Estate, torna la convivialità: si brinda con vini leggeri e suadenti

Grazie alla sua versatilità, il rosé è esploso in popolarità negli ultimi anni. Il bianco e le bollicine rimangono protagonisti, ma si fanno spazio anche i rossi leggeri, ideali per le grigliate di carne

02 giugno 2021 | 09:30
di Piera Genta
Voglia d’estate, di evasione. Mai come dopo questo lungo periodo di restrizioni sentiamo la necessità di premere il tasto “ripristina” sulle nostre abitudini: voglia di uscire, di chiacchere, di convivialità, di mare, di sole. Con l’arrivo della bella stagione anche la nostra alimentazione cambia, siamo portati a mangiare cibi leggeri e freschi, ma quali sono i vini da bere? Il vino bianco è il protagonista dei brindisi estivi che divide il podio con i rosé e inaspettatamente i vini rossi leggeri, che sono sicuramente quelli che si accompagnano meglio ad una grigliata di carne. Spazio alle bollicine, a drink particolari e ad interpretazioni un po’ dimenticate come la sangria. Non importa se bianco, rosso o rosa, fermo o con le bollicine: la bottiglia giusta è sempre una questione di gusti ed un piacere anche in vacanza.



Il boom del vino rosato, leggero e seducente

Grazie alla sua versatilità e alle tante varietà, il vino rosa è esploso in popolarità negli ultimi anni più di quanto la maggior parte delle persone creda. Ci sono deliziosi vini progettati proprio per essere sorseggiati a bordo piscina, vini che hanno il sapore della voglia di vivere, dal sorso goloso. Sono vini versatili, spesso meno acidi dei bianchi ed hanno una maggiore morbidezza. La storia vinicola racconta che il primo rosato d’Italia fu imbottigliato nel 1943, si chiamava e tuttora si chiama Five Roses (90% Negroamaro e 10% Malvasia nera), prodotto dall’azienda Leone de Castris per rifornire le truppe alleate straniere.

Ai rosati di Bodvár-House of Rosés una famosa casa che commercializza solo questa tipologia di vini, soprattutto provenzali, ha dedicato dal 2015 nel secondo sabato di giugno la giornata nazionale del rosé, che si celebra in America ed anche in Italia con l’obiettivo dichiarato di promuovere la consapevolezza che il rosé è un vino con una propria identità.

In Italia la diffusione della cultura del vino rosa è affidata a Rosautoctono, l’istituto del vino rosa autoctono italiano fondato nel 2019, che raccoglie i Consorzi di tutela delle denominazioni più rappresentative: Chiaretto e Bardolino, Valtènesi, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino nero, Salice Salentino Rosato e Cirò rosato.

Il Piemonte non è proprio terra di rosati, anche se megli ultimi tempi molte cantine stanno presentando sul mercato nuovi prodotti, molti dei quali hanno nel vitigno Nebbiolo il loro comune denominatore. Note delicate contraddistinguono lo spumante metodo Classico di Josetta Saffirio di Monforte d’Alba, da vitigno Nebbiolo, dove l’acidità e la morbidezza sono ben bilanciate. Giovane, leggermente frizzante, morbido e fresco il Langhe Rosato Doc “Trabuc” dell’azienda La Fusina di Dogliani: il suo nome deriva da una scala metrica piemontese e significa “tre metri”. È composto da tre uve: Nebbiolo, Pinot nero e Barbera.

Sulla riva orientale del lago di Garda in provincia di Verona viene prodotto il Chiaretto di Bardolino (Corvina veronese, Rondinella e Molinara) dai profumi agrumati e di piccoli frutti di bosco, fresco, sapido e leggermente tannico. I produttori iscritti al Consorzio sono veramente tanti, c’è l’imbarazzo della scelta! Per comunicare sui social il piacere di bere vino rosa, il Consorzio di tutela Chiaretto e Bardolino ha fatto realizzare dallo studio veronese Paffi l’emoji “Pink Wine”, un’emoticon che raffigura due calici di vino rosa nell’atto di brindare, coronati da un piccolo cuore, rosa anch’esso.

