Tassa sulle bevande gassate Assobibe: A rischio 10mila addetti

Gli industriali di Assobibe alzano la voce dopo le parole del Premier, Giuseppe Conte, che non ha escluso la misura proposta dal ministro dell’Istruzione per recuperare fondi da destinare alla scuola

23 settembre 2019 | 09:54
Per ora è solo un’ipotesi, ma il fatto che nel fine settimana anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia aperto alla possibile di applicare una tassa su bibite gassate e merendine per finanziare la scuola, ha scatenato la reazione dei produttori del settore.

I produttori già lamentano una diminuzione delle vendite di bibite gassate

In particolare a farsi sentire è stata, con una nota, Assobibe, l'Associazione italiana degli industriali delle bevande analcoliche, che ha espresso la propria preoccupazione in merito all’introduzione di questa nuova tassa, annunciata (seppure come ipotesi) dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti subito dopo la sua nomina.

«Una tassa produrrebbe gravi effetti per imprese e lavoratori - scrive Assobibe - le stime sugli effetti dell'ultima proposta di tassa sulle bevande zuccherate hanno evidenziato: contrazione delle vendite pari al 30%, minori consumi finali per l'11% del valore, 10.000 occupati a rischio nelle imprese che operano a monte (fornitori agricoli e non), nella produzione-imbottigliamento, a valle (commercio). Con conseguente minor gettito Iva (-11%) e minor gettito da tasse da lavoro-reddito (-15%)».

Per l’associazione, «preoccupano ricette economiche incentrate sull'aumento della pressione fiscale anziché tagli di spesa pubblica», senza contare che, secondo una stima di Assobibe, circa l'80% delle piccole e medie imprese del settore passerebbe da un utile a una perdita con anche un risultato operativo negativo, con evidenti rischi per una quota significativa di piccoli produttori. «Non si comprende - conclude la nota - la motivazione per valutare penalizzazioni ulteriori al mercato di bibite zuccherate già in contrazione costante da 10 anni (-25% di litri venduti) e assoggettata da una aliquota Iva del 22% rispetto alla media Ue applicata al settore del 16%».

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Alberto Lupini


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