Sfumature di rosa per scoprire i vitigni autoctoni delle Marche

La Tenuta Le Vigne di Clementina Fabi a Montedinove, in provincia di Ascoli Piceno, ha ospitato una due giorni di eventi, degustazioni, dedicati alla Guida Rosa Rosati Rosé di Renato Rovetta

01 giugno 2022 | 10:51
di Carla Latini

Carol Agostini, nota esperta enogastronomica, è arrivata nelle Marche, commissario enologico internazionale e sommelier, titolare dell’agenzia FoodandWineAngels e autrice del libro "Cena con Fattura D'Amore" distribuito in tutte le librerie nazionali, il suo primo romanzo per la casa editrice Ronca Editore. Un palato raro e prezioso quello di Carol che ha organizzato due giorni dedicati alla Guida Rosa Rosati Rosé di Renato Rovetta con il vino rosa protagonista esclusivo nella Tenuta Le Vigne di Clementina Fabi a Montedinove (AP).

 

Sfumature di rosa per conoscere i vini autoctoni delle Marche

La meravigliosa cornice delle colline pedemontane dell’ascolano dove l'aria marina, il suolo e il clima facilitano la coltivazione di uve sane e la produzione di vini di alto livello, è stato lo scenario per un fitto programma che ha accolto giornalisti ed esperti di enogastronomia.

La due giorni è iniziata sabato con l'accoglienza da parte dei titolari Loretta di Maulo e Gianluca Giorgi, con l'assaggio di quattro tipologie di vini rosa provenienti da territori diversi Piemonte, Campania, Liguria e Abruzzo.

Sfumature di rosa si sono alternate nei calici dei presenti, un viaggio lungo tutto lo Stivale, iniziando dalla bollicina dell'azienda vitivinicola Strappelli, il Rosé Spumante Brut a base di uve di Montepulciano d'Abruzzo con tutta la sua eleganza e vivacità.

La degustazione è seguita con i prodotti dell’azienda vinicola Cà du Ferrà con il suo vino Magia di Rosa Liguria di Levante Rosato IGP da blend di uve Sangiovese, Vermentino nero e Syrah; con quelli della Cascina Carrà con Langhe Doc Rosa Thea, un Nebbiolo in purezza da salasso di uve mature, vino delicato ma allo stesso tempo fragrante e avvolgente; e con i prodotti dell’azienda vitivinicola Casula Vinaria con il suo Primavera da uve di Aglianico rosato Colli di Salerno IGP, intenso per colore e di grande profondità gustativa.

La degustazione dei primi quattro vini rosa è stata condotta da Loretta di Maulo titolare della cantina, da Renato Rovetta, pioniere del vino rosato a livello nazionale e fondatore della Guida e di Paola Cocci Grifoni, enologa marchigiana e profonda conoscitrice dell’enologia varietale del Piceno.

Le tematiche territoriali

Dopo la degustazione si è svolta una tavola rotonda dedicata all'approfondimento di varie tematiche territoriali gestita da Francesco Massi, giornalista del Corriere Adriatico, con la presenza del sindaco di Montedinove, Antonio Del Duca, DomenicoSacconi dell'Associazione Gemme dei Sibillini e il presidente Marche del Biodistretto Picenum, Enzo Malavolta.

La tavola rotonda ha permesso di approfondire tematiche storiche sul paese medioevale.

Paese appartenente alla comunità montana dei Monti Sibillini, che fa parte della rete dei borghi autentici, Montedinove è ricco di storia con il Museo delle Tombe Picene, la chiesa di San Lorenzo, quella di Santa Maria de Cellis e il Convento di San Tommaso Becker.

In occasione dell’evento è stata presentata la Mela Rosa dei Sibillini, dalle caratteristiche visive particolari: una mela non propriamente bella dal punto di vista estetico, perché piccola e irregolare, ma nutriente, gustosa e genuina.