A pochi chilometri da Bolzano, la tenuta Kornell presenta Merose, varietà dominante Merlot. Rosa brillante, bouquet fragrante, di notevole freschezza. Si abbina a un’insalata di pasta fredda o al carpaccio di manzo.

In un antico borgo toscano tra le colline del Chianti, nasce un blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Si chiama Perolla Rosato Toscana Igt dell’azienda San Felice, dal colore rosa cerasuolo. Nel bicchiere spiccano note di ciliegia, fragola e lampone. Affascina per la sua versatilità.

Di Podere dei Nespoli sulle colline romagnole, azienda che fa parte del gruppo Mondodelvino, il Filarino Rubicone Igt Sangiovese Rosato. Il nome secondo un’espressione locale significa “corteggiatore”; presenta un colore rosato intenso e brillante, delicato, con sfumature di rosa selvatica. Premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wine Trophy 2021.

Dal vitigno Montepulciano si ottiene il Cerasuolo d’Abruzzo, uno dei vini rosati italiani più importanti e apprezzati, tanto da vedersi riconosciuta una Doc autonoma, un caso unico nel panorama enologico dei vini rosati italiani. Quello di Valentini di Loreto Aprutino è stato appena dichiarato il migliore rosato fermo da 50 Top Italy Rosé, neonata guida online, un progetto editoriale del marchio 50 Top.

In Puglia troviamo Furia di Calafuria Rosato, la nuova etichetta di Tormaresca-Antinori, uve Negroamaro, Syrah e Cabernet Franc. È un vino di altissimo livello, racchiuso in una meravigliosa bottiglia satinata. Le raffigurazioni sul vetro rappresentano la forza delle onde del mare e la furia delle fiamme di un fuoco che arde.

Interessanti sono i vini rosé ottenuti da Pinot nero, come il Pumgranin rosato dell’Oltrepò Pavese prodotto dalle cantine Giorgi. Fa parte della linea “Gerry Scotti” e il nome ha a che vedere con ricordi della sua nascita. In Trentino troviamo Zeni Pinot nero rosato Broili, un fruttato intenso dalla leggera sapidità, fino ad arrivare alla Puglia con Kimìa delle tenute Chiaromonte.

Introdotto sul mercato dal 2020, il Prosecco Doc Rosé, fratello del Prosecco Doc, ovvero il vino italiano più conosciuto (e bevuto) al mondo. Villa Sandi ha nella sua selezione il millesimato “Il Fresco” Prosecco Doc Rosé da uve Glera e Pinot nero in una percentuale compresa tra il 10 e il 15%. Vengono utilizzate uve di Pinot nero coltivate da oltre un decennio nella tenuta adiacente alla villa. Nel bicchiere la freschezza e le note floreali e fruttate del Prosecco a quelle di piccoli frutti rossi, melograno e rosa del Pinot nero.



La freschezza dei bianchi, nelle loro innumerevoli declinazioni

Vini bianchi da sempre sinonimi dell’estate, ma quali scegliere? Anche qui l’imbarazzo della scelta, dall’intramontabile Chardonnay al Vermentino ad altre chicche della nostra enologia. Le Cantine del Custoza, territorio situato tra la città di Verona e il lago di Garda, quest’anno festeggiano i 50 anni della doc Custoza. Nasce da un blend di uve autoctone Garganega, Trebbianello e Bianca Fernanda. Contraddistinto da freschezza, piacevolezza ma anche grande longevità e può esprimersi in molte sfumature.

Nexus Friuli Colli Orientali dell’azienda Valchiarò Vignaioli in Torreano a pochi minuti da Cividale. 100% friulano, da uve surmature fermentate in acciaio per sentori di frutta gialla con note citrine e balsamiche. Morbido e secco. Nexus, in Greco, significa “intreccio” e allude al fatto che le uve provengono da viti coltivate in luoghi diversi, dal microclima e suolo specifici, che trasmettono al vino una singolare dinamicità gustativa.

Hérzu Langhe Doc Riesling Ettore Germano Serralunga d’Alba proviene da un vigneto a strapiombo sul Tanaro, da dove nasce il suo appellativo che in dialetto locale significa scarpata scoscesa. Un vino immediatamente riconoscibile. Fresco, minerale, asciutto, buona salinità ed una complessità aromatica ancora in evoluzione. Struttura importante, ricco di sensazioni.

