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Mulini italiani: aumentano i volumi di grano ma scendono i prezzi delle farine

Il comparto molitorio italiano chiude il 2025 in crescita: il fatturato complessivo sale a 4,731 miliardi di euro (+0,5%). Secondo i dati Italmopa, aumentano i volumi di produzione sia per il grano tenero (+2,6%), trainato da panificazione ed export (+9,5%), sia per il grano duro (+1,8%), sostenuto dall'industria della pasta. Giù i prezzi di farine e semole, mentre volano i sottoprodotti della macinazione

di Redazione Italia a Tavola
13 giugno 2026 | 13:29
Mulini italiani: aumentano i volumi di grano ma scendono i prezzi delle farine

L'industria molitoria italiana chiude il 2025 con indicatori di produzione incoraggianti, delineando un quadro di generale stabilità per il comparto delle farine e delle semole. Nel corso dell'Assemblea Generale di Italmopa (Associazione Industriali Mugnai d’Italia, aderente a FederPrima/Confindustria), sono stati presentati i dati ufficiali sui volumi produttivi e sul fatturato del settore. L'analisi evidenzia un incremento complessivo della trasformazione sia per il frumento tenero sia per il frumento duro, portando il valore economico totale del comparto a 4,731 miliardi di euro, con un leggero incremento (+0,5%) rispetto all'anno precedente.

Mulini italiani: aumentano i volumi di grano ma scendono i prezzi delle farine

Sacchi di farina stoccati e pronti per la distribuzione: nel 2025 l'industria molitoria italiana ha registrato un incremento complessivo dei volumi produttivi

«Come si evince dai dati illustrati nel corso dell’odierna Assemblea, nel 2025 si è registrato un andamento positivo dei volumi produttivi nel comparto della macinazione sia del frumento tenero, sia del frumento duro» evidenzia Vincenzo Martinelli, Presidente Italmopa «Possiamo dunque affermare che il nostro settore è riuscito ad ottenere, complessivamente, risultati piuttosto significativi».

Frumento tenero: crescono i consumi di farine per panificazione ed export

I dati relativi al comparto del frumento tenero mostrano un aumento della produzione di farine del 2,6% rispetto all'anno precedente, passando da 4,302 a 4,414 milioni di tonnellate. A trainare il settore è la panificazione artigianale e industriale insieme ai prodotti sostitutivi (come cracker, grissini e fette baciate), un canale che assorbe oltre il 58% dell'intera produzione nazionale. Questo segmento ha registrato un incremento del 3,3%, spinto principalmente dalle richieste della grande distribuzione organizzata (Gdo) e da una forte diversificazione dell'offerta commerciale.

Mulini italiani: aumentano i volumi di grano ma scendono i prezzi delle farine

Il canale della panificazione e dei prodotti sostitutivi assorbe oltre la metà delle farine di grano tenero in Italia

Ottimi risultati arrivano anche dal comparto delle farine per pizzerie, sia per il consumo fresco sia per il settore dei prodotti surgelati, con una crescita superiore al 2,0%. L'export di farine italiane fa segnare un balzo significativo del 9,5%, a testimonianza del forte apprezzamento internazionale per la qualità della materia prima trasformata in Italia. Al contrario, cala dell'1,4% la vendita di farine al dettaglio (i classici sacchetti sugli scaffali), un dato che conferma la progressiva normalizzazione dei consumi domestici dopo i picchi di accaparramento post-Covid. Dal punto di vista economico, il fatturato del comparto si attesta a circa 2,405 miliardi di euro (+1,9%), tenendo conto di un calo medio del prezzo delle farine (-4,1%) ampiamente compensato dal forte aumento delle quotazioni dei sottoprodotti della macinazione (+17,9%).

A fronte di queste dinamiche e delle sfide logistiche globali, la presidenza dell'associazione ha voluto fare chiarezza sulle strategie di approvvigionamento. «In questo contesto - prosegue Martinelli - Italmopa ha continuato ad operare con l’impegno e il forte senso di responsabilità che la caratterizza, nell’intento di superare, auspicabilmente attraverso un piano di settore condiviso, le criticità strutturali che affliggono la filiera».

Frumento duro: la spinta dell'industria della pasta e i nodi della filiera

Il comparto del frumento duro ha registrato nel 2025 un incremento dell'1,8% nella produzione di semole. L'industria pastaria si conferma il partner strategico fondamentale, assorbendo da sola il 91% dei volumi totali di semola prodotti in Italia. La domanda dei pastifici è cresciuta dell'1,7%, sostenuta dalle ottime performance della pasta italiana all'estero (+2%), che hanno controbilanciato una nuova contrazione dei consumi interni di pasta secca.

Mulini italiani: aumentano i volumi di grano ma scendono i prezzi delle farine

Il comparto del grano duro rimane strettamente legato alle performance d'esportazione dei pastifici nazionali

Nonostante l'incremento produttivo, il fatturato del comparto ha subito una leggera flessione dello 0,9%, scendendo a 2,326 miliardi di euro a causa della riduzione dell'8,5% delle quotazioni medie delle semole, parzialmente attutita dal balzo dei sottoprodotti (+21,1%). L'analisi dei dati economici diventa così l'occasione per ridefinire il ruolo dei flussi di acquisto esteri e rispondere alle polemiche che spesso colpiscono il settore molitorio.

«Allo stesso tempo, ricordiamo che l’industria molitoria non può prescindere dall’utilizzo di materie prime di importazione, sempre accuratamente controllate sia dalle Autorità preposte sia dalle singole aziende, per garantire un approvvigionamento di qualità e quantità costante alle industrie di seconda trasformazione e assicurare ai consumatori finali, specie in tempi difficili come quelli attuali, prodotti sicuri a prezzi accessibili» evidenzia il Presidente di Italmopa.

«Cogliamo quindi l’occasione - conclude Martinelli - per respingere con fermezza gli appellativi gravemente offensivi, spesso ripresi dagli organi di stampa, rivolti alla nostra categoria e ribadire ancora una volta la necessità di una collaborazione indispensabile tra tutti i soggetti coinvolti. Da parte nostra non possiamo che confermare la piena disponibilità a fornire un fattivo contributo nell’interesse dell’intera filiera e degli stessi consumatori».

Il bilancio tracciato nel corso dell'Assemblea evidenzia la grande capacità di resilienza dell'industria molitoria italiana, abile nel destreggiarsi tra l'altalena dei prezzi delle materie prime e i mutamenti dei consumi interni. Sebbene la contrazione della domanda domestica di prodotti tradizionali come la pasta secca e le farine retail rifletta nuove abitudini di acquisto, il forte dinamismo dell'export agroalimentare e il consolidamento del canale della panificazione e della Gdo dimostrano la centralità strategica del settore. La stabilità del fatturato globale e la crescita dei volumi trasformati confermano che la competitività del comparto e la sicurezza degli approvvigionamenti restano pilastri fondamentali per l'intera filiera alimentare del Paese.

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