Il turismo muove l’economia di Cuba Il Made in Italy piace, si può investire

09 marzo 2017 | 10:24
Undici milioni di abitanti, oltre 4 milioni di turisti nel 2016, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente. Raddoppiate, in particolare, le presenze americane. Questa è Cuba, isola dal fascino inesauribile dove il turismo costituisce, grazie ad un gettito di 2,65 miliardi di euro, la voce più importante dell’economia nazionale. Insieme alle rimesse degli emigranti, pari ad oltre tre miliardi di euro e alla celebre industria dei sigari, che fattura però “solo” 422 milioni di euro. Non a caso molti professionisti locali, dagli avvocati ai medici, preferiscono “convertirsi” al turismo e fare i camerieri o i tassisti.



Le recenti, per quanto timide, aperture politiche, sociali ed economiche del regime dell’Avana, suggellate dalle visite del Papa e di Obama, stanno calamitando delegazioni di imprenditori da tutto il mondo, soprattutto da Usa, Francia e Italia. Il governo guidato da Raúl Castro, che a quasi 86 anni ha annunciato le dimissioni per il prossimo anno, sta promuovendo le partnership con i privati per sfruttare le ulteriori potenzialità che la macchina turistica è in grado di assicurare. C’è consapevolezza che lo scarso afflusso di capitali stranieri sia uno dei principali problemi dell’economia cubana, caratterizzata da una forte importazione di beni e servizi.

Il viceministro del turismo Mayra Alvarez ha annunciato precisi impegni per migliorare e ampliare la ricettività, oggi ferma alle 70mila camere garantite dalle strutture alberghiere, integrate dalle circa 16mila delle casas particulares, le abitazioni private dove si permette ai turisti di pernottare a prezzi convenienti.



«Un piano governativo fissa l’esigenza di 53mila camere alberghiere da realizzare nei prossimi anni - spiega Angelo Sollazzo, l’ex parlamentare socialista che con la sua Confederazione italiani nel mondo promuove tre missioni all’anno di imprenditori italiani a Cuba - e un altro piano prevede 10mila case di protocollo all’anno per dieci anni, cioè ville di 7-8 stanze per uso turistico. Da qualche anno si partecipa a gare pubbliche dal momento che hanno fatto il loro ingresso gli organismi internazionali, come la Bei. Gli imprenditori edili possono contare su manodopera locale qualificata, mentre in genere vengono dall’estero le maestranze, cioè geometri, capi cantiere e capi impiantistica. Ferro e cemento locali sono di qualità eccelsa, i manufatti vanno invece importati».

Il turismo è un comparto strategico per l’economia cubana, anche perché oggi fa da contraltare ad almeno tre fattori negativi: il primo è il crescente invecchiamento medio della popolazione, con un abitante su cinque che ha più di 60 anni (oltre due milioni di cubani) e un tasso di natalità crollato a 1,72 figli in media per donna, causa anche la fuga all’estero da parte di molti giovani; il secondo è la crisi dell’agricoltura, poco redditizia; il terzo è rappresentato dal collasso economico del Venezuela, principale partner commerciale con forniture di prezioso petrolio, circa 55mila barili al giorno, oggi in fase calante. Altre incertezze sono legate alla politica di Trump.



L’isola, paradiso dei Carabi, ha però numerose carte da giocare come meta agognata di turisti ormai da tutto il mondo. Oltre alle celebri spiagge, ai cohiba, i celebri sigari, c’è un immenso patrimonio naturale e culturale forte di ben undici siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, da L’Avana Vecchia con le sue fortificazioni a Trinidad, la città-museo dei Carabi e alla Valle de los Ingenions, dal castello di San Pedro de la Roca a Santiago alla Vinales Valley, dai Parchi nazionali di Granma e di Alejandro de Humboldt ai centri storici di Cienfuegos e Camaguey, dalle piantagioni di caffè nel sud-est alla tumba francesa, tipica danza locale.

Strettamente collegato alla ricettività c’è il settore agroalimentare. Cuba, con un’offerta di tipicità alimentari particolarmente esigua, guarda principalmente all’Italia. Tra le realtà che hanno aperto un ampio mercato a Cuba c’è il Consorzio del Chianti, che dal 2012 investe in promozione e da tre anni ha una partnership con i sigari Habanos. Cuba importa 500mila bottiglie di vino al mese, di cui oltre 50mila italiano (10mila di Chianti).

«Pasta, olio, vino, pomodoro e formaggi - conferma Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, l’Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori che associa 80mila imprenditori agricoli in Italia, alla sua seconda missione a Cuba - sono i generi più richiesti a noi italiani. Qui il modus operandi è l’impresa mista tra imprenditoria locale e straniera, con la possibilità, per noi, non solo di esportare i prodotti rientranti nell’accordo, ma anche di gestire il progetto, il piano industriale e la gestione operativa. La tassazione massima è al 25% e, grazie ad un accordo del 1990, non c’è doppia tassazione tra Italia e Cuba.

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Alberto Lupini


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