Fresco, aromatico con caratteri fruttati ed agrumati Vegoia di Fattoria Mantellassi, a Magliano in Toscana, da vitigno Ansonica. Il nome richiama quello di una ninfa della mitologia etrusca raffigurata come una giovane donna alata che tiene in mano una spiga di grano. Per Fattoria Mantellassi rappresenta più di una qualsiasi novità. È un segno forte che, nonostante le difficoltà della pandemia, sta ad indicare la profonda volontà di andare avanti, di continuare con forza e passione il cammino di un’azienda che da oltre 60 anni ha raggiunto traguardi importanti.

Per ritrovare nel bicchiere il sapore della Sicilia, l’Etna bianco Monteleone, 100% Carricante prodotto sul versante Est dell’Etna, nel comune di Sant’Alfio. Il suolo è particolarmente ricco in sabbie vulcaniche e minerali che regalano al vino grande freschezza. Delicato bouquet di fiori di sambuco e ginestra al naso, all palato si dimostra fresco e con una bella spalla acida che allunga la beva. Il finale è piacevolmente sapido. Da provare con i crudi di pesce, crostacei e molluschi. Con questo vino Branka, bar lady del nuovo Civico Uno di Torino prepara un delizioso cocktail, Lu Mericanu. Tra i componenti un amaro di arance rosse.

Sardegna, Liguria e Toscana sono le zone del Vermentino, che si esprime in ognuna di queste con le dovute differenze. Tino Vermentino di Sardegna dellacantina Mora&Meno a Serdiano, un progetto di una giovane viticoltrice, Elisabetta Pala, è un classico vino da cucina di mare. In Liguria il Colli di Luni Etichetta Nera di Cantine Lunae Bosoni è molto varietale, fruttato. In Toscana a Montalcino Banfi produce La Pettegola, fruttato, fresco con frutti gialli e note di macchia mediterranea.

Il Verdicchio, bianco autoctono delle Marche, si declina in due versioni territoriali, il Verdicchio di mare, quello di Jesi con i vigneti affacciati sul mare. Un classico esempio è Verdicchio Castelli di Jesi Classico superiore Massaccio di Fazi Battaglia, molto fragrante, salino, dal carattere solare. Il Verdicchio di Matelica in provincia di Macerata è quello di montagna con i vigneti circondati dagli Appennini, Verdicchio di Matelica Vertis di Borgo Paglianettonell’alta valle dell’Esino, ampio e complesso.



Vini rossi, un’alternativa fuori dai soliti schemi

E per chi non sa rinunciare al rosso? Quelli leggeri sono una buona alternativa, ma attenzione a scegliere vini non particolarmente tannici, con buona acidità da servire ad una temperatura più bassa del solito, lasciando quelli invecchiati e strutturati per quando ritorna l’autunno.

Appena nato il Grignolino d’Asti Parcella 505, da un’idea di Davide Canina in collaborazione con i produttori di Govone. Si tratta di una selezione delle uve interne alla parcella. Colore rosso rubino brillante, note di geranio leggermente macerato per un leggero ritardo di raccolta delle uve. Spezia elegante e morbida grazie all’affinamento in tonneaux. In bocca è molto persistente. Buona freschezza e sapidità con una bella verticalità.

Riviera Ligure di Ponente Rossese dell’azienda Lombardi di Terzorio in provincia di Imperia. Una piccola realtà in un’area collinare circondata da oliveti e macchia mediterranea in un territorio dove fino al secolo scorso si coltivavano i fiori. Un rosso piacevolmente intrigante, dal profumo ampio, piacevolmente fruttato con sentori di fragola e lampone. Equilibrato in tutti i suoi componenti.

Freisa di Chieri Secco Vivace delle cantine Balbiano di Andezeno sulle colline in provincia di Torino. Rosso vivace che invita alla beva. Spuma fine ed evanescente, fresco ed armonico con note di lampone e rosa. Gradevole e facile da bere. Perfetto compagno nel cestino da pic-nic, da gustare tra i vigneti!

