Vecchie Terre di Montefili, nel comune toscano di Greve in Chianti (Fi), è una tra le più dinamiche aziende vitivinicole del Chianti Classico che incarnano l'essenza del Sangiovese, il vitigno principe della Toscana. Tutta la gamma dei vini mostra freschezza, tannini ben integrati e una struttura elegante. Fu la bellezza dell'area collinare con vista sulle valle di Pesa e Greve a conquistare nel 2015 tre amici americani appassionati di vino, Nicola Marzovilla, Frank Bynum e Tom Peck Jr. rilevarono l'azienda, fondata nel 1975, con un progetto ben preciso: volevano fare vini territoriali con una gestione rispettosa dell'ambiente e dell'etica in ogni fase produttiva. Alla distanza è cambiato l'assetto societario con l'uscita di Marzovilla, ma non l'idea fondante. Sia la conduzione agronomica che la vinificazione è da allora affidata a Serena Gusmeri, enologa bresciana, con solide esperienze in Australia, in Franciacorta e l'ultima, in Campania. Insieme al direttore commerciale Stefano Toccafondi, è venuta a Roma a raccontare le ultime tappe del percorso aziendale in un evento conviviale a Roma, al ristorante Mamma mia.

Alcuni vigneti di Vecchie Terre di Montefili
Un patrimonio viticolo tra Panzano e Montefioralle
Il Sangiovese è in 11 dei 12,5 ettari vitati ma in appezzamenti diversi per esposizioni, suoli, età delle vigne e altitudini, tra i 480–550 m slm, tra le Uga (Unità Geografica Aggiuntiva) di Panzano e Montefioralle. Nel resto c'è Cabernet Sauvignon da cui nasce l'unico storico blend, il Super Tuscan Bruno di Rocca Igt.I suoli sono complessi e stratificati e il microclima e le escursioni termiche creano condizioni favorevoli ad un maturazione ottimale delle uve.

La biodiversità è una parola chiave per Vecchie terre di Montefili
Le viti vanno "ascoltate", sostiene l'enologa e dall’osservazione diretta nasce ogni azione,dalla potatura alla raccolta manuale, fino alla fermentazione spontanea.La vinificazione è basso intervento perchè le uve devono essere rappresentative di ogni vendemmia, senza manipolazioni. Si lavora a parcelle, con un monitoraggio continuo di ogni elemento, per una lettura dinamica e costante dell'ecosistema, anche per contrastare eventuali sfide climatiche. Un progetto sviluppato con Vite Nova guida volta per volta le azioni più opportune. La conduzione dei vigneti è biologica, ma non certificata per scelta, perché si è voluto rinunciare anche a prodotti permessi nei trattamenti. Dal 1995 fa parte del Bio-distretto di Panzano, il primo in Italia. Ad attestare l’adozione di pratiche agricole del tutto sostenibili è la certificazione Diversity Ark, protocollo avanzato europeo.
Vecchie Terre di Montefili, la degustazione romana
Vecchie terre di Montefili nel suo Chianti Classico Docg incarna l'essenza del Sangiovese in purezza, da viti impiantate alla fine degli anni '90 su un terreno argilloso-limoso. L'affinamento di 15 mesi in grandi botti di rovere e i 9 mesi di maturazione in bottiglia danno vita a un vino che mostra freschezza, tannini ben integrati e una struttura elegante. Nel 2014 nasce la sua Gran Selezione eccellenza produttiva aziendale, da uve raccolte a mano su un terreno ricco alberese. L'Affinamento di 24 mesi in botti da 20 ettolitri e 8 mesi di affinamento in bottiglia gli conferiscono struttura ed eleganza.

Vecchie Terre di Montefili: i vini
Sempre 100% Sangiovese, ma in espressioni diverse, sono le Docg Vinea Vecchia e Vinea Nel Bosco. Nate dalla stessa area, si distinguono per età delle vigne e sensibilità agronomica ma restano espressioni complementari della stessa filosofia: viticoltura di precisione, rispetto dei ritmi della natura, produzione limitata. I mosti maturano lentamente, preservando tensione, freschezza e profondità aromatica. La vigna di Vinea Vecchia era stata impiantata nel 1981,su appena 2000 m² su suoli di alberese e galestro. Vinificato con fermentazione spontanea e affinato per 26 mesi in botti da 10 hl, è un vino di struttura e finezza, in cui note di rosa, ciliegia rossa e ribes si intrecciano a quelle speziate. La produzione è di circa 2.500 bottiglie e una cinquantina di magnum. Altrettanto limitata è quella di Vinea nel Bosco. Il vigneto, su suolo di Alberese, è in mezzo ad un fitto bosco,540 metri slm e il vitigno esprime un profilo più vibrante e verticale, con freschezza e definizione aromatica.
Ma l’evoluzione storica e agronomica dell’azienda più che in altre etichette è rappresentata dall'Anfiteatro Igt Toscana. da una vigna impiantata nel 1975, in cui il Sangiovese si esprime con aromi di ciliegia essiccata, scorza d’arancia, fico, spezie dolci e una leggera nota affumicata. Ben strutturato e con tannini morbidi, mostra capacità di evolvere nel tempo. «La vigna di Anfiteatro - precisa l'enologa- è un’eredità che curiamo con un’attenzione meticolosa: ogni ceppo viene seguito con scrupolo, nel rispetto della sua età e del suo equilibrio naturale senza forzature, per ottenere un Sangiovese che sia espressione pura del suo terroir. Il Bruno di Rocca Igt invece è un blend, Cabernet Sauvignon e una piccola percentuale di Sangiovese. Un affinamento di 26 mesi in barrique e in botti permette di ottenere un vino ricco e complesso.

L'enologa Serena Gusmeri
Nell'incontro romano è stato degustato anche il Biancone Toscana Chardonnay 2024, da un piccolo appezzamento di Chardonnay, piantato nel 1982 a 500 metri di altitudine su terreni argillosi scistosi e alberese, che negli anni ha dimostrato un notevole potenziale. La decisione di vinificarlo viene dallo stesso principio che guida l'intera tenuta: produrre solo ciò che la terra offre naturalmente e solo quando un appezzamento esprime un'identità chiara e distintiva.
Enoturismo tra panorami e grandi vini
La tenuta dispone di una terrazza panoramica, di una sala degustazione e di una cantina storica che custodisce le annate più rappresentative. Le visite guidate, disponibili tutto l’anno, permettono di comprendere i vini nel luogo in cui nascono, coinvolgendo i wine lovers nel processo produttivo.
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