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Anima vulcanica: a Vinitaly l’incontro tra i vini dell’Etna e di Pantelleria

Nel Padiglione Sicilia una degustazione guidata ha fatto dialogare due territori estremi, mostrando come condizioni opposte - tra quota, vento e mare - plasmino identità enologiche distanti ma coerenti. Protagonisti Carricante e Zibibbo, due varietà simbolo che hanno guidato il confronto tra le due denominazioni

di Redazione Italia a Tavola
13 aprile 2026 | 15:37
Anima vulcanica: a Vinitaly l’incontro tra i vini dell’Etna e di Pantelleria

Due realtà siciliane diverse - per condizioni, posizione e carattere - ma accomunate da una stessa origine, quella vulcanica. A Vinitaly 2026, Etna e Pantelleria si sono incontrate in un confronto costruito proprio attorno a questo elemento condiviso e al modo in cui si traduce in vini con identità ben riconoscibili. La masterclass Anima vulcanica: dalla montagna dell’Etna all’isola di Pantelleria”, andata in scena il 12 aprile al Padiglione Sicilia e guidata da Andrea Amadei, ha messo a fuoco il dialogo fra due Doc che oggi rappresentano due interpretazioni diverse della viticoltura siciliana.

Un momento della masterclass “Anima vulcanica: dalla montagna dell’Etna all’isola di Pantelleria”
Un momento della masterclass “Anima vulcanica: dalla montagna dell’Etna all’isola di Pantelleria”

Carricante e Zibibbo: due varietà, due interpretazioni del vulcano

Entrando nel merito del confronto - con protagonisti il direttore del Consorzio Etna Doc Maurizio Lunetta e, per il Consorzio vini Pantelleria, Salvatore Murana e Fabrizio Basile -, che ha visto naturalmente i vini protagonisti, ci si è concentrati su due varietà simbolo che sembrano parlare lingue diverse pur partendo dallo stesso alfabeto vulcanico. Da un lato, il Carricante dell’Etna, coltivato sulle pendici del vulcano attivo più alto d’Europa, che trova nella quota e nelle escursioni termiche la propria cifra stilistica: ne escono bianchi tesi, con una spinta acida evidente, capaci di allungarsi nel tempo e di costruire una relazione con l’invecchiamento che raramente si associa al Sud Italia, dove la materia resta in secondo piano e lascia spazio alla progressione.

Maurizio Lunetta, Andrea Amadei, Salvatore Murana, Fabrizio Basile e Anna Ruini
Maurizio Lunetta, Andrea Amadei, Salvatore Murana, Fabrizio Basile e Anna Ruini

Dall’altro, per Pantelleria, lo Zibibbo, che cresce in condizioni che mettono alla prova anche le vigne più resistenti, fra vento costante, piogge scarse e un suolo che alterna sabbie vulcaniche e roccia. L’alberello pantesco, riconosciuto dall’Unesco, racconta già molto di questo equilibrio cercato e mantenuto. Nel bicchiere arrivano vini che puntano sull’espressione aromatica e sulla sapidità, con un’impronta marina ben leggibile e una componente più solare del frutto. A tenere insieme questi due mondi è proprio la matrice vulcanica, che si traduce in una tensione comune, anche se declinata in modi diversi: nel caso dell’Etna con richiami alla pietra focaia, mentre a Pantelleria emerge una sensazione più salina e avvolgente. È qui che il confronto si fa interessante, perché mostra come il suolo sia solo una delle variabili e come clima, altitudine e varietà incidano in maniera decisiva sul risultato finale.

Due modelli produttivi a confronto

Dietro a questi vini unici, poi, ci sono sistemi produttivi solidi e in continua crescita. L’Etna Doc, nata nel 1968 come prima denominazione siciliana, oggi conta 509 viticoltori e 180 produttori imbottigliatori, per una superficie rivendicata di 1.461 ettari. I numeri della vendemmia 2025 parlano di oltre 95 mila quintali di uva e più di 66 mila ettolitri di vino. Anche l’imbottigliato restituisce la dimensione del fenomeno: oltre 2,3 milioni di bottiglie di Etna Rosso, più di 2,2 milioni di Etna Bianco e una presenza significativa anche per rosati e spumanti, con il dato degli spumanti rosati che supera i 5,6 milioni di bottiglie.

Le vigne sulle pendici dell’Etna e quelle di Pantelleria
Le vigne sulle pendici dell’Etna e quelle di Pantelleria
 

Pantelleria, per dimensioni, si muove ovviamente su scala più contenuta, ma con una forte identità. I viticoltori sono 345, i produttori imbottigliatori 22, per una superficie Doc di 365 ettari. La produzione 2025 si è attestata su 18.315 quintali di uva e 7.560 ettolitri di vino. Il passito resta il simbolo dell’isola, con oltre 529mila bottiglie, seguito dal Moscato e da una produzione più limitata di bianchi secchi, frizzanti e spumanti. Numeri più piccoli, ma coerenti con un territorio che ha fatto della specializzazione e della riconoscibilità la propria forza.

Un dialogo tra estremi che passa dal vino

«Mettere a confronto Etna e Pantelleria significa esplorare i due estremi della Sicilia vulcanica – hanno commentato le due realtà. È un racconto di uomini e vigne che sfidano la natura per produrre vini che non sono altro che autentiche espressioni del territorio». Alla fine, quello che resta è proprio questo dialogo tra estremi. Due territori che partono dalla stessa origine e arrivano a risultati lontani, senza perdere coerenza. Ed è forse qui che sta il senso dell’incontro visto a Vinitaly: non cercare somiglianze a tutti i costi, ma mettere a fuoco le differenze, lasciando che siano i vini a raccontarle.

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