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Il “Libro bianco sulla dieta mediterranea”
La tradizione a tavola dalla A alla Z

Pubblicato il 10 maggio 2016 | 15:24

Un valore non solo nutrizionale, quanto sociale, economico e culturale sta alla base della dieta mediterranea, patrimonio Unesco: questo l'argomento centrale nel libro realizzato dal Mipaaf in collaborazione con Crea


Il modello alimentare che più di ogni altro rispecchia la nostra cultura e la nostra tradizione gastronomica, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, scommette su un futuro di sviluppo, all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione. Questo l’obiettivo con cui il Crea - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, il principale ente italiano di ricerca agroalimentare, ha supportato il ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali nell’elaborazione del “Libro bianco sulla dieta mediterranea”.



I ricercatori del centro di Politiche e bioeconomia del Crea hanno studiato il cammino percorso fin qui dalla miriade di soggetti (istituzioni, comunità emblematiche e studiosi) che hanno sostenuto e promosso quello che, secondo le evidenze scientifiche, è uno dei regimi alimentari più sani. Ne è emerso un modello vincente sul fronte nutrizionale e socioculturale, in grado di giocare un ruolo essenziale nella crescita sul territorio di un'economia sostenibile: da un’agricoltura attenta alla biodiversità, all’ambiente e alla stagionalità a un’innovazione tecnologica che garantisca ai consumatori qualità, salubrità e disponibilità dei prodotti, fino a un turismo che valorizzi i paesaggi, i saperi e i sapori legati alla dieta mediterranea.

Per massimizzare questo patrimonio, occorre - secondo il Libro bianco del Crea - fare però ancora più sistema, mettendo in rete pubblico e privato, azioni e risorse anche in ambiti diversi per intensificare lo sforzo di promozione e valorizzazione. «Dalla ricerca del Crea - afferma soddisfatto il commissario straordinario Crea Salvatore Parlato - emerge un nuovo slancio per lo sfruttamento e la tutela di un patrimonio come la dieta mediterranea. Indicazioni utili per impostare politiche di sviluppo e attività di ricerca in grado di moltiplicare il valore sociale ed economico che la dieta mediterranea può generare all’interno del nostro settore agroalimentare».

Gli highlights del "Libro bianco sulla dieta mediterranea"

Dieta mediterranea e sostenibilità

La dieta mediterranea è considerata di per sé un modello alimentare sostenibile perché ha garantito nel tempo la salvaguardia di intere comunità e dei relativi territori. D’altronde, nell’ampio dibattito sugli attuali modelli di consumo, il ruolo positivo che la dieta mediterranea può svolgere a favore della tutela della salute umana è ampiamente discusso in letteratura. Per l'impatto ambientale, invece, le viene riconosciuta una valenza positiva grazie al maggiore orientamento vegetale e alle caratteristiche di sobrietà e, inoltre, perché essa “si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità”, da definizione Unesco.

Dieta mediterranea e innovazioni
Le connessioni tra dieta mediterranea e innovazione sono potenzialmente molte e a tutti i livelli, considerando la complessità della dieta mediterranea e le sue numerose componenti. Secondo la definizione Unesco, «la dieta mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La dieta mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità».

«La dieta mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) promuove l'interazione sociale - continua così la definizione Unesco - poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all'agricoltura nelle comunità del Mediterraneo».



Questo modello è tuttavia a rischio di sopravvivenza a causa dei cambiamenti sociali e demografici e degli stessi modelli di consumo degli ultimi anni. L’innovazione può contribuire a restituire al modello dieta mediterranea il ruolo centrale nelle preferenze e nelle scelte dei consumatori e degli operatori. Su quali elementi innovare per sostenere un maggiore orientamento a modelli alimentari sostenibili, il riferimento è ai caratteri della dieta mediterranea: tradizione, naturalità, territorio, innanzitutto.

“Accompagnare” e veicolare questi caratteri, mediante una comunicazione efficace (etichettatura, tracciabilità, rintracciabilità) è uno degli elementi su cui concentrare lo sforzo innovativo per offrire le adeguate garanzie ai consumatori le cui esigenze in termini di qualità stanno aumentando. Un servizio informativo più ampio, quindi, da affiancare ad altri servizi a livello della trasformazione e distribuzione, coniugando la naturalità con altri elementi, come la funzionalità (per rispondere a specifiche esigenze). Ma ai nostri fini non sono utili solo innovazioni nella comunicazione. Innovazioni di prodotto e di processo possono essere considerate nel contesto della dieta mediterranea per andare incontro alle esigenze di un consumatore che cambia pur restando nell’alveo dei suoi caratteri.

Dieta mediterranea e sviluppo rurale
I caratteri della dieta mediterranea, il suo stretto legame con il territorio, il potenziale identitario di cui è portatrice, nonché il profilo di modello alimentare e produttivo sostenibile evidenziano i possibili elementi di convergenza con gli obiettivi della politica di sviluppo rurale. D’altra parte, la politica di sviluppo rurale presenta gli strumenti più adatti per interventi a sostegno di quelle componenti (produzione agricola, filiera corta, conservazione dei suoli, biodiversità agricola e naturale, paesaggio, vitalità delle aree rurali, patrimonio storico culturale), la cui assenza costituirebbe presupposto per il deterioramento ulteriore della dieta mediterranea.

Infatti, la valorizzazione economica del prodotto agroalimentare tradizionale interessa sì gli aspetti produttivi (prodotti di qualità, trasformazione in azienda, filiera corta, ecc.), ma passa anche per la valorizzazione del paesaggio, delle tradizioni e della cultura locale, del turismo. Attraverso gli strumenti di governance propri della politica di sviluppo rurale si possono inoltre favorire la nascita di iniziative dove si valorizzi sia il legame tra prodotti agroalimentari e territorio che la differenziazione dell’offerta.

Le principali azioni finora proposte sono state rivolte alla comunicazione, ma anche al supporto alle imprese locali, anche con la creazione di nuovi spazi di mercato e la formalizzazione di accordi fra aree di produzione, il tutto finalizzato alla produzione e promozione di prodotti tipici dell’area mediterranea. La politica di sviluppo rurale costituisce un buon esempio di integrazione delle politiche e delle azioni da ricercare per la salvaguardia e la valorizzazione della dieta mediterranea che, in sintesi, richiederebbe un “piano” di interventi a tutto campo, individuando le possibili sinergie e complementarietà con altre iniziative potenzialmente utili.

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COMMENTI

13/05/2016 18:47:53
1) Interessata
Sono interessata all'argomento
Irene Consonni


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