Ma il Freisa di Chieri può essere la base di un drink estivo, come l’Americano sbagliato (Biancosarti, Vermouth Ambrato, Alpestre, Freisa di Chieri Vivace) proposto da Michele Marzella del Gruppo Affini di Torino. E perché non utilizzare sempre la Freisa per rendere più fresca e piacevole una cena estiva e preparare una deliziosa sangria? È sufficiente una buona Freisa, magari la versione dolce, a cui aggiungere la frutta fresca di stagione mescolando con spezie, cannella, chiodi garofano ed il gioco è fatto!

Bollicine d’Oltralpe, dalle grandi Maison alle chicche più ricercate

Per chi non vuole rinunciare al glamour di stappare una bollicina francese, la scelta è veramente infinita, dalle piccole realtà alle grandi Maison, sempre questione di gusto e di budget! Per gli amanti del blanc de Noirs, Rochet-Bocart, vigneron indépendant, 100% Pinot nero del Grand Cru di Verzy, parte nord della Montagne de Reims, vinificato dalla giovane Mathilde, che fa parte delle Fa’ Bulleuses, un’associazione di sette appassionate produttrici di Champagne. Elegante, sottile dalla netta mineralità. Sempre ai piedi della Montagne de Reims, Jean Philippe Trousset con Les Crosettes, un assemblaggio straordinario di recupero di due vitigni dimenticati, Arbanne e Petit Meslier, che con lo Chardonnay danno vita ad un bicchiere di grande eleganza proposto come pas dosé, ovviamente un blanc de blancs. Entrambi importati da Alberto Massucco Champagne.

Riconoscibile dalla bottiglia con anemoni ideata nel 1902 da Emile Gallé, esponente dell’Art Noveau, la linea Belle Époque di Perrier-Jouet. Alla guida della cantina una donna Chef de cave, Séverine Frerson. Si può scegliere tra blanc de blancs, il brut classico e il rosé (Pinot nero, Chardonnay e Meunier). Tutti di grande eleganza. Un’icona quello della Maison Deutz l’Amour de Deutz, pura espressione dello Chardonnay. Armonico e delicato.



Chardonnay, Pinot Nero e Meunier per lo Champagne Collect extra brut della Maison Collet, la più antica società di produttori della regione, fondata nel 1921 ad Aÿ, un villaggio classificato grand cru nel cuore della Champagne. Grazie a 710 soci conferitori l’azienda può contare oggi su 750 ettari vitati posti nelle aree più vocate. Un bicchiere diretto, teso dalla sottile ricchezza di aromi.

Da scoprire i Crémant d’Alsace, de Loire e de Bourgogne, spumanti metodo tradizionale poco conosciuti poiché la maggior parte viene consumata a livello nazionale e solo poche bottiglie selezionate arrivano sugli scaffali esteri. Crémant de Bourgonge Gran Cuvée Veuve Ambal (Pinot Noir e Chardonnay con percentuali di Aligoté e Gamay), azienda a conduzione famigliare considerata la più importante produttrice di questa tipologia di vino. Grande piacevolezza e fragranza per il Crémant de Bourgogne Blanc de Noirs Paul Chollet, Pinot nero, Chardonnay e Aligoté. A pochi chilometri a sud di Strasburgo sulla strada dei vini d’Alsazia il Crémant d’Alsace Brut bio Willm, che dopo il proibizionismo fu il primo produttore alsaziano ad esportare i vini negli Stati Uniti. Un vino floreale e decisamente adatto alla stagione estiva, assemblaggio di Chardonnay, Riesling, Pinot gris, Pinot blanc, Pinot noir.

Nel sud dell’Inghilterra sullo stesso filone di gesso della regione di Champagne e con le stesse uve da qualche anno si producono gli Champagne inglesi. Un territorio che si sta rivelando interessante e molte Maison francesi hanno iniziato ad investire proprio nella zona costiera con un clima moderato dalla corrente della Manica. Si chiama Windsor Great Park Vineyard brut lo spumante prodotto nelle tenute reali, 4 ettari piantati nel 2011 in un vigneto di meno di 3 ettari nella tenuta del castello di Windsor nel Berkshire, prima produzione nel 2013.


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