Un progetto di rete territoriale

Grande curiosità verso il progetto di rete territoriale è stata mostrata in occasione dell’evento, un progetto che coinvolge le aziende con prodotti e servizi di iper-eccellenza nell’area del cratere dei Sibillini e quell’area che si estende verso la Vallata dell’Aso e zone attigue.

Ogni azienda della rete si contraddistingue per una “Gemma”, prodotto o servizio unico o difficilmente reperibile sul mercato. Nasce così il “Circuito delle Unicità”, una filosofia e una visione nuova del territorio dei Sibillini.

Tra le gemme vi è il Terre di Offida Passerina, Spumante DOC Brut della cantina Le Vigne di Clementina Fabi, che ha presentato i vini dell'azienda degustando il vino rosa annata 2018, 2020 e – a seguire – gli autoctoni della zona produttiva.

Un successo preannunciato di qualità, territorio, storia e cultura locali immersi in quelle dolci colline, tra borghi in pietra e leggere brezze che spirano verso il mare.

 

 

Conclusioni degustative e numeri dei rosa

La giornata si è conclusa con la selezione degli assaggi di altri vini rosa per cogliere sfaccettature sensoriali e aromatiche differenti, con l'obiettivo di comprendere e conoscere le potenzialità di questa tipologia di vini. Si tratta di prodotti fortemente in crescita a livello mondiale che sono stati presentati dalla stessa Carol.

Il suo intervento ha avuto come focus l'esportazione mondiale di vino rosa, che vede l'Italia come la principale esportatrice di questa tipologia, seguita dalla Spagna, dalla Francia e dagli Stati Uniti.

Secondo i dati raccolti dall' Osservatorio Mondiale dei Rosé, che hanno documentato come nel 2018 una bottiglia di vini fermi su dieci era rosa, oggi questa tipologia ha mantenuto costante la tendenza alla crescita con un aumento del 31% nella produzione annuale.

In testa per consumi ed ettolitri prodotti troviamo la Francia, dove il rosa rappresenta una istituzione. A seguire nella classifica dei Paesi produttori seguono l’Italia (4,5 milioni di hl), Usa e Spagna (3,8 milioni ciascuno), che insieme alla Francia fanno il 74% della produzione.

L’attenzione verso questo vino aumenta soprattutto nei poli d’attrazione di fascia alta, come la Germania e il Regno Unito, da sempre legati al consumo di vitigni a bacca bianca.

I Rosa italiani

Il rosato costituisce da sempre un secondo vino di bandiera in alcuni territori italiani (come nel caso del Cerasuolo abruzzese o del Salice salentino rosato), ma negli ultimi anni altre zone produttive hanno risvegliato l'interesse verso questa tipologia.

A Verona è stato costituito il primo nucleo dell’ancora in attività Istituto Rosautoctono, dedicato alla valorizzazione del rosato italiano. La costituzione dell’istituto viene come conseguenza della consapevolezza acquisita che il vino rosa italiano presenta buone opportunità economiche, ma soprattutto è un’occasione per abbattere gli ultimi stereotipi ancora esistenti all’interno di un settore, oggi completamente aperto all’innovazione.

Il vino rosa - nonostante i preconcetti ancora vivi fra molti consumatori, racconta Carol agli intevenuti, è capace di stravolgere i pregiudizi, i paradigmi, aprendo al pubblico un modo nuovo di bere, di avvicinarsi al settore vinicolo, alla sperimentazione e all'autenticità di prodotti e territori diversi, che credono in questa tipologia.

Loretta di Maulo ha concluso dicendo: «Siamo veramente entusiasti di incontrare, finalmente dal vivo, esperti di settore ed esponenti della stampa, per scambiare opinioni sui vini rosa e sui vitigni del territorio del piceno, affrontando con loro nozioni tecniche, di mercato e di sensorialità, in un contesto meraviglioso come quello delle colline pedemontane dell’ascolano. Un luogo ideale, vicinissimo al mare, dove l'aria marina, il suolo e il clima facilitano la coltivazione di uve sane e la produzione di vini di alto livello».

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Alberto Lupini


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