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di Clara Mennella
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TripAdvisor, pieno consenso dei cuochi
alla multa emessa dall'Antitrust

Primo Piano del 24 dicembre 2014 | 11:07

Marco Parizzi, Christiano Muntoni, Paolo Cappuccio e Andrea Alfieri esprimono a Italia a Tavola il loro punto di vista in merito alla multa di 500mila euro che l'Antitrust ha emesso nei confronti di TripAdvisor. Tutti d'accordo nel dire che serve un maggiore controllo sul web, a tutela del consumatore e dei ristoratori


All'indomani della sanzione pari a 500mila euro emessa dall'Antitrust nei riguardi di TripAdvisor, ritenuto colpevole diffondere informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate dagli utenti del sito, abbiamo raccolto i pareri a caldo e in esclusiva di quattro professionisti della ristorazione, per dare voce anche a chi subisce questo sistema di recensioni poco chiaro e talvolta dannoso. Marco Parizzi (nella prima foto in basso a sinistra), del Ristorante Parizzi a Parma (1 Stella), Christiano Muntoni (nella seconda foto in basso a destra), consulente per ristoranti e hotel anche all'estero, Paolo Cappuccio (nella terza foto in basso a sinistra), de La Casa degli Spiriti (1 Stella) a Costermano (Vr), e Andrea Alfieri (nella quarta foto in basso a destra), chef di cucina presso Ristorante Macelleria Motta a Bellinzago Lombardo (Mi), esprimono le loro considerazioni.



Marco Parizzi«Finalmente - dichiara Marco Parizzi - qualcosa si muove contro un sistema ingannevole. TripAdvisor rappresenta quello che sta diventando oggi internet: dona l'illusione di un’informazione libera e spontanea ma in realtà è perfettamente controllata e finalizzata al lucro e al controllo. Chi ci perde da tutto questo sono i ristoratori onesti, che non si prestano al giochetto, i consumatori che vengono tratti in inganno da false informazioni e condotti in posti che usano questi mezzucci per campare, i giornalisti seri che vedono sminuire la loro funzione. Chi ci guadagna? TripAdvisor e basta».

«Vedo quotidianamente - commenta Christiano Muntoni - ristoratori che temono il demone di TripAdvisor, nonostante offrano il massimo in termini di materie prime e professionalità, i colleghi del settore sembra abbiano più timore di una recensione sul sito che della presenza di Equitalia! Il fenomeno TripAdvisor è una moda, diventa un’arma se viene consultato da colleghi invidiosi o incapaci di gestire il proprio locale, che scrivono pareri e recensioni fasulle. Deve essere gestito correttamente da chi l’ha creato, che deve anche assumersi le giuste responsabilità. Da condannare le recensioni fatte senza aver realmente testato il locale, che sono demoralizzanti e snervanti per un settore già ampiamente distrutto dalle attuali leggi e dai carichi fiscali che soffocano l'imprenditore, ben vengano quindi i controlli».

Christiano Muntoni«Un piccolo consiglio - aggiunge Muntoni - non date troppo peso a TripAdvisor, verificate di persona e ricordate sempre che la qualità ha il suo costo, non paragonate un buon ristorante ai prodotti del pagliaccio americano meglio un piatto in meno ma sano e territoriale. Pratiche così losche e pericolose devono essere regolate e limitate, in ogni caso la presenza del proprio locale sul sito di TripAdvisor dovrebbe essere voluta dal proprietario che, accettando la presenza sul sito, raccolga oltre ai pareri positivi anche le possibili critiche negative. TripAdvisor è un'ottima idea se utilizzata in modo coerente e corretto da chi di dovere, ma l'uomo è l'uomo ed è ben lontano dalla perfezione».

«Credo sia giustissimo sanzionare gli abusi - dice Paolo Cappuccio - TripAdvisor e altri siti usati in modo civile e onesto potrebbero dare informazioni utili ai consumatori! Ma si sa che in Italia, negli ultimi 10 anni, siamo diventati un popolo di esperti gourmet, di viaggiatori, di criticoni bigotti, ma senza avere nessuna competenza in materia. Credo che nel 2015 ormai alcune critiche andranno sicuramente sollevate, ma in modo civile guardando il ristoratore o il personale di servizio negli occhi, non nascondendosi dietro il pc magari alle due di notte e quando sono ormai trascorsi tre o quattro mesi dalla vacanza o dalla cena!».

Paolo Cappuccio«Un servizio storto - continua Paolo Cappuccio - si può verificare, un piatto non perfettamente eseguito ci può stare... sbagliare è umano, ma certamente è nel nostro interesse di chef e ristoratori dare sempre un servizio al top per acquisire sempre più clienti. Quando un professionista sbaglia, chiede scusa, ripete l’esecuzione della pietanza e sostituisce il piatto non gradito. Ma credo che non possiamo essere messi in croce per un piatto di pasta o un filetto cotto non alla perfezione. Il problema è che le persone vanno a cena già con mille problematiche, pesano i soldi che spendono (giustamente) ma spesso non si immedesimano mai nel lavoro che c'è dietro a quello che sembra un banalissimo piatti di spaghetti!»

Andrea Alfieri«Finalmente, - afferma Andrea Alfieri - qualcuno doveva rendersi conto che il sito di Tripadvisor andava punito. Io sono sempre stato contrario a quel sito perché l’ho trovato sempre fasullo; recensioni finte, fatte apposta per colpire questo o quel ristorante, ristoratore, chef. Sono sempre stato contro perché negli ultimi anni, lavorando in una località montana, mi sono reso conto che molti albergatori facevano un uso del sito a loro favore, offrivano sconti agli ospiti che facevano loro una bella recensione. È semplice rendersene conto, basta vedere quali sono gli hotel più quotati secondo TripAdvisor rispetto alla vera classifica dei migliori. Come tutte le cose TripAdvisor avrebbe le potenzialità per essere un sito veramente affidabile e utile ma si sa che sul web ti puoi nascondere dietro a un nickname e sparare a zero su tutto e tutti. È giusto che paghi questa sanzione anche se credo che le cose non cambieranno molto».

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COMMENTI

30/12/2014 16:07:07
1) Il problema è l'anonimato
L'errore che c'è nelle recensioni pubblicate in TripAdvisor - e negli analoghi siti - è quello di consentire recensioni anonime, dietro le quali si può facilmente nascondere un concorrente o qualcuno desideroso di far del male a un ristorante. Basterebbe che i responsabili di TripAdvisor esigessero di conoscere i recensori richiedendo loro di farsi conoscere in occasione della loro prima recensione, in modo che il loro nome compaia in ogni loro recensione (così ho fatto io). In questo modo ciascuno si assumerebbe pubblicamente la responsabilità di quanto scrive e, in caso di contestazione, potrebbe anche documentare i motivi del suo parere. Se succedesse questo, diventerebbe illogico impedire di esprimere alla luce del sole il proprio parere su un ristorante-albergo-luogo visitato, perché è pur vero che ci sono situazioni meritevoli di recensioni negative che non devono essere impedite.
Giampiero Rorato


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