Vendemmia, cala la produzione Ma si prevede un'annata eccellente

La produzione nazionale di vino dovrebbe ammontare quest'anno a 46 milioni di ettolitri, il 16% in meno rispetto all'annata record del 2018 in cui era stata sfiorata la cifra di 55 milioni . Tra il “buono” e l’”eccellente” invece il giudizio circa la bontà dell’uva che verrà raccolta

04 settembre 2019 | 15:48
di Mariella Morosi
Quest'anno, principale causa dell'inversione di rotta, è stata la variabilità e l'imprevedibilità del meteo, che ha condizionato anche le altre produzioni europee, ma la qualità si prevede tra il buono e l'eccellente.  A fornire il consueto quadro previsionale nella sede del Mipaaft è stata l'indagine, messa a punto da Uiv, l'Unione Italiana Vini, Ismea, e Assoenologi, per la prima volta insieme nella raccolta, nell' analisi e nell'elaborazione dei dati raccolti armonizzando le metodologie consolidate e mettendo a sistema una fitta rete territoriale di osservatori.


Poca quantità, ma qualità importante per la vendemmia 2019

È un risultato importante, come è stato sottolineato, in un comparto come quello vinicolo, affollato di protagonisti e associazioni talvolta in contrasto tra loro. Al tradizionale appuntamento in grado di delineare con buona precisione l’andamento produttivo del vigneto Italia, fornendo ai produttori dati utili nel definire politiche e azioni da mettere in campo, sono intervenuti il presidente Uiv Ernesto Abbona, Raffaele Borriello e Fabio del Bravo, rispettivamente direttore generale e dirigente Ismea, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e Ignacio Sanchez Recarte del Comité Européen des Entreprises Vins.

Ha moderato l'incontro il segretario Uiv Paolo Castelletti. L'indagine, che riporta la produzione stimata regione per regione, indica che l'Italia dovrebbe mantenere la leadership di primo produttore mondiale rispetto ai Paesi europei come Francia (43,4 milioni di ettolitri), Spagna (40), Germania (9), Portogallo 6,7. La causa del calo delle produzioni- secondo Ignacio Sanchez Recarte, sarebbero le elevate temperature registrate durante la stagione estiva. Solo il Portogallo sarebbe in controtendenza con il +10%. Tendenza in negativo anche nel mondo, con eccezione dell'Argentina (+10%).

«Siamo positivi - ha detto Ernesto Abbona - e guardiamo al futuro con ottimismo e fiducia.  Ci attendiamo la tenuta dei prezzi dei vini a denominazione che, rimanendo nei volumi dei disciplinari, subiranno meno flessioni così come l'anno scorso hanno subìto meno l'eccesso produttivo. Possibile un ritocco in alto dei listini degli sfusi per il calo anche di Francia e Spagna. Questo settore in Italia non ha mai pianto, subendo anche la crisi meno di altri. Ma dobbiamo pensare alla crescita e allo sviluppo, affrontare i problemi che incidono sui costi. E soprattutto agire sui consumatori, trasferendo la cultura e il valore conviviale del vino, il cui consumo è sempre più occasionale».

Per Raffaele Borriello nell'export il nostro vino ha consolidato un importante percorso di internazionalizzazione con l'offerta di prodotti di qualità che hanno conquistato il gradimento dei mercati esteri. «Ma in futuro -  ha ammonito - peseranno la Brexit e le dinamiche dei mercati sempre più difficili da leggere che imporrando strategie sempre più complesse, differenziare e flessibili. Se maggiori saranno i rischi, non mancheranno opportunità per chi saprà anticiparne le tendenze evolutive».  Un quadro previsionale sulle macroaree indica che al Nord dell'Italia il calo produttivo sarà del 18%, al Centro -6 e al Sud -16, anche con notevoli differenze nelle stesse zone. Le anomalie erano cominciate già in inverno, con temperature superiori alla norma e scarse precipitazioni, poi a maggio abbassamento delle temperature e piogge hanno causato il ritardo nella fioritura e il rallentamento del ciclo vegetativo.


Anche in questo campo il meteo ha giocato un ruolo determinante

Giugno e luglio aridi hanno reso talvolta necessaria l'irrigazione di soccorso e poi non sono mancate piogge e grandinate. Temperature e umidità in agosto hanno favorito un rigoglioso sviluppo con conseguenti potature. La speranza che settembre non riservi soprese. Per la Toscana, che ha meno sofferto l'andamento climatico, si prevede anche un aumento della produzione (+10%). Forte la flessione in Lombardia (-30%), il doppio che in Piemonte, e ancora di più in Oltrepò, mentre nella regione dei record enologici, il Veneto, il calo non dovrebbe superare il 16%. Previsto -10% in Liguria, -20% in Emilia Romagna, -15% nelle Marche e nel Lazio, -65 in Campania, -11 in Abruzzo, -16 in Puglia, -10 in Basilicata, -3 in Calabria, -20% in Sicilia e -13 in Sardegna.

Per Riccardo Cotarella di Assoenologi anche questa vendemmia conquisterà la medaglia della qualità che si trasformerà in valore aggiunto sui mercati. «Per la varietà e quantità dei vitigni autoctoni - ha detto - l'Italia ha un capitale inestimabile, un grande potenziale. Anche l'andamento climatico non deve spaventare perché se si applica un approccio professionale si possono contenere gli effetti negativi. Bisogna applicare conoscenza, tecnica e anche esperienza perché ormai il nostro clima è più tropicale, con eccessi improvvisi, che continentale». L'abbondante produzione nazionale del 2018 ha influito sulla quotazione dei vini, soprattutto di quelli comuni (-13%) soprattutto per la concorrenza estera e spagnola. Si punta sull'export anche nelle previsioni, poiché è sui mercati europei e internazionali che va circa oltre metà della nostra produzione.

Positivo già l'inizio del 2019 che la indica sugli 8,6 milioni di ettolitri a volume (+11% rispetto al 2018) con un valore di 2,5 mld di euro (+5,5% ). Se si conferma la tendenza a fine anno si arriverebbe a 22 mln di ettolitri e i 6,5 mld di euro. La progressione è più marcata verso l'Ue (+14 in volume e + 6% in valore) rispetto ai Paesi Terzi  (+6% e +5%). Tra gli ospiti intervenuti al convegno, Paolo Cuccia, presidente del network Gambero Rosso, che ha confermato il prestigio dei nostri vini all'estero e come il loro consumo abbia fatto passi da gigante negli ultimi decenni.

«Manca tuttavia la promozione - ha detto - non sul prodotto ma sugli aspetti gestionali, tra i protagonisti del mercato. Il nostro vino deve essere valorizzato, perché cresca la percezione della sua qualità.  Negli Stati Uniti un vino francese, rispetto ad un analogo prodotto italiano, viene in media pagato 5 dollari in più». Inevitabile, a conclusione dell'incontro al Mipaaft, l'appello alle istituzioni per una maggiore attenzione al comparto.

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Alberto Lupini


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