Un “Sole” per il Moscato di Scanzo E a Shanghai festa da Bombana

Riconoscimenti e soddisfazioni per la più piccola Docg italiana, dalla Guida Veronelli a una presentazione nel ristorante di Shanghai del pluristellato chef bergamasco

16 novembre 2019 | 12:20
di Roberto Vitali
La più piccola Docg italiana, una produzione annua che si aggira su sole 50 mila bottiglie da mezzo litro, un vino passito già noto nel XVII secolo e che continua a meravigliare, tanto da meritare anche quest’anno numerose segnalazioni sulle nuove Guide 2020. È il Moscato di Scanzo Docg, una piccola perla dell’enologia lombarda, prodotta sulle colline di un solo Comune, Scanzorosciate, pochi chilometri a nord di Bergamo.

Manuele Biava brinda con la direttrice di sala e il sommelier del ristorante di Bombana

I sommelier lombardi dell’Ais, nella loro preziosa pubblicazione annuale, la Guida Vitae, premiano con la massima votazione delle 4 Viti due prodotti made in Scanzorosciate: il Moscato di Scanzo 2015 firmato dall’azienda De Toma e l’Exenthia dell’azienda agricola Biava (uve Moscato giallo lungamente passite). Quattro Viti anche per il Theia 2018 da uve passite provenienti da vitigni resistenti alle malattie fungine, prodotto da Alessandro Sala nella azienda biologica Nove Lune in Comune di Cenate Sopra (Bg), poco distante da Scanzorosciate.

Roberta Agnelli, Giacomo e Stefania De Toma

Torniamo però subito a Scanzorosciate per ricordare un ottimo piazzamento per il Moscato di Scanzo vendemmia 2011 dell’azienda Fejoia di Stefano Locatelli che dalla Guida Oro I Vini di Veronelli ha meritato nientemeno che il “Sole”, simbolo di competenza, creatività e impegno. Una soddisfazione non da poco per Stefano Locatelli, visto che il Sole è stato assegnato a soli dieci vini su tutto il territorio italiano. In cantina sono rimaste circa 800 bottiglie di quell’annata fortunata e per chi vuole averne non c’è tempo da perdere (costo sui 35 euro a bottiglia).

Stefano Locatelli

Ancora un successo per il Moscato di Scanzo è raccontato da Manuele Biava appena rientrato dalla Cina, precisamente da Shanghai.  «L’occasione – afferma – è stata una cena per vip organizzata da Umberto Bombana, lo chef bergamasco con ben 7 stelle Michelin, che nel suo ristorante Otto e Mezzo di Shanghai ha dato vita a un evento di altissimo livello, con i miei vini che hanno accompagnato ogni portata: dal Secco Moscato Rosso al Guelfo, dal Guelfonero Magnum all’Exenthia Passito, fino al Moscato di Scanzo. Per la mia azienda è stata un’occasione molto importante, oltre che un motivo di grande soddisfazione personale; esporto già da alcuni anni i miei vini in Cina, anche se non grossi quantitativi perché la mia è una produzione di nicchia, spero però di consolidare ulteriormente la presenza della mia azienda sul mercato cinese. Le mie bottiglie sono acquistate soprattutto dalle enoteche e poi finiscono nelle cantine di collezionisti».

È risaputo che i cinesi apprezzano in modo particolare tutto ciò che arriva dal nostro Paese, ma negli ultimi tempi sono diventati dei veri fan del vino italiano. L’amore dei cinesi per il vino Made in Italy è confermato anche dai numeri. Il settore vitivinicolo italiano nel 2019 ha fatto segnare un incremento dell’11% delle esportazioni verso Pechino.

L’aumento delle vendite sul mercato cinese – sottolinea Coldiretti Bergamo – è il segnale di uno spostamento ad est della mappa dei consumi del nettare di Bacco. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi, la Cina è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Si tratta dunque di un mercato strategico per l’Italia – evidenzia Coldiretti Bergamo – e anche i vini bergamaschi si devono preparare in modo adeguato per cogliere questa opportunità.

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