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“Blue economy”, sistema produttivo che vale 120 miliardi di euro

L’economia del mare in Italia è ormai diventato un asseto produttivo strategico. Le imprese legate all’economia del mare ammontano oggi ad un totale di quasi 211mila (3,5% del totale nazionale), in gran parte riconducibili al comparto del turismo (45,8%). 9 imprese su 10 sono presenti online, la metà sui social network

 
25 maggio 2013 | 14:17

“Blue economy”, sistema produttivo che vale 120 miliardi di euro

L’economia del mare in Italia è ormai diventato un asseto produttivo strategico. Le imprese legate all’economia del mare ammontano oggi ad un totale di quasi 211mila (3,5% del totale nazionale), in gran parte riconducibili al comparto del turismo (45,8%). 9 imprese su 10 sono presenti online, la metà sui social network

25 maggio 2013 | 14:17
 

Da elemento paesaggistico a fattore strategico, il mare rappresenta in Italia un patrimonio significativo che necessita la costruzione di una strategia e policy mirata ad una vera e propria “blue economy”. In questa ottica, si inserisce la scelta di Unioncamere di promuovere gli “Stati generali delle Camere di commercio sull’economia del mare”. Tra gli obiettivi si segnala l’importanza di esplicitare il valore dell’economia del mare, il suo peso a livello istituzionale, oltre che il supporto del Sistema camerale italiano in questa direzione e, parallelamente, la necessità di collaborare in maniera sistemica attraverso l’ausilio della rete camerale italiane e sinergica tra i territori.

Una pluralità di tematiche che raccolgono l’interesse a definire linee strategiche di sviluppo di questo asset produttivo che rappresenta per l’Italia una realtà importante che, tuttavia, richiede diversi sforzi. Primo fra tutti, l’interazione tra fattori socio-economici e ambientali e l’idea che una economia innovativa nasce dall’integrazione degli aspetti ambientali nelle altre politiche, come l’energia, i trasporti, la pesca, il turismo, l’industria, la ricerca e l’innovazione, l’occupazione e la politica sociale. Senza sottovalutare la specifica conformazione della struttura imprenditoriale italiana, composta da micro imprese (piccole e piccolissime), poco collegate a rete e della necessità di ragionare per distretti industriali e filiere economiche integrate come condizione per attivarsi verso un “sistema” dell’economia del mare.



I dati Unioncamere CamCom evidenziano come nel 2011, le filiere legate all’economia del mare abbiano contribuito al valore aggiunto prodotto in Italia per un importo pari a 41,2 miliardi di euro con un incidenza del 2,9% sul totale della capacità di produrre ricchezza. Il 45% deriva dai settori più tradizionali: cantieristica e trasporti merci/persone (15-16%, rispettivamente intorno ai 6,5 miliardi), filiera ittica e industria estrattiva marina (6-7% ciascuno, intorno ai 3 miliardi). Circa un terzo è riconducibile, invece, alle attività legate al turismo che sommano le attività di ristorazione e alloggio a quelle sportivo-ricreative, per un totale di oltre 15 miliardi di euro.

Per quanto concerne il tessuto imprenditoriale, secondo i dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio (fine 2012), le imprese legate all’economia del mare ammontano ad un totale di quasi 211mila (3,5% del totale nazionale), in larga misura riconducibili al comparto del turismo (45,8%), con un totale di 96.547 attività: 67.178 relative all’alloggio e ristorazione e 29.369 attività sportive e ricreative. Seguono le imprese della filiera ittica (19,7%, 41.633 imprese) e cantieristica (15,2%, 32.130 aziende).

In chiave turistica, l’implementazione dell’attività imprenditoriale legata alla risorsa “mare” è sostenuta anche da un’offerta ricettiva di un certo peso sul territorio nazionale: le destinazioni costiere, in Italia, possono contare, su oltre 46mila strutture (30,5% sul totale degli esercizi ricettivi) e circa 1,6 milioni di posti letto (33,6% del totale). Ad una offerta consistente risponde anche la rilevanza dei flussi turistici che permettono al mare di posizionarsi nel 2011 come primo prodotto turistico in termini di arrivi e secondo per presenze (dati Istat).

I dati 2012 dell’Osservatorio nazionale del turismo di Unioncamere fanno emergere una fisiologica stagionalità delle imprese ricettive nelle destinazioni balneari, riuscendo ad occupare il massimo della disponibilità delle camere nei mesi estivi, in particolare nel mese di agosto (77,3%), mentre nel primo trimestre le vendite si attestano intorno ad una media di circa 3 camere su 10, in autunno appena il 20% e a dicembre il 15,7%.

In termini di promo-commercializzazione, strumento fondamentale per supportare le vendite e rispondere alla crisi, 9 imprese su 10 sono presenti online, di cui circa la metà sui social network ed il 64,2% offre il servizio di booking online, quota che aumenta in maniera consistente nel confronto con lo scorso anno (49,3%).

Lo spirito che spinge l’interesse alla valorizzazione dell’economia del mare si intreccia con il bisogno di alimentare un ambiente favorevole all’innovazione dell’imprese, alla valorizzazione in chiave turistica dei vari asset del patrimonio naturale. Obiettivi che devono tenere conto dell’importanza di leggere ed interpretare il territorio in modo integrato, un dialogo tra soggetti pubblici e privati e tra territori diversi.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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