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Consorzio del vino Brunello di Montalcino - SCHEDA

Consorzio del vino Brunello di Montalcino - SCHEDA
Consorzio del vino Brunello di Montalcino - SCHEDA
Pubblicato il 02 febbraio 2008 | 16:00

Costa del Municipio, 1 - 53024 Montalcino (Si)
Tel 0577 848246 - Fax 0577 849425
info@consorziobrunellodimontalcino.it
www.consorziobrunellodimontalcino.it

 Patrizio Cencioni

Presidente:
Patrizio Cencioni
Vicepresidenti: Ferruccio Ricci, Riccardo Talenti
Direttore: Stefano Campatelli
Area vitata globale: 3.500 ettari
Volumi totali 2005: 116.079 hl
Vini Docg: Brunello di Montalcino
Vini Doc: Rosso di Montalcino, Moscadello (vendemmia tardiva), Sant'Antimo (bianco, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot grigio, Pinot nero, rosso, Sauvignon, vin santo)
Aziende associate: 250, di cui 200 imbottigliatori

1. Abbadia Ardenga
2. Agostina Pieri
3. Altesino
4. Argiano
5. Armilla
6. Baccinetti
7. Banfi
8. Barbi
9. Baricci
10. Bartoli Giusti Tenuta Comunali
11. Bellaria
12. Belpoggio
13. Biondi Santi Franco - Tenuta Greppo
14. Bolsignano
15. Brunelli
16. Camigliano
17. Campi di Fonterenza
18. Campogiovanni
19. Canalicchio
20. Canalicchio di Sopra
21. Canneta
22. Cantina di Montalcino
23. Cantine Bonacchi
24. Capanna
25. Capanne Ricci
26. Caprili
27. Casanova di Neri
28. Casanuova delle Cerbaie
29. Case Basse
30. Casisano Colombaio
31. Castelgiocondo
32. Castelli Martinozzi
33. Castello di Velona
34. Castello Romitorio
35. Castello Tricerchi
36. Castiglion del Bosco
37. Cerbaia
38. Cerbaiona
39. Ciacci Piccolomini d'Aragona
40. Citille di Sopra
41. Col d'Orcia
42. Col di Lamo
43. Coldisole
44. Collelceto
45. Collemattoni
46. Colleoni
47. Conte Placido
48. Corte Pavone
49. Costanti
50. Crocedimezzo
51. Cupano
52. Donatella Cinelli Colombini
53. Donna Olga
54. Fanti-San Filippo
55. Fastelli
56. Fattoi
57. Ferrero
58. Ferro
59. Fontebuia
60. Fornacella
61. Fornacina
62. Fortius
63. Fossacolle
64. Fuligni
65. Gianni Brunelli
66. Greppino

67. Il Colle
68. Il Cocco
69. Il Forteto
70. Il Marroneto
71. Il Palazzone
72. Il Paradiso di Frassina
73. Il Paradiso di Manfredi
74. Il Patrizio
75. Il Poggiolo
76. Il Poggione
77. Iliceus
78. Innocenti
79. L'Aietta
80. La Campana
81. La Collina dei Lecci
82. La Colombina
83. La Croce
84. La Fiorita
85. La Fornace
86. La Fortuna
87. La Gerla
88. La Lecciaia
89. La Magia
90. La Mannella
91. La Palazzetta
92. La Pescaia
93. La Pieve
94. La Poderina
95. La Rasina
96. La Serena
97. La Togata
98. La Torre
99. La Velona

100. Lambardi
101. Lazzeretti
102. Le Chiuse
103. Le Crete
104. Le Gode
105. Le Macioche
106. Le Presi
107. Le Ragnaie
108. Lisini
109. Luciani
110. Marchesato degli Aleramici
111. Marchesi Cattaneo di Belforte
112. Mastrojanni
113. Màté
114. Mocali
115. Molinari Carlo
116. Molino di Sant'Antimo
117. Montecarbello
118. Nostravita
119. Padelletti
120. Palazzo
121. Pecci Celestino
122. Pertimali
123. Pian dell'Orino
124. Pian delle Querci
125. Pian delle Vigne
126. Pian di Macina
127. Piancornello
128. Pietrafocaia
129. Pietroso
130. Pieve Santa Restituta
131. Pinino
132. Piombaia
133. Podere Bellarina
134. Podere Brizio
135. Podere La Vigna
136. Podere Paganico
137. Poderuccio
138. Poggiarellino
139. Poggio Antico
140. Poggio degli Ulivi
141. Poggio dell'Aquila
142. Poggio di Sotto
143. Poggio Il Castellare
144. Poggio San Polo
145. Querce Bettina
146. Quercecchio
147. Rendola
148. Renieri
149. Ridolfi
150. Riguardo
151. S. Lucia
152. Salicutti
153. Salvioni
154. San Carlo
155. San Filippo
156. San Lorenzo
157. San Polino
158. Santa Giulia
159. Sassetti
160. SassodiSole
161. Scopetino
162. Scopetone
163. Scopone
164. Sesta di Sopra
165. Sesti
166. Siro Pacenti
167. Solaria
168. Stella di Campalto
169. Talenti
170. Tenimenti Angelini - Val di Suga
171. Tenuta Caparzo
172. Tenuta Collosorbo
173. Tenuta di Sesta
174. Tenuta Greppone Mazzi
175. Tenuta La Fuga
176. Tenuta La Torraccia
177. Tenuta Le Potazzine
178. Tenuta Oliveto
179. Tenuta San Giorgio
180. Tenuta Vitanza
181. Tenute Friggiali e Pietranera
182. Tenute Silvio Nardi
183. Terralsole
184. Terre Nere
185. Tiezzi
186. Tornesi
187. Uccelliera
188. Valdicava
189. Vasco Sassetti
190. Ventolaio
191. Verbena
192. Villa a Tolli
193. Villa I Cipressi
194. Villa Le Prata
195. Villa Poggio Salvi
196. Violini - Canapaccia
197. Visconti
198. Vitanza



