Il monito di Mercalli: La Terra ha dei limiti, rispettiamoli

Il presidente della Società Meteorologica Italiana analizza lo stato di salute del nostro pianeta facendo una panoramica sugli stili di vita degli ultimi anni, spesso scriteriati o poco oculati

11 aprile 2020 | 12:09
di Piera Genta
Luca Mercalli, presidente della Società Metereologica Italiana, affronta la questione salvaguardia della Terra in vista della 50ª Giornata Mondiale che cadrà il 22 aprile analizzando i comportamenti dell'essere umano degli ultimi anni.


Luca Mercalli

50 anni fa la prima Giornata Mondiale della Terra, si iniziava a parlare di prevenzione, a che punto siamo?
Purtroppo non abbiamo fatto grandi passi in avanti, gli indicatori scientifici dicono che il pianeta non è mai stato così male come oggi dal punto ambientale. Nel 1992 in occasione della Conferenza sull’ambiente a Rio de Janeiro abbiamo avuto il primo allarme sul degrado ambientale rimasto inascoltato; venticinque anni dopo nel 2017 il secondo, firmato da oltre 15mila scienziati di 184 Paesi, ci ha fornito un panorama dettagliato sullo stato di salute dell’ambiente (è stato l’articolo scientifico con più autori nella storia dell’umanità a cui ho anche collaborato). Anche questo ignorato. Riguardo alla pandemia di questi giorni, il virus ha che fare con la natura ed è figlio di uno dei tanti inascoltati avvertimenti. Lo racconta in dettaglio il libro di David Quammen Spillover l’Evoluzione delle pandemie pubblicato nel 2012 diventato il best seller del momento. Il divulgatore scientifico metteva in guardia sul prossimo Big One (grande pandemia) informando che sarebbe stata causata da un virus zoonotico originato nel mercato di animali vivi della Cina e ….quando arriverà si conformerà al modello perverso dell’influenza, con alta infettività prima del’insorgere dei sintomi. In questo casa si sposterà da una città all’altra sulle ali degli aerei, come un angelo della morte. Non è stata una previsione ma un segnale basato su dati scientifici. Il nostro messaggio è quello del 2017 che merita una lettura. Il nostro pianeta è pieno di problemi dal cambiamento climatico, cambiamento d’uso dei suoli, inquinamento alla perdita di biodiversit

Siccità. La raccomandazione di questi giorni è quella di lavarci spesso le mani, questo prelievo eccessivo può essere un problema?
Questo consumo rappresenta un problema marginale. È vero che ha piovuto poco, ma abbiamo ancora buone probabilità nei mesi di maggio e giugno. Se non dovesse piovere a maggio possiamo risentirci e parlare di siccità.

La pandemia che stiamo vivendo possiamo considerarla l’inizio della decrescita non programmata?
Il termine decrescita mi piace poco perché ci porta all’immagine di diventare poveri. Dobbiamo invece rispettare i limiti planetari. Il nostro pianeta può essere paragonato ad una macchina con dei limiti strutturali e di funzionamento. Stiamo utilizzando troppe risorse, siamo troppi, oltre sette miliardi, consumiamo ed inquiniamo troppo. Anche Papa Francesco nel maggio 2015 ne parla nell’enciclica Laudato sì: per salvare la natura occorre eliminare il superfluo. Messaggio anche questo inascoltato, regole che il virus ci sta forzando di applicare. Decrescita non è vivere male, ma eliminare il superfluo.

I movimenti giovanili ambientalisti stanno portando qualche risultato?
Finora non ancora, ma è presto per tirare le somme. Abbiamo bisogno che i ragazzi applichino le regole che sono state date dalla comunità scientifica. I giovani hanno bisogno di coerenza.

Qualche riflessione da Non c’è più tempo, il suo ultimo libro edito da Giulio Einaudi?
Il mio libro parte proprio dall’appello degli oltre 15mila ricercatori, noi siamo dentro al problema. Il problema ambientale ha un percorso più lento della pandemia. Per la pandemia oggi stai bene, domani prendi il virus, guarisci oppure muori e fa paura a tutti. La pandemia finisce, il cambiamento climatico rimane.

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