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Argea, dal Metodo Classico ai RTD e low alcohol per nuovi stili di consumo

Brian Vavassori
di Brian Vavassori
03 maggio 2026 | 11:10

L’evoluzione dei consumi, sempre più orientati a praticità, moderazione alcolica e occasioni informali, sta ridisegnando le strategie dei gruppi vinicoli, il lancio di Cuvage de Cuvage Metodo Classico Brut segna un passo significativo nel rafforzamento della proposta spumantistica di Argea. La maison piemontese amplia così la propria gamma con un’etichetta che guarda in modo diretto al mondo della ristorazione.

Cuvage de Cuvage Metodo Classico Brut, pensato per il servizio al calice e l’aperitivo
Cuvage de Cuvage Metodo Classico Brut, pensato per il servizio al calice e l’aperitivo

Come sottolinea Giacomo Tarquini, direttore marketing di Argea, il progetto nasce da un’esigenza concreta del mercato: «Cuvage è una realtà che ci sta dando grandi soddisfazioni sul Metodo Classico e con il Cuvage de Cuvage abbiamo voluto intercettare una modalità di consumo più immediata, legata soprattutto al momento dell’aperitivo e del calice di benvenuto. L’idea è quella di proporre un vino che sia allo stesso tempo elegante ma accessibile, capace di adattarsi a contesti diversi».

Giacomo Tarquini, direttore marketing di Argea
Giacomo Tarquini, direttore marketing di Argea

Con 24 mesi di affinamento sui lieviti e una base Chardonnay, il profilo è studiato per essere trasversale. «Lo definiamo un vero passe-partout, il vino che accompagna l’inizio della serata, che funziona in eventi, locali e ristoranti perché riesce a mettere d’accordo pubblici diversi senza rinunciare alla qualità del Metodo Classico».

Ready-to-Drink: una risposta concreta ai nuovi stili di consumo

L’ingresso nel segmento Ready-to-Drink rappresenta una delle evoluzioni più evidenti della strategia del gruppo, guidata da un’attenta lettura dei cambiamenti nelle abitudini di consumo. «Le nuove tendenze stanno orientando in modo molto chiaro il nostro lavoro, perché oggi il consumatore cerca praticità, leggerezza e immediatezza senza voler rinunciare al gusto», osserva Tarquini. «Per questo abbiamo iniziato a costruire una gamma che non si limita a replicare il vino tradizionale, ma che risponde a occasioni diverse, dal consumo all’aperto al momento informale tra amici».

La linea Brilla!
La linea Brilla!

Per intercettare questi cambiamenti nella linea Brilla! nasce Mimosa, ready-to-pour che unisce spumante e arance di Sicilia. «È un prodotto pensato per essere semplice da utilizzare ma allo stesso tempo curato nel profilo, perché permette di avere un cocktail già pronto senza passaggi intermedi. Basta versarlo, aggiungere ghiaccio e si ottiene un aperitivo equilibrato, perfetto per momenti conviviali come un pranzo all’aperto o una grigliata».

Grande attenzione è riservata anche ai formati. «Il packaging sta diventando centrale tanto quanto il contenuto. La lattina o la mezza bottiglia rappresentano soluzioni più immediate, che rendono l’acquisto meno impegnativo e favoriscono la prova di nuovi prodotti, soprattutto per un pubblico giovane».

Angelow e la crescita del segmento no e low alcohol

All’interno di questo scenario si inserisce lo sviluppo della linea Angelow, che consolida la presenza di Argea nel segmento no e low alcohol. «Il percorso è iniziato qualche anno fa, quando abbiamo scelto di investire in modo deciso su questa categoria, arrivando tra i primi a proporre una gamma completa di bevande dealcolate», spiega Tarquini. La ricerca si concentra su equilibrio gustativo e moderazione alcolica. «Stiamo sviluppando anche referenze a bassa gradazione, intorno ai 6% vol, che rappresentano una soluzione intermedia molto interessante. Consentono di vivere l’esperienza del vino mantenendo il controllo sul consumo, senza rinunciare alla riconoscibilità aromatica».

Angelow, la gamma no e low alcohol orientata a nuovi stili di consumo
Angelow, la gamma no e low alcohol orientata a nuovi stili di consumo

Barone Montalto: il rebranding che valorizza l’identità siciliana

Parallelamente allo sviluppo di prodotto, Argea interviene sull’identità dei propri marchi, come nel caso di Barone Montalto, protagonista di un restyling che rafforza il legame con la Sicilia. «L’obiettivo è rendere immediatamente riconoscibile l’origine del vino, non solo attraverso il nome ma anche grazie all’impatto visivo della bottiglia», sottolinea Tarquini. «Ci siamo ispirati a elementi iconici come le maioliche di Caltagirone e le Teste di Moro, perché rappresentano un immaginario forte e distintivo, capace di trasmettere il carattere del territorio già a scaffale». Il risultato è un linguaggio grafico più identitario, pensato per emergere nei mercati internazionali.

Il rebranding di Barone Montalto valorizza simboli e colori della Sicilia
Il rebranding di Barone Montalto valorizza simboli e colori della Sicilia

Asio Otus: un’identità più leggera e contemporanea

Un percorso simile riguarda Asio Otus, brand già consolidato che evolve mantenendo i propri elementi distintivi. «Abbiamo sentito l’esigenza di portare maggiore freschezza all’immagine, senza snaturare ciò che ha reso il marchio riconoscibile nel tempo», spiega Tarquini. «Il gufo resta il simbolo centrale, ma è stato reinterpretato in chiave più leggera e moderna, con un segno grafico che dialoga meglio con il consumatore di oggi». Il restyling si completa con una proposta articolata su più livelli, che include anche una linea premium con bottiglia personalizzata.

Asio Otus rinnova la propria immagine mantenendo il gufo come elemento distintivo
Asio Otus rinnova la propria immagine mantenendo il gufo come elemento distintivo

Una strategia che unisce prodotto, formato e identità

L’insieme delle novità evidenzia una direzione precisa: ampliare le occasioni di consumo e rendere il vino sempre più accessibile, senza perdere coerenza. Dalle bollicine Metodo Classico ai cocktail pronti, fino alle proposte low alcohol e al rinnovamento visivo dei brand, Argea costruisce un’offerta che tiene insieme qualità, praticità e riconoscibilità. Come sintetizza Tarquini, «oggi non basta lavorare sul prodotto in senso stretto, ma è fondamentale considerare anche il modo in cui viene consumato, presentato e percepito. È lì che si gioca la vera sfida del mercato».

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