La storia del Brunello a Montalcino

La spiccata vocazione del territorio di Montalcino di produrre vini di grande qualità è nota da secoli. Nel 1550 il frate bolognese Leandro Alberti, nella Descrittione di tutta Italia, ricordava Montalcino «molto nominato nel Paese per li buoni vini chi si cavano da quelli ameni colli». Nel 1553, durante l'assedio della città, il Maresciallo di Montluc, comandante della Guarnigione Senese, «si arrubinava il volto con un robusto vino vermiglio». Anche nel Seicento sono molte le cronache ed i libri di viaggio che parlano del vino di Montalcino: l'olandese Francesco Scoto nella sua famosa guida Itinera Italiane, il manuale più usato dai viaggiatori di quel secolo, accenna a «Montalcino, celebre per i suoi Moscadelli» e, sempre sul finire del secolo, la corrispondenza fra il Console Sir Lambert Blackwell ed il Nobile Right Honourable Blathwayt, segretario di stato della corte inglese, informa che il re Guglielmo III d'Inghilterra beveva i migliori vini di Montalcino.
Nell'Ottocento il Repetti scrive nel suo Dizionario geografico fisico storico della Toscana che l'esercizio 'dell'arte agraria del montuoso e sassoso territorio di questa comunità è laborioso pel villico e dispendioso pel possidente, ma l'uno e l'altro restano in qualche modo compensati dalla salubrità dell'aria che costà in estate si respira in mezzo a una valle non da per tutto ugualmente salubre. Le laboriose fatiche del villico e le spese del proprietario fatte sul pietroso terreno di Montalcino sogliono essere retribuite, quando le stagioni non lo impediscono, dall'abbondanza e squisitezza dei frutti che il suolo produce...”. Le ricerche sui vini e sulle uve e gli esperimenti sui sistemi di vinificazione iniziano in maniera più scientifica a metà Ottocento, ad opera di Clemente Santi, Giuseppe Anghirelli, Tito Costanti e Camillo Galassi.
Ma il Brunello, che tutto il mondo ormai apprezza, nasce verso la fine dell'Ottocento grazie alla passione, alla perizia e all'intuizione di un garibaldino: Ferruccio Biondi Santi, reduce dalla vittoriosa battaglia di Bezzecca (1866). Tornato nella sua terra, e con lo stesso entusiasmo con cui partecipò alle campagne garibaldine, si dedicò all'agricoltura nei suoi possedimenti della Tenuta Il Greppo di Montalcino, lavorando unicamente su un vitigno, il Sangiovese. Allora il vino si faceva alla maniera tradizionale toscana con il cosiddetto 'governo”, pratica enologica secolare consistente nell'aggiungere al nuovo vino mosto di uve scelte per provocare una seconda fermentazione. Ferruccio Biondi Santi vinificò da solo il Sangiovese ed invecchiò quel vino per lunghi anni in botte. Nasceva così il Brunello (quasi sicuramente un nome di fantasia, dovuto al colore caratteristico): un vino forte e vellutato che non somigliava in niente ad altri rossi da invecchiamento più rinomati.

Il Brunello di Montalcino: fotografia di un mito
La produzione media annua del Brunello di Montalcino: 7,1 milioni di bottiglie (il numero varia a seconda della qualità dell'annata), di cui il 60% è venduto all'estero. I principali Paesi importatori sono: gli Usa per il 25%, la Germania per il 10%, la Svizzera per il 7%, il Canada per il 5%, Inghilterra 3%, Giappone 3%, mentre il resto è distribuito in circa 60 Paesi. Il restante 40% del Brunello è destinato al mercato interno. Le principali aree di distribuzione sono: Toscana 7%, resto del Centro Italia 5%, Nord Italia 8%, Sud Italia 1%, Montalcino 17% (di cui l'8% con vendita diretta in azienda).

La produzione media annua degli altri vini di Montalcino: Rosso di Montalcino Doc 5,5 milioni di bottiglie; Moscadello di Montalcino Doc 80.000 bottiglie; Sant'Antimo Doc 700.000 bottiglie; i 'supertuscan” 500mila bottiglie; Igt 3,5 milioni di bottiglie. Dalle vinacce di Brunello si producono circa 250.000 bottiglie di Grappa di Brunello.

