Per rilanciare i prodotti agricoli serve un'alleanza con i ristoranti

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini chiede una più forte collaborazione tra le aziende agricole, cuochi e ristoratori per ridare fiato a tutto il comparto . In questi mesi i prezzi sono crollati e le aziende aspettano ancora gli aiuti dal Governo. Si attende anche la ripresa delle esportazioni

18 giugno 2020 | 09:30
di Sergio Cotti
«Serve un’alleanza con i ristoratori e con i cuochi italiani nel mondo per rilanciare il settore agroalimentare e con esso anche quello della ristorazione». L’appello è del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che torna a parlare del futuro dell’agroalimentare italiano, rilevando che i mesi del lockdown hanno lasciato sul terreno 8 miliardi di euro persi in gran parte a causa della chiusura dei locali per il mancato acquisto di cibo e bevande.

Cuochi e agricoltori insieme per il rilancio di ristorazione e Made in Italy agroalimentare

Numeri da capogiro, ricavati tenendo conto della riduzione del 9,5% del fatturato dell’industria alimentare registrata dall’Istat ad aprile rispetto all’anno precedente per l’emergenza coronavirus. «I grandi cuochi possono aiutarci a valorizzare i nostri prodotti – ha aggiunto Prandini – Dopotutto i comparti della ristorazione e del turismo rappresentano la prima forma di promozione del Made in Italy. Da parte nostra, sarebbe miope parlare degli interessi di una singola impresa agricola, senza sostenere quei comparti che danno valore aggiunto in termini economici a tutto l’agroalimentare».

Per alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. E nonostante la riapertura dei locali resta una situazione di difficoltà nella ristorazione per via di una diffidenza ancora diffusa, della chiusura di tanti uffici e per l’assenza del turismo di italiani e stranieri. Tutti fattori che hanno fatto precipitare del 40% (dall’inizio dell’anno ad oggi) gli acquisti di cibo destinato a colazioni, pranzi e cene fuori casa, solo in minima parte compensati da un risicato +6% di quelli per il cibo destinato al consumo casalingo

Ettore Prandini

Da qui le richieste di interventi da parte del Governo: «Chiediamo – dice Prandini – una grande campagna di comunicazione per le esportazioni, con la possibilità di poter accedere a mercati nuovi e non soltanto di tornare in quelli in cui già eravamo forti». Gli incontri con l’Esecutivo procedono a ritmi serrati; sul piatto c’è anche il sostegno alle aziende: «Stiamo lavorando anche in queste ore – continua Prandini – per individuare insieme forme di aiuto reale. Non abbiamo bisogno di spezzatini con i quali si dà poco a tutti, senza ricaduta reale sulle imprese, ma di interventi mirati e immediati, come la cancellazione degli aspetti contributivi. Questo vale soprattutto per i comparti più colpiti dalla crisi, dalla pesca al vino, agli agriturismi».

Seppure non si sia mai fermato neppure nei mesi dell’isolamento totale, l’agroalimentare è andato incontro a forti criticità. «Il fermo totale di bar, alberghi e ristoranti, oltre a quello delle esportazioni, ha creato un importante danno di carattere economico, che ricade direttamente sui fatturati delle aziende – ricorda Prandini – Le quantità, in termini di produzione, non sono diminuite, anzi in alcuni casi sono addirittura cresciute, con il conseguente calo del prezzo pagato alle aziende».

Il riferimento è, in particolare, al comparto suinicolo (con i prezzi in discesa del 40%), a quello lattiero-caseario e a quello vinicolo. «Quest’ultimo – ha detto ancora il presidente di Coldiretti – ha patito lo stop delle esportazioni, con una conseguente contrazione delle vendite, che ha riguardano soprattutto i vini più riconosciuti per qualità, come il Barolo, l’Amarone, il Brunello di Montalcino e le bollicine».

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Alberto Lupini


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