Aperitivo sul terrazzo, cena in giardino, picnic fuori porta… con la bella stagione cambiano tempi e modi del mangiare e, di conseguenza, anche quel che si beve deve seguire il mood. L'estate richiede vini capaci di dialogare con piatti leggeri, con il crudo di pesce e il cous cous, ma pure con la verdura alla griglia o il bbq. Chiede leggerezza nel senso tecnico del termine: strutture non oppressive, tannini misurati, acidità che rinfresca piuttosto che stancare. Significa dunque che basta avere qualche bianco e molta bolla in frigorifero? Niente affatto, perché alla risposta scontata ne corrisponde una più interessante che coinvolge alcuni tra i vini rossi italiani più intriganti, golosi e - appunto - estivi nell’offerta enoica.
Bianco, bollicina o rosso leggero? La convivialità estiva non ha regole fisse, solo il piacere di condividere il calice giusto al momento giusto
I rossi che vanno in frigorifero
La pratica di abbassare la temperatura dei rossi leggeri è ancora guardata con sospetto, ma la realtà dei consumi la smentisce ogni estate. Portare un rosso tra i 12 e i 14 gradi non è una concessione: è restituire al vino le condizioni nelle quali esprime al meglio profumi e bevibilità, sottraendolo all'appiattimento aromatico che i 28 gradi ambientali producono inevitabilmente.
La Vernatsch altoatesina ha un profilo che seduce con le stesse armi: rubino tenue, sentori di viola e mandorla, corpo esile. È il rosso da tutto pasto dei mesi caldi, quello che accompagna uno speck senza opprimere il palato. Purché non vengano “caricate” con eccessi lignei, quasi tutte le espressioni di Schiava meritano attenzione e se da un lato Cantina Tramin e Cantina Girlan giocano una partita interessante, è probabilmente sul lago di Caldaro che il vitigno trova la sua culla. Elegante e fruttato, il Kalterersee regala un sorso compiaciuto con der Keil di Manincor, tra frutto, sapidità e giochi balsamici, l’Olte Reben di T. Pichler, grande finezza e freschezza, ma anche il Klaser Hecht di Niklas e il Quintessenz di Cantina Caldaro.
Abbassare i gradi per alzare il piacere: serviti freschi tra i 12 e i 14 gradi, i rossi leggeri diventano i protagonisti ideali delle tavole estive all'aria aperta
Sul fronte Toscana, un vitigno da (ri)scoprire è sicuramente il Ciliegiolo - flessuoso, croccante, perfetto da rinfrescare e portare in tavola senza preoccupazioni. Le etichette da trovare sono Poggio ai Quadri (affinato in cemento, equilibrato e vibrante tra frutto e scorrevolezza), Belguardo facile da bere senza essere banale, esile eppure profondo, sapido ed equilibrato, ma anche il Maestrale di Fattoria Mantellassi (speziato e sinuoso, floreale e giocoso) e la freschezza di Aquilaia, che mantiene un corpo snello nonostante l’affinamento in legno. Il Trasimeno Gamay - vitigno umbro ben distante dall’omonimo borgognone, in quanto base Grenache - regala rossi dal rubino scarico, con profumi di piccoli frutti rossi e beva scorrevolissima. I vignaioli del lago, come Pucciarella o Madrevite, propongono etichette che a 13 gradi trovano la loro dimensione ideale. Uno su tutti, il Giovanotto di Montemelino è un glu-glu-wine dai tannini educati e una spinta alcolica mai eccessiva.
In Campania, il Piedirosso - detto anche Per 'e Palummo - è vivace, scarico, con spalla acida pronunciata e note di frutti di bosco freschi: si beve facile sulle pizze fritte e sul baccalà. Fontanavecchia nel Sannio e Olivella sul Vesuvio ne propongono versioni molto convincenti, mentre nell’area dei Campi Flegrei se la giocano bene Astroni, La Sibilla, il Sorbo Rosso di Cantine del Mare e il Sabbia Vulcanica di Agnanum, vulcanico nell’anima. Il Frappato siciliano, uva ragusana dal colore quasi trasparente e profumi di fragola, rosa e pepe rosa, è forse il più elegante tra i rossi estivi. Quando Arianna Occhipinti o Valle dell'Acate o Planeta lo vinificano in purezza il risultato è un rosso da aprire prima, durante e dopo la cena con ricotta e miele o con un piatto succoso della cucina siciliana. Per rimanere sull’isola della trinacria, si raccomanda per la glacette anche il nuovissimo Iusugno di Zisola - un Nero d’Avola nitido e di rara trasparenza - oppure dall’Etna il Clo di Iuppa, il Donna Mara di Tenute Ballasanti e il Nuddu di Cantine di Nessuno.
