurre caratteristiche e potenzialità di questo rosso maestoso, premettiamo che la tenuta Duemani è di sicuro una figlia prediletta del Leone Alato: nasce nel 2000 a Riparbella, tra il Mar Tirreno e la macchia mediterranea della Costa Toscana, come progetto all’insegna dell’armonia tra natura, energia e viticoltura. Su 13 ettari certificati Demeter, l’azienda coltiva Cabernet Franc, Syrah, Merlot e Grenache, varietà che qui trovano un habitat ideale per esprimere autenticità e finezza. Guidata da una visione biodinamica e olistica, Duemani interpreta la vigna come un organismo vivente. Le lavorazioni manuali e rispettose, insieme a una vinificazione attenta in cemento e terracotta, esaltano la purezza del frutto e la voce della costa toscana.

Le due etichette delle Tenute del Leone Alato in degustazione a Milano
Con 40mila bottiglie annue e sei etichette, Duemani è oggi un punto di riferimento dell’eccellenza toscana, riconosciuta in Italia e nel mondo. Dal 2023 fa parte di “Le Tenute del Leone Alato”, rafforzandone l’impegno verso una viticoltura sostenibile e consapevole. La guida enologica è affidata a Giovanni Casati, con la consulenza di Luca d’Attoma, fondatore e anima tecnica del progetto. A Milano, il campione di Duemani è stato questo Cabernet Franc Igp Costa Toscana 2020, di un rubino quasi amaranto, che avvolge il naso con toni silvestri ed effluvi delicati di composta di frutti rossi e rosmarino. Al sorso possiede grazia e potenza, riempie il palato, esprime tannini fitti e setosi; sorprende anche la notevole persistenza. In abbinamento possiamo prevedere piatti strutturati, come petto d’anatra al tartufo, piccione, fagiano, faraona, selvaggina, brasati e stracotti.
Via Monsignor Zovatto P. L. 71 30020 Loncon (Ve)
Lun-Ven 08:00-13:00, 13:30-16:30