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di Vincenzo D’Antonio
di Vincenzo D’Antonio

Grani futuri rilancia la cultura del pane
Recuperare tradizione e consapevolezza

Pubblicato il 22 giugno 2017 | 15:06

La manifestazione Grani Futuri che si è svolta sul Gargano aveva l’obiettivo di segnare le linee guida per la produzione del pane futuro che deve recuperare il senso nutrizionale e culturale originario di questo alimento


La tenera, adulta e dolce consapevolezza che sono gli accadimenti, al ritmo sano e naturale scandito dai decenni ed ancor più dai secoli, a configurare l’evolvere delle nostre vite. Sommatorie di secoli, addirittura, e retro passo di qualche millennio. Le prime forme di stanzialità, le prime aggregazioni; nasceva il sociale in quanto era nata una prima forma di condivisione. Collante e propulsore di tutto ciò, il grano, Perché è la calda legge degli uomini che con il grano fanno il pane e con le uve fanno il vino. Pane e vino, simbologia elevata del Cristianesimo. Non a caso.

Grani futuri rilancia la cultura del pane Recuperare tradizione e consapevolezza

Quando in questo nostro tempo, pressoché quotidianamente (dacci oggi il nostro pane quotidiano) noi mangiamo pane, siamo sicuri che è pane davvero? Abbiamo contezza, attraverso tracciabilità di farine e quindi di grani, di cosa stiamo effettivamente mangiando? Può continuare ad esistere, mantenendo salde le proprie radici. una società, un insieme reticolare di comunità, che smarrisca senza neanche di ciò crucciarsi, il valore alto, il nutrimento assoluto, che solo il pane sa dare? Il pane che sa nutrire il corpo e la mente, il cuore ed il cervello; l’animo di noi tutti, insomma. E le società hanno bisogno di chi sa fare il pane, di chi ama i campi, di chi conosce il colore del vento.

Questo, tra gli altri, l’interrogativo che ci si è posti all’interno di quello che è stato correttamente denominato l’evento nazionale del pane. Occhio alla label. Nella label, con ammirevole pregevolezza di sintesi, c’è già la risposta, necessariamente brevissima, alla domanda. Difatti l’evento, ma adesso diremo “manifestazione” è Grani Futuri. Sì, i grani antichi, tema sul quale, duole dirlo ma è vero, si fa anche demagogia, qui vengono analizzati e raccontati da chi ne sa, ma ne sa per davvero, e, dal talking al doing, qui i grani antichi, nella loro attualità, vengono quotidianamente adoperati, moliti, e dalle conseguenti farine si fa il pane, quello vero, quello che è valore e valore trasmette. Siamo a San Marco in Lamis, in quella parte, la più montuosa del Gargano, che è dignitosamente lontana dalle vocianti folle estive che si riversano sulla costa. Qui, nel suo borgo natio, è tornato, dopo bocconiani studi e conseguente laurea in economia, il fornaio economista Antonio Cera. Il dream coniugato a profondi studi di fattibilità. I battiti all’unisono di cuore che anela, perché sa che deve saper sognare, e di mente che progetta perché sa che deve saper realizzare.

Grani futuri rilancia la cultura del pane Recuperare tradizione e consapevolezza

E tutto accade, giusti e non frettolosi i tempi, chiara la vision che, (sapere e volere cantare in coro) viene resa nota e quindi condivisa da altre persone belle, altri fornai che credono ai grani futuri. I grani futuri sono le nuove generazioni dei grani antichi. Da essi non diversi, ad essi molto simili. Come non diverse nella loro ragion dell’essere ma ovviamente non identiche al passato sono le azioni collettive che, in scansione annua, vanno a fare il pane, dalla semina del grano, alla mietitura, dalla molitura all’impasto della farina. Grani antichi che evolvono, senza smarrire identità in grani futuri ad affiancare e rendere armonicamente possibile l’evoluzione del pane in conformità a tre irrinunciabili doveri sociali: la biodiversità, in assenza della quale l’umanità tutta regredirebbe, la lotta agli sprechi, che si palesa anche nei piccoli avveduti gesti quotidiani, la sostenibilità, perché la Terra appartiene alle generazioni a venire e noi dobbiamo preservarla e migliorarla.

La care economy, l’economia dell’attenzione alle persone ed agli accadimenti, piuttosto che l’economia avente a scopo la velleitaria crescita infinita. Il piacere di una felice frugalità, di un passo lento. Ridare valore agli asset intangibili. E nasce così l’Associazione futurista del pane che addiviene, ecco perché di manifestazione vera e propria trattasi, ad esitare un preciso ed ardimentoso manifesto futurista del pane. L’Associazione è aperta ad agricoltori, fornai, pizzaioli, pasticcieri, ristoratori, mugnai.

Grani futuri rilancia la cultura del pane Recuperare tradizione e consapevolezza

L’invito ad aderire è rivolto non alla filiera ma alla catena alimentare. La differenza è che nella filiera si può non saper chi c’è a monte o a valle. La catena alimentare è fatta invece di anelli congiunti, ed ognuno può interagire con l’altro: anche acquistando i prodotti uno dall’altro. Ad esso possono aderire chi condivide una visione futura del pane, chi crede che il pane sia espressione della cultura dei popoli, chi pensa che sia giusto provare ad utilizzare i grani del proprio territorio, chi non utilizza miglioratori, anche se la legge non prevede che siano esplicitati in etichetta. Il manifesto consta di undici paragrafi. Di essi, interessantissima l’attenta lettura, qui riportiamo il primo e l’ultimo.

L’obiettivo primario è creare una cultura del pane in chiave sia gustativa che nutrizionale. Una scelta al servizio della sinergica relazione tra piacere e salute, da promuovere nel mondo agricolo, della panificazione italiana e dei consumatori. Per ottenere un pane buono per la salute e buono da mangiare occorre sommare una serie di condizioni che, una volta utilizzate in continuità, conferiscano al percorso di panificazione il valore di un vero atto “magico”.

Proprio così, la magia del pane, quello buono da mangiare e facile da digerire, quello che nutre non il corpo, ma nutre la persona. Persona che nel breve cerchio della sua esistenza sta generando l’addentellato per l’esistenza a venire. Il cammino della civiltà, con il pane per mano ed il grano di fianco.

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