Sfatando i falsi miti: la convivialità estiva riscopre il fascino e la scorrevolezza dei rossi d'Italia
Il Cannonau di Sardegna ha invece una doppia vita che molti ignorano: accanto alle versioni strutturate da invecchiamento, esiste una lettura giovane con frutto integro che con una leggera refrigerazione a 15 gradi diventa compagno ideale per il pecorino e la bottarga. Perda Rubia e il Noras di Cantina Santadi escono sulla distanza, mentre Su’entu e Antonella Corda risultano più immediati, così come il Valmell di Santa Maria La Palma. Per rimanere in Sardegna, è a dir poco godurioso nel calice il Cala Granis di Tenute Gregu, Carignano in purezza. In ordine sparso, sono da scoprire in estiva anche lo Stùne di Amalberga - indimenticabile Ottavianello in purezza - e Asylia di Librandi, 100% Gaglioppo nella piccola Doc Melissa, facendo un salto in Calabria.
Le bollicine da scoprire
Il grande universo del Prosecco Superiore di Valdobbiadene, d’estate disseta in purezza e pure nello “spritz bianco” originale (vino, ghiaccio e acqua frizzante), si può scegliere tra etichette storiche come la Cuvée 1926 di Valdo Spumanti, il Valdobbiadene Superiore di Cartizze di Col Vetoraz e il Guia Brut Millesimato di Foss Marai, ma anche il Brut di Serena Wines e la collezione Mete Eccelse di Drusian. Bastano pochi chilometri per raggiungere poi la zona delle “bollicine di montagna” dove gustare l’AlpeRegis Trentodoc Extra Brut di Rotari.
Paesaggi d'autore e perlage fine: l'autentico spirito dell'estate italiana racchiuso in un calice
Il Lessini Durello, dai Monti Lessini tra Verona e Vicenza, rimane la bollicina italiana più sottostimata: la Durella, uva dall'acidità naturale tra le più alte del panorama nazionale, al metodo classico con lunghi affinamenti produce spumanti di grande tensione. Monte Zovo e Giannitessari ne propongono versioni extra brut di qualità paragonabile a etichette ben più note, ma non si possono perdere le etichette meno dosate di Fongaro - vini taglienti, eleganti, capaci di sapidità e grande bellezza - e il dosaggio zero della Cuvée Augusto firmata dai fratelli Dal Cero, capace di far sfigurare le maison d’oltralpe.
Poco distante, il Garda regala il pas dosé Lupo Zero di Cascina Montelupo. Tra Piemonte e Lombardia non mancano i calici capaci di nobilitare una serata: dall’Asti Docg di Cocchi all’Alta Langa di Cuvage, il 500 di Vite Colte e Bosca (la Riserva del Nonno, in particolare) all’extra-brut millesimato di Damilano, dall’affilato Pinot nero di Conte Vistarino al Franciacorta Naturae di Barone Pizzini e al Franciacorta Blanc de Blancs di Marchese Antinori - Tenuta Montenisa. In Sardegna va scoperto l’Oscarì di Sella & Mosca, un metodo classico intrigante dal vitigno Torbato 100%.
Tutta la vivacità dell'estate nel calice: spumanti d'eccellenza per accompagnare con eleganza ogni serata
Il Verdicchio spumantizzato è la sorpresa più interessante delle Marche recenti. Il vitigno rivela al metodo classico o al charmat lungo una personalità precisa: perlage fine, acidità tesa, note di mandorla e mela verde. Garofoli e Umani Ronchi, ma soprattutto Tenuta Musone - che spinge la permanenza sui lieviti fino ai 90 mesi dell’etichetta Walter Darini - propongono versioni che reggono il confronto con bollicine più blasonate a prezzi più accessibili.
La nouvelle vague dei rosati
L'Asti Rosato Docg - novità recente lanciata al Vinitaly 2026 - nasce dall'unione di Brachetto e Moscato Bianco e aggiunge alla dolcezza tipica della denominazione una componente di fragola e lampone che lo rende più versatile dell'Asti classico. Le etichette, come il Cinzano Rosé Edition, sono già sul mercato e l’abbinamento ideale è con la pasticceria secca e i dolci estivi alla frutta. Sempre in Piemonte, anche l’Alta Langa ha la sua versione rosa come il Contessa di Fontanafredda. Il Lambrusco di Sorbara Doc Rosé del Cristo di Cavicchioli, porta la vivacità emiliana delle uve pure di Sorbara vinificate in rosa nel calice. La spiccata acidità e la piacevole sapidità, lo rendono versatile come aperitivo, ma anche in abbinamento a salumi tradizionali, primi piatti emiliani e preparazioni a base di pesce.
Dalle bollicine ai vini fermi, il panorama dei rosati italiani si arricchisce di nuove interpretazioni capaci di unire vivacità e piacevolezza nel calice
Passando dagli sparkling ai fermi, l’altra novità emersa al Vinitaly è il Conero Rosato, sulla fascia adriatica: Montepulciano vinificato in rosato, colore buccia di cipolla o più carico simile al cerasuolo, sapidità marina riconoscibile. Poche etichette in circolazione - si possono esplorare le varianti di La Calcinara e Moroder, di Strologi e Marchetti, di Garofoli e Lucesole - ma la direzione è promettente, soprattutto sui crostacei e frutti di mare crudi.
