Se nel lontano 1996 qualcuno avesse fantasticato di una crescita esponenziale dei microbirrifici artigianali italiani, fino al ruolo di leader in Europa, sarebbe stato preso per pazzo. E anche nella testa di Agostino Arioli, socio e fondatore del Birrificio Italiano di Lurago Marinone (Co), la data di inaugurazione del birrificio (3 aprile 1996) non poteva configurarsi come momento storico. Ed ora invece siamo qui, nel municipio di Lurago, a parlare di un fenomeno che ha cambiato per sempre la percezione della birra per i consumatori italiani ed europei. L’occasione è appunto il compleanno del Birrificio Italiano, il pioniere dell’avventura artigianale assieme agli altrettanto celebri microbirrifici Baladin, Beba, Lambrate e Centrale della Birra.

Il team del Birrificio Italiano
Dalle origini al movimento della birra artigianale italiana
«Nemmeno nel migliore dei miei sogni di ragazzo - ha dichiarato “Ago” Arioli - accadeva tutto questo. Quanti luppoli, quante birre, viaggi e soprattutto quante persone incontrate. Gente meravigliosa, entusiasta e orgogliosa della propria appartenenza perché sì, la birra come la nostra è un credo, una filosofia e non solo un prodotto. Il nostro “marketing” è non vergognarci mai di raccontare i nostri sogni e il nostro sconfinato amore per quello che facciamo. Non solo, è anche la soddisfazione di avere fatto crescere un grande movimento birrario con una forte identità italiana, e ancora oggi non aver perso la voglia di creare e sognare».

Agostino Arioli, socio e fondatore del Birrificio Italiano
Il convegno, organizzato in occasione dell’anniversario, ha visto la partecipazione di Andrea Bagnolini, direttore generale Assobirra; Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai; Andrea Turco, giornalista e direttore del web magazine Cronache di Birra; Luca Giaccone, curatore (assieme a Eugenio Signoroni) della Guida alle Birre d’Italia di Slow Food; Mauro Gobbo, beer specialist di Ferro Distribuzione, importatore e distributore di birre artigianali; Fabrizio Ferretti, gestore di pub; Lorenzo Dabove, in arte Kuaska, una delle voci più autorevoli della birra artigianale italiana. Il compito di moderatrice è stato affidato ad Alessandra Agrestini, consulente birraria e autrice del libro “Di cotte e di crude. 30 anni di birra artigianale italiana”. «È emozionante aprire questo convegno - ha continuato Agostino Arioli - ricordando che in quegli anni in Italia l’atmosfera birraria era comunque frizzante e, nei locali più forniti, la scelta delle birre permetteva di guardare oltreconfine. Era allora possibile viaggiare per birrifici, ovviamente all’estero, anche grazie a un pizzico di maggiore benessere».
La svolta normativa e il cambio culturale dei consumatori
«Il punto di svolta fu l’emanazione di un provvedimento legislativo che semplificava alcune procedure autorizzative in materia brassicola e da lì si è iniziato: io e gli altri, ossia i titolari dei microbirrifici Baladin, Beba, Lambrate e Centrale della Birra. Ci tengo a dire che non è importante accertare chi dei cinque pionieri sia partito per primo e fargli un monumento, anche perché tra di noi lo spirito di collaborazione è stato sempre più forte della competizione - ha proseguito Agostino Arioli. Ogni storia ha la sua unicità; quello che rincuora è che quasi tutti gli esordienti hanno viaggiato attraverso questi trent’anni e sono ancora qui, ben vivi e vegeti. Agli inizi tutti si sono scontrati con la diffidenza e l’incultura dei consumatori, come era naturale: la birra era servita non ghiacciata, con tanta schiuma, e qualche minuto di attesa era indispensabile, tutte cose incomprensibili per il cliente medio italiano del 1996. Ora i tempi sono cambiati, per fortuna, ma a guardare indietro ho i brividi lungo la schiena».

Un frame del convegno del Birrificio Italiano
«Venendo ora ai giorni nostri - ha concluso Arioli - risulta facile dire che è cambiato tutto e bisogna aggiustare il tiro: i vari attori della filiera, produttore, distributore, barista, publican, cameriere, hanno il dovere di assumere un atteggiamento più empatico verso chi non è addentro a questo mondo e non conosce la differenza tra birra industriale e artigianale: serve un cambio di linguaggio e la disponibilità ad accogliere le esigenze di tutti. Qui non ci sono esperti e sprovveduti, solo gente che desidera rilassarsi in compagnia del suo bicchiere spumeggiante. Ancora: è indispensabile evitare di legarsi a schemi produttivi troppo rigidi, se no viene meno quello che è tipico di noi italiani e ha decretato il nostro successo, ossia il fattore creatività. Per capirsi, se nei concorsi che premiano i migliori prodotti continuiamo ad adeguarci alle immutabili categorie decretate dalla BJCP (Beer Judge Certification Program), senz’alcuna possibilità di digressione, rischiamo di chiudere le porte all’innovazione: il primo passo verso il declino».
Dal convegno al bicchiere: esperienza al Birri
Dopo il convegno nelle sale del Comune, la stampa e i beerlovers presenti si sono spostati di pochi metri e accomodati al “Birri” di Lurago Marinone, il luogo ove tutto è cominciato, in cui assaggiare le creazioni del Birrificio Italiano al massimo della freschezza. Un locale intimo e accogliente, con adeguato dehors e una cucina eclettica e creativa. Per l’occasione, abbiamo gradito particolarmente l’abbinamento tra gli gnocchetti di ricotta all’aglio orsino, più crumble piccante, e la bionda Tipopils, nata anch’essa nel 1996, a bassa fermentazione: una birra per tutti, che ti attrae con la sua presunta “normalità” e lascia il segno per il gusto erbaceo-amaro, all’insegna dell’essenziale.

La bionda Tipopils del Birrificio Italiano
Al cotechino fritto con ravanelli all’olio rosso e agrodolce di albicocca è toccata in sorte la mitica Amber Shock - ricetta originale anni ’80: è la versione storica della birra tuttora in produzione presso il Birrificio Italiano, realizzata replicando il metodo usato da “Ago” durante le sue esperienze da homebrewer (1985-1995). A bassa fermentazione, dalla gradazione alcolica robusta, si presenta con un ventaglio di sfumature gustative e aromatiche che esplorano tutte le potenzialità del malto, sfumando dal lievitato alla scorza di arancia rossa, dal toffee alla mela matura, con accenni di caffè e cremosi.
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