Nuovo modello per i vini d’Abruzzo, che valorizza l’identità territoriale

Semplificazione, identità e sostenibilità: su questi principi si fonda la nuova identità dei vini d’Abruzzo. Un’opportunità per tutto il sistema vinicolo che da frammentato dimostrerà maggiore unicità e compattezza

17 marzo 2022 | 18:51
di Emanuela T. Cavalca

I vini d’Abruzzo cambiano per valorizzare l’identità territoriale della Regione. Meno denominazioni e maggior forza d’impatto nella comunicazione. «L’identità comune - sottolinea Valentino Di Campli, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo - renderà più facile la promozione e la riconoscibilità nel mercato italiano ed estero». Il via libera è arrivato ieri dal ministero delle Politiche agricole, con l’accoglimento da parte del Comitato Nazionale Vini della proposta fatta nel 2019 dai produttori del Consorzio Tutela vini d’Abrzzo. In questo modo avremo non più 8, ma solo 1 Igt. L’Abruzzo è chiamata anche la Regione verde d’Europa, infatti vanta catene montuose imponenti come la Maiella e il Gran Sasso, una fascia litorale, tre parchi Nazionali e uno regionale oltre a numerose oasi. Il territorio beneficia di forti escursioni termiche, garantendo un microclima ideale per vini di qualità. Proprio per le caratteristiche territoriali vanta un tessuto produttivo variegato. Così dopo anni di lavoro e di riunioni con i produttori la Regione Abruzzo e il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo hanno ridefinito i disciplinari, grazie al “Modello Abruzzo”. Il Comitato Nazionale Vini ha approvato all’unanimità il progetto che prevede l’introduzione della menzione Superiore per le Dop “d’Abruzzo”, che potrà apparire in etichetta nelle appellazioni provinciali.

«Nasce dunque una nuova era del vino abruzzese - sottolinea Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo - avevamo una situazione frammentata ed ora abbiamo dato maggior valore al tessuto produttivo e la denominazione non è altro che un marchio collettivo. Dalla vendemmia 2022 potremo portare in etichetta le novità. L’aggregazione del sistema produttivo ha dimostrato quanto sia importante l’unione e d’ora in poi i produttori saranno i veri protagonisti. Il nostro obiettivo è di raddoppiare la quantità a Denominazione, passando dal 40% all’80%. Nasce il vino d’Abruzzo. Ne beneficeranno tutti i canali, ci consentiranno di raccontare un territorio particolare, dal grande valore».

Semplificazione, identità, segmentazione qualitativa, sostenibilità

I princìpi guida del “Modello Abruzzo” sono: semplificazione, cioè meno denominazioni; identità comune rafforzata, con la dicitura “d’Abruzzo” per tutti ma distinta per territori e micro-territori; segmentazione qualitativa, con l’introduzione della menzione Superiore per i Dop regionali come i vini Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo, Pecorino d’Abruzzo, Passerina d’Abruzzo, Cococciola d’Abruzzo, Montonico d’Abruzzo, che potranno fregiarsi in etichetta delle appellazioni provinciali; adeguamento al reale potenziale produttivo regionale; il tutto nell’ottica di sostenibilità sociale, economica ed ambientale.

«Il riconoscimento di una qualità superiore e dell’identità comune “d’Abruzzo” per le Doc - sottolinea Valentino Di Campli - permetterà di rendere più facile la promozione e la comunicazione perché renderà le diverse zone di produzione molto più riconoscibili sui mercati, soprattutto all’estero, e di esaltare sempre di più il binomio vino/territorio; d’altro canto l’introduzione di un’unica Igt Terre d’Abruzzo con il riferimento al territorio distintivo che va a sostituire le 8 attutali crea una forte immagine regionale sopperendo all’attuale frammentarietà poco incisiva».

 

Riferimento territoriale identitario

Il riconoscimento di Superiore permetterà di evidenziare in etichetta il riferimento a territori più piccoli e identitari, come i così detti “cru”, fino ad arrivare alla singola “vigna”. Le quattro appellazioni provinciali per le Doc “d’Abruzzo” che potranno fregiarsi delle menzioni Superiore e Riserva saranno: Colline Teramane; Colline Pescaresi; Terre de L’Aquila; Terre di Chieti. «Si tratta di un’opportunità fondamentale per tutto il sistema vitivinicolo regionale che consentirà finalmente ai vini d’Abruzzo di esaltare le potenzialità tuttora inespresse del nostro territorio e di acquisire maggiore credibilità», concludono all’unisono Imprudente e Di Campli.

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