C'è poi il rosato italiano che non nasce dall'idea di fare un vino leggero per l'estate, ma dalla tradizione contadina di portare nei campi un vino di casa capace di dissetare e nutrire insieme. Il Cerasuolo è sinonimo di antica vita rurale abruzzese e infatti è un vino con struttura, acidità, spessore gustativo. Dopo anni da figlio di un dio minore, oggi sta ritrovando identità e dignità ed emerge sempre più interessante, in particolare dall’area delle Colline Teramane (unica Docg in Abruzzo).
Un sorso di estate: quando il vino sa unire la freschezza che disseta alla struttura che accompagna perfettamente il cibo
Da assaggiare il Bisanzio di Citra e le etichette di Abbazia di Propezzano e Cerulli Spinozzi, Cantina Colonnella e Orlandi Contucci Ponno, oltre alle annate più vecchie di Fattoria Nicodemi e Illuminati. La tradizione vuole il Cerasuolo in alternativa al bianco con il pesce, in abbinamento ai brodetti locali, ma anche il tipico minestrone abruzzese. Dici rosato… e pensi Puglia. Inevitabile allora in glacette un Negroamaro in versione rosa come l’Amarosé di Tinazzi, il Rosalita di Due Palme o il 12 e mezzo di Varvaglione.
I bianchi: un itinerario da nord a sud
Il Gavi Docg - ottenuto dal Cortese in Piemonte - resta tra i bianchi italiani più riconoscibili all'estero eppure poco frequentati in Italia. Paglierino tenue, profumi floreali delicati, finale ammandorlato… come rinunciarci d’estate? Il Pleo de La Raja, Poggio di Gavi, Terre di Maté, Giordano Lombardo e Alvio Pestarino sono le cantine da scovare, mentre La Scolca e Villa Sparina sono le classiche da non perdere. Il vino è ideale all'aperitivo o con antipasti di verdure grigliate.
L'anima solare dei vitigni bianchi italiani: freschezza e sfumature agrumate per esaltare i mesi caldi
Spiccata acidità e vocazione gastronomica per la Vernaccia di San Gimignano, che si può esplorare nella proposta di Panizzi e Terre di Sovernaja, Casa alle Vacche e Colombaio di Santa Chiara… tutte se possibile tenute in cantina almeno 5 anni. Il Vermentino Superiore toscano - nelle versioni della Costa degli Etruschi o della Maremma - ha una profondità aromatica maggiore rispetto ai cugini liguri, con macchia mediterranea, agrumi e spezia. Dai Colli di Luni, si mette però in evidenza il lavoro (lungo nel tempo) di Terenzuola sui Vermentino. Da Suvereto si possono assaggiare le etichette di Rigoli e La Fralluca, il primo più minerale e il secondo più sul frutto. Il Vermentino di Gallura Docg, chiude il percorso con intensità: erbe aromatiche, ginestra, sapidità marina spiccata da abbinare a crostacei e pesci di scoglio.
Il Trebbiano Spoletino è il bianco umbro più discusso degli ultimi anni. In acciaio o affinato in anfora con brevi macerazioni, fermentato in legno o maturato in cemento, fermo o spumantizzato… il vitigno rivela un animo poliedrico e sviluppa una complessità aromatica inattesa. Fiori bianchi secchi, nota cerina, corpo ampio, acidità dirompente ne fanno uno dei bianchi più interessanti sulla scena italiana. Da assaggiare le etichette di Giampiero Bea e Perticaia, la Riserva Le Cimate, ma soprattutto l’elegantissimo Vigna Tonda di Antonelli e l’immancabile bellezza dei due Trebbiano firmati Cantina Ninni: Poggio del Vescovo è la versione più affilata e tesa, Misluli medita tra tisane e dolcezze erbacee.
Dalla vigna al calice: l'energia e il carattere insolito dei grandi bianchi della nostra tradizione
In Campania il Pallagrello Bianco, vitigno campano recuperato dall'oblio dopo oltre un secolo di assenza dai vigneti, produce bianchi di carattere insolito: frutta gialla matura, erbe aromatiche, consistenza quasi grassa bilanciata da un'acidità disarmante. Alois è un punto di riferimento in materia, ma meritano un approfondimento anche Tenute Selvanova, Sclavia e Viticoltori del Casavecchia. Il Greco di Tufo Docg è invece uno dei bianchi meridionali più robusti, capace di accompagnare piatti importanti anche d'estate: frutti di mare gratinati, pasta con le vongole, pesce spada alla brace. Sono vini che durano in bottiglia ben oltre la moda del momento. I punti di eccellenza sono Cantine Di Marzo e Di Meo che coniugano profumi e mineralità, ma vanno scoperti anche Donnachiara e Tenuta Pietrafusa, oltre al Cutizzi di Feudi San Gregorio, Tenuta Cavalier Pepe e Tenute del Meriggio.
In fondo, scegliere il vino giusto per l'estate non significa semplicemente riempire il frigorifero di bianchi e bollicine. Significa trovare bottiglie capaci di accompagnare un diverso modo di stare a tavola, fatto di pranzi all'aperto, aperitivi al tramonto, grigliate tra amici e cene che si allungano fino a tarda sera.