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Airbnb salta la “prima” con le tasse
Non è stata pagata la rata di luglio

Primo Piano del 18 luglio 2017 | 10:19

La manovrina di inizio luglio aveva stabilito che Airbnb e gli intermediari immobiliari devono fare da sostituti d'imposta per i loro "host" versando all'Agenzia delle Entrate la cedolare secca del 21%. Tuttavia la prima tassa, con scadenza il 17 luglio, non è pervenuta e da San Francisco si protesta per il poco preavviso


Avrebbe dovuto essere una data importante quella del 17 luglio per Airbnb e Home Away perché avrebbe dovuto rappresentare il primo giorno in cui, in qualità di intermediari immobiliari, avrebbero dovuto pagare per la prima volta le tasse per conto dei loro host (cioè le persone che danno in affitto la casa sui portali), facendo da sostituti di imposta come imposto dalla «manovrina». Tuttavia l’uso del condizionale rivela già che quella del 17 luglio è stata una data comunque significativa, ma solo perché quello che avrebbe dovuto accadere non è accaduto.

Airbnb salta la prima con le tasse Non è stata pagata la rata di luglio

All’Agenzia delle Entrate spettava la cedolare secca pari al 21% come stabilito nella nota del 5 luglio in cui si specificava anche la scadenza del versamento fissata per il 16 di ogni mese, ma slittata al 17 per luglio in quanto il 16 cadeva di domenica. «Noi operatori continuiamo a trovarci nell’impossibilità tecnica di adeguarci a quanto previsto dalla manovrina perché l’Agenzia delle Entrate, come prevedibile, non ha potuto che ribadire quanto già detto dalla legge senza aggiungere indicazioni pratiche sostanziali», ha scritto Airbnb in una nota congiunta con Home Away e Fiaip (la federazione degli agenti immobiliari professionali).

Il portale che ha sede a San Francisco e che in Italia ha 120 mila “host” motiva ancora così il mancato versamento: «Pubblicato a due giorni lavorativi dalla prima scadenza prevista dal dl 50/2017, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate non ha fornito i chiarimenti auspicati né prevede alcuna tempistica di adeguamento per gli operatori coinvolti, rimandando a ulteriori specifiche tecniche che verranno comunicate in un non precisato futuro - ha spiegato la società nella nota diffusa ieri -. Questa confusione nel pieno dell’estate non è certo la risposta a quanti parlano di turismo come volano di crescita. Lo scorso 31 maggio il governo si era impegnato a delegare proprio all’Agenzia delle Entrate la possibilità di dare concreta attuazione alle norme, nel rispetto dei diversi modelli di funzionamento tramite accordi con le piattaforme e i soggetti coinvolti prosegue la nota. Ovviamente questo non è sin qui avvenuto. Confidiamo che si possa aprire un confronto serio su accordi caso per caso».

L’Agenzia delle Entrate non ha ancora ribattuto alla nota di Airbnb né contestato pubblicamente il mancato appuntamento. Discutibile poiché una volta che la legge è scritta va rispettata e chi non la rispetta è giusto che venga sanzionato soprattutto dal momento che in ballo ci sono le sorti dell’intero settore ricettivo che chiede maggiore tutela in questo senso. Lecito anche chiedersi se fosse così difficile per Airbnb adeguarsi in tempi stretti alla norm. «Noi abbiamo già trattenuto l’importo, decurtandolo a quanto riconosciuto ai proprietari - ha detto al Corriere Stefano Bettanin, presidente di Property Managers Italia, l’associazione dei professionisti che gestiscono le locazioni brevi - sono anche amministratore e fondatore di Rentopolis, assieme a Kross Booking in una settimana abbiamo sviluppato il software che consente di effettuare la trattenuta e di auto-compilare il modello F24 per il pagamento. È un onere, ma lo sappiamo dal 24 di aprile che ci sarebbe stato».

L’obbligo, imposto dal decreto 50 del 2017 del 24 aprile e convertito in legge il 21 giugno, riguarda i portali che ricevono il pagamento da chi cerca e trova l’alloggio che, una volta trattenute le commissioni, «girano» il corrispettivo a chi dà in affitto la casa. In giugno, mese in cui Airbnb avrebbe dovuto cominciare a trattenere la cedolare secca, nessuna trattenuta è stata fatta.

«La posizione dei portali di prenotazione che si rifiutano di applicare le nuove leggi in materia di tassazione sulle locazioni brevi, è inqualificabile ed inammissibile». È questo il commento di Federalberghi in relazione alle dichiarazioni dei rappresentanti di Airbnb.

«Un conto è chiedere qualche giorno in più per mettersi in regola, anche se - prosegue la federazione degli albergatori - fa sorridere la circostanza che i colossi del web non riescano a calcolare il 21% di quanto incassato. In fin dei conti, si tratta della stessa formula matematica che utilizzano per calcolare le commissioni di loro spettanza. Ma se invece questa è una dichiarazione di guerra allo Stato, ci aspettiamo che lo Stato risponda nell'unico modo possibile: un accertamento urgente per stanare gli evasori e sanzionarli in modo esemplare».

Federalberghi auspica che «l’Italia segua il buon esempio delle Baleari, che proprio oggi hanno annunciato sanzioni fino a 400mila euro per le piattaforme digitali che non provvederanno ad eliminare appartamenti irregolari e abusivi».

Federalberghi rammenta inoltre il suggerimento formulato durante la discussione della manovrina: «Occorre irrobustire la disposizione, prevedendo disincentivi per gli host che si rivolgono a portali poco trasparenti. Ad esempio, esentare dall’obbligo di registrazione unicamente i contratti stipulati per il tramite degli intermediari che trasmettono i dati all’Agenzia delle Entrate».

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