AirBnb versus alberghi. A Roma il Comune mette un po' di ordine sulla tassa di soggiorno?

AirBnb versa altri 70mila euro al Comune. Dopo il ricorso alla Corte dei conti mancano però ancora le comunicazioni sulle locazioni effettive. Si va verso un blocco di nuovi affitti brevi in centro storico. Per Confindustria la sentenza servirà a dare trasparenza al settore in vista di una revisione del carico fiscale a oggi a netto svantaggio degli albergatori

15 aprile 2022 | 19:08

Potrebbe essere arrivato un punto di svolta nella contesa che da tempo vede fronteggiare le Amministrazioni comunali e alberghi da una parte e le aziende che operano nel settore degli affitti brevi dall'altra. Il caso emblematico riguarda il Comune di Roma, che proprio in questi giorni ha vinto il ricorso che aveva presentato tempo fa alla Corte dei conti contro AirBnb. Nel 2020  gli uffici comunali e l'azienda avevano firmato un accordo che prevedeva da parte dell'azienda la raccolta tra i turisti della tassa di soggiorno (la stima pre Covid era di 20 milioni di euro l'anno) e la comunicazione al Comune dei dati sulle locazioni (numero di presenze e pernottamenti).

Questi dati non sono però mai arrivati. Il risultato è che Roma ha poi ricevuto 5,9 milioni di tasse di soggiorno da AirBnb, ma non sapeva a cosa facessero riferimento questi soldi. Si è quindi arrivati alle carte bollate e alla vittoria dell'amministrazione comunale. Airbnb ha ammesso un errore nei calcoli sui precedenti versamenti e ha quindi inviato ulteriori 70mila euro nelle casse del Comune capitolino. Gli uffici comunali però annunciano che a loro volta faranno gli adeguati accertamenti per verificare che tutte le tasse di soggiorno siano state effettivamente pagate.

L'episodio potrebbe servire anche per segnare un punto importante nella "lotta" che da qualche anno contrappone gli albergatori e Airbnb. I primi, infatti si sentono discriminati e vorrebbero che si mettesse un po' di ordine nel sistema degli affitti brevi. Il Registro delle strutture ricettive, varato nel 2021 è stato un passo avanti, anche per contrastare la piaga dell'abusivismo e del lavoro in nero, ma non è stato giudicato sufficiente. Gli albergatori chiedono trasparenza ed equità al fine di ridistribuire il carico fiscale, a loro dire sproporzionato

Roma vince la contesa con Airbnb sulla tassa di soggiorno

Il rapporto tra AirBnb e il Comune di Roma è regolato da una convenzione firmata due anni fa (ne sono state siglate altre in diverse città con le rispettive Amministrazioni). Il documento prevede infatti che, oltre alla tassa di soggiorno, AirBnb debba fornire anche il numero di presenze e pernottamenti, cosa che non ha però mai fatto.

L'assessore al Turismo capitolino Alessandro Onorato, a dicembre dello scorso anno è andato all'attacco, chiedendo ad AirBnb  il rispetto dell'accordo. Non ottenendo risposta, il 31 dicembre ha presentato un esposto alla Corte dei Conti. Air Bnb ha quindi ammesso un errore nel calcolo dei precedenti versamenti e ha inviato altri 70mila euro nelle casse del Comune. Gli Uffici dal canto loro hanno però già annunciato un'ulteriore verifica della cifra per verificare che tutte le tasse di soggiorno siano state pagate.

Il Comune pensa anche di bloccare le nuove autorizzazioni in centro

Oltre a questo l'assessore al Turismo capitolino Alessandro Onorato sta valutando, in accordo con la Regione, di bloccare nuove autorizzazioni in centro di strutture extra alberghiere. Secondo i dati forniti dall'assessorato, solo su Airbnb si trovano a oggi 22mila affitti esclusivamente nel centro storico. Per l'assessore «il turismo a Roma non deve essere più casuale».  In assenza di controlli, il fenomeno degli affitti brevi ha provocato lo svuotamento delle città da parte della popolazione residente e portato anche a fenomeni come quello dell'abusivismo. 

 

Gli albergatori: «Un primo passo verso la trasparenza e il riordino del settore»

Per Confindustria Alberghi quanto avvenuto a Roma è un caso emblematico e potrebbe non essere l'unico. «Avevamo teorizzato che ci potessero essere delle criticità in questa vicenda e il Comune di Roma aggiudicandosi il ricorso lo ha dimostrato - ha spiegato Barbara Casillo, direttore generale di Confindustria Alberghi - Dal nostro punto di vista era infatti evidente che l'accordo non metteva il Comune nelle condizioni di verificare i versamenti della tassa di soggiorno. Aspetto che invece nel nostro settore è facilmente documentabile. È giusto che venga applicato un sistema di tassazione che restituisca valore alla collettivià; d'altronde con le imposte non si asfaltano solo le strade, ma si costruiscono anche gli ospedali».

Per Confindustria Alberghi questa sentenza segna quindi un primo passo verso un cammino di trasparenza nel settore degli affitti online. Un settore che in passato gli albergatori non hanno esitato a giudicare un "Far west".

Al di là del caso di Roma e della tassa di soggiorno per gli albergatori è l'intero sistema della tassazione che andrebbe rivisto.

«Chi mette in affitto il proprio appartamento per società come AirBnb di fatto gode di una tassazione di favore; si tratta di una cedolare secca del 20% e che non si va quindi ad accumulare alle aliquote degli altri redditi - ha ripreso Casillo - La società che lo gestisce riceve poi un contributo per ogni affitto spesso normato da un regime fiscale che varia in base al paese in cui si trova la sede giuridica dell'azienda. Questa spesso sceglie di stare nei cosiddetti paradisi fiscali e quindi di fatto al Paese in cui si trova l'appartamento arriva poco o nulla».

La discriminazione fiscale tra il settore alberghiero e quello degli affitti brevi 

Il Governo sta infatti cercando di riordinare i canoni turistici per disciplinare il settore delle locazioni per distingure da cosa sia un'attività imprenditoriale e cosa no e regolamentare, anche limitando il numero e l'arco temporale, le locazioni turistiche brevi.

«Questa sentenza va nella direzione della trasparenza - ha ripreso Casillo - Bisogna capire il fenomeno, quanti sono queste realtà. Dopodiché bisognerà a pensare a una ridistribuzione del carico fiscale per un principio di equità».

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Alberto Lupini


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