Cala lo spreco di cibo nei locali Ma ¼ della produzione si butta via

Nei ristoranti gli scarti si aggirano intorno al 10%, ma secondo i dati di Slow Food su 840 chili di cibo prodotto in media per ogni europeo, 200 vengono buttati ancora prima di entrare in contatto con il consumatore . E per tanti è ancora sconosciuta la pratica della “doggy bag”, che consente di portare a casa il cibo avanzato nei locali

25 settembre 2019 | 09:47
Lo spreco alimentare nei ristoranti è in calo, e questa è senz’altro una buona notizia. Ma i numeri di Slow Food Italia, su dati del ministero delle Politiche agricole, sono tutt’altro che incoraggianti: in un anno, per ogni europeo, si producono all’incirca 840 chilogrammi di cibo, tuttavia di questi solo 560 vengono effettivamente consumati. Dei restanti 280 chili, poco meno di 200 vengono sprecati prima ancora che entrino in contatto con il consumatore.

Lo spreco di cibo nei ristoranti non supera il 10%

E se è vero che in Italia sta crescendo la sensibilità dell’opinione pubblica sul tema dello spreco alimentare, dall’altra parte alcune buone pratiche sono ancora semi sconosciute. Le Istituzioni ha provato in alcuni casi a dare il buon esempio per rispondere a questa esigenza sul piano legislativo, con l’approvazione di specifiche norme e gli operatori del settore della ristorazione si stanno adoperando per ridurre gli sprechi.

Ma cosa ne pensano i ristoratori? Secondo un’indagine commissionata dal portale TheFork, il 90% dei professionisti intervistati si è mostrato molto interessato al tema degli sprechi alimentari. Per il 51% l’avanzo di cibo è diminuito negli ultimi cinque anni e ad oggi per la metà degli intervistati (51%) raggiunge appena il 10%. Un dato interessante che emerge dall’indagine è quello circa l’utilizzo delle cosiddette doggy bag, ovvero un contenitore utilizzato per portare a casa cibo o vino avanzati durante il proprio pasto al ristorante. Il 40% dei rispondenti ha indicato che i clienti chiedono spontaneamente di portare a casa i propri avanzi meno di 5 volte al mese (in pratica una persona alla settimana), imputando questo comportamento (secondo il 63% degli intervistati) a un generale senso di imbarazzo.

Quest’ultimo dato deriva dal fatto che l’utilizzo della doggy bag - un’abitudine anglosassone - fatica a prendere piede in Italia, anche se il 44% dei ristoratori intervistati lo ritiene un valore aggiunto, capace di raccontare la sostenibilità e l’eticità dei propri indirizzi, oltre a rappresentare una soluzione anti-spreco molto praticabile (42% dei rispondenti).

Nonostante questo però è ancora alto il numero di ristoranti che non offre una soluzione concreta ma segnala la possibilità di portare a casa il cibo avanzato solo in caso di richiesta del cliente (45% dei rispondenti). A tal proposito Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e Comieco (Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica) hanno recentemente promosso il progetto“Rimpiattino”, una doggy bag fatta interamente di carta. Il 54% dei ristoratori intervistati non conosce ancora questo strumento ma si dichiara interessato ad adottarlo.

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Alberto Lupini


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