Novi Ligure, chiude la Pernigotti La produzione sarà esternalizzata in Italia

Uno dei simboli dell’industria dolciaria italiana chiude i battenti. A Novi Ligure (Al) ha spento infatti la catena di produzione Pernigotti con 100 dipendenti che ora temono per le loro sorti professionali

09 novembre 2018 | 09:52
La proprietà - si apprende dall’Ansa - fa però sapere che «Pernigotti intende esternalizzare le proprie attività produttive unicamente presso il territorio nazionale. Si sta procedendo all'individuazione di partner industriali in Italia, a cui affidare la produzione, coerentemente anche con l'obiettivo di cercare di ricollocare il maggior numero possibile di dipendenti coinvolti presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti. L'azienda sta gia` dialogando con alcune importanti realta` italiane del settore dolciario».

La famiglia Averna era stata la regista per cinque generazioni dell’industria nota per il cioccolato gianduia e per il torrone ma non solo perché si era fatta apprezzare anche per il gelato e la pasticceria. Nel 2013 il primo cambiamento radicale col passaggio di testimone al gruppo famigliare turco Toksoz il quale aveva garantito continuità e si era dichiarato consapevole del valore storico e qualitativo del marchio.



Ora però i sindacati annunciano la chiusura. «L'amministratore delegato - ha dichiarato Tiziano Crocco (Uila) - era accompagnato dai legali e ci ha comunicato che non sono interessati allo stabilimento. I pochi impiegati del settore commerciale che rimarranno saranno trasferiti a Milano».

I lavoratori della Pernigotti oggi decideranno la mobilitazione. «Sarà un'iniziativa forte per rimarcare il duro colpo che subiranno la città e l'economia della provincia». Una storia lunga quasi 160 anni quella di Pernigotti che affonda le radici nel 1860 quando Stefano Pernigotti aprì una drogheria nel cuore di Novi Ligure.

Dopo essersi fatto conoscere con le prime produzioni Paolo Pernigotti dà la svolta modificando la ricetta del Torrone introducendo il miele concentrato al posto dello zucchero. Il mitico Gianduiotto nasce invece nel 1927 prima del gelato e del Cremino che arriva sul mercato negli anni ’70. Gusti, profumi e sensazioni che probabilmente rimarranno legate ad un passato non più rievocabile.

Amaro il commento del neopresidente di Coldiretti, Ettore Prandini: «È il risultato del circolo vizioso della delocalizzazione che inizia con l’acquisizione di marchi storici del Made in Italy - ha detto - continua con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e si conclude con la chiusura degli stabilimenti con effetti sull’occupazione e sull’economia nazionale dal campo alla tavola».

Qualivita ha voluto intervenire sulla vicenda con una nota ufficiale. I se non cambiano i fatti, ma se i gianduiotti fossero stati registrati come indicazione geografica, forse oggi la situazione sarebbe molto diversa. Il fatto che il gianduiotto sia incluso tra i prodotti agroalimentari tradizionali piemontesi non è sufficiente a garantire il mantenimento della produzione sul territorio, come invece sarebbe stato con le registrazioni Dop e Igp, che vincolano rigidamente la produzione all’area indicata nel disciplinare.
 
«Penso come esempio a Modica, dove da tempo avevano capito l’importanza della registrazione - afferma Mauro Rosati direttore generale della Fondazione Qualivita - i produttori e le istituzioni locali si sono battuti per anni per ottenere l’Igp del Cioccolato e finalmente l’hanno ottenuta. Adesso il Cioccolato di Modica è Igp e potrà essere prodotto solo nel comune di Modica, in provincia di Ragusa».

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Alberto Lupini


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