Ettari a vigneto: 3.500 complessivi così ripartiti: 2.000 ettari coltivati a Brunello di Montalcino; 250 ettari coltivati a Rosso di Montalcino; 50 ettari coltivati a Moscadello di Montalcino; 900 ettari coltivati a Sant'Antimo Doc; la restante parte è coltivata a Igt. La dimensione delle aziende (per superficie a vigneto) è la seguente: 22% inferiore ad un ettaro; 29% tra 1 e 3 ettari; 15% tra 3 e 5 ettari; 15% tra 5 e 15 ettari; 9% tra 15 e 100 ettari; 1% sopra i 100 ettari; 9% sono imprese esclusivamente commerciali.

Il giro d'affari: nel 2007 il distretto del vino di Montalcino ha raggiunto un business di circa 120 milioni di euro.

Il Brunello al top della classifica dei valori fondiari: +2.153% è la percentuale di valorizzazione di un ettaro coltivato a Brunello dal 1967 a oggi. La quotazione di un ettaro di vigneto di Brunello di Montalcino, secondo un'indagine sul mercato fondiario effettuata dall'Istituto Nazionale d'Economia Agraria (Inea), si attesta oggi sui 350mila euro (ma talvolta i valori reali salgono anche a 4-500mila euro), uno dei valori più alti in assoluto e tra i leader nei fondi vitivinicoli, mentre nel 1967, anno della costituzione del Consorzio del Brunello un ettaro di terreno vitato e/o vitabile (fabbricati annessi) valeva 1,8 milioni di lire, pari a 15.537,15 euro (cifra ottenuta con il calcolo dei coefficienti Istat per l'attualizzazione dei valori al 2006).

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino: il 100% dei produttori - unico caso in Italia - sono iscritti al Consorzio del Brunello, l'organo di tutela e di controllo del vino di Montalcino (costituito il 18 aprile 1967). Nel 2007 l'ente ilcinese ha compiuto quaranta anni, festeggiati con un evento fra storia, attualità e futuro di una delle denominazioni più importanti d'Italia.

Il vitigno: il Brunello si ottiene esclusivamente da uve Sangiovese (denominate localmente 'Brunello”) del territorio comunale di Montalcino, allevate prevalentemente con il sistema del cordone speronato (ottenuto mediante potatura corta, a 2 gemme, di un numero variabile di cornetti a ceppo), che consente di ottenere una bassa resa per ettaro (massimo 80 quintali di uva, secondo il disciplinare).

Il suolo, il clima e la posizione dei vigneti: il comune di Montalcino (564 metri slm) si trova a 40 chilometri a sud di Siena. Il territorio, delimitato dalle valli dell'Orcia, dell'Asso e dell'Ombrone, assume una forma quasi quadrata, i cui lati misurano mediamente 15 chilometri; ha una superficie di 243,62 chilometri quadrati (di cui 29% pianura, 70% collina, 1% montagna) ed è il più grande della provincia di Siena. L'economia è prevalentemente agricola ed occupa una piccola parte della superficie, così ripartita: 44% boschi e terreni incolti, 8% oliveto, 12% vigneto (di cui il 55% iscritti all'albo del Brunello), 36% seminativo, pascoli ed altre colture. La collina di Montalcino (che dista dal mare 40 km in linea d'aria) essendosi formata in ere geologiche diverse, presenta caratteristiche del suolo estremamente mutevoli per costituzione e struttura, per cui è difficile fare generalizzazioni di una certa ampiezza: esistono zone con terreno ricco di calcare frammisto a scheletro costituito da scisti di galestro e alberese, zone con maggiore presenza di argilla e minore presenza di scheletro e zone costituite da terreni formatisi per trasporto di detriti alluvionali. Il clima è tipicamente mediterraneo, con precipitazioni concentrate nei mesi primaverili e autunnali (media annuale 700 millimetri). In inverno, sopra i 400 metri, non sono rare le nevicate. La vicinanza del Monte Amiata (altezza metri 1734) in zona sud-est, crea una protezione naturale contro il verificarsi di eventi di particolare intensità quali nubifragi o grandinate. La fascia di media collina (in cui è concentrata la maggior parte delle aziende vitivinicole) non è interessata da nebbie, gelate o brinate tardive che si possono verificare nelle zone vallive, mentre la frequente presenza di vento garantisce le condizioni migliori per lo stato sanitario delle piante. Il clima, prevalentemente mite e con elevato numero di giornate serene durante l'intera fase vegetativa, assicura una maturazione graduale e completa dei grappoli. La presenza sul territorio di versanti con orientamenti diversi, la marcata modulazione delle colline e lo scarto altimetrico tra le zone vallive ed il territorio più alto (Poggio della Civitella - 661 metri slm - collocato al centro del comune) determina dei microambienti climatici molto diversi tra di loro, malgrado, talvolta, l'estrema vicinanza.

Le caratteristiche organolettiche: la principale caratteristica del Brunello è il lungo affinamento prima dell'immissione in commercio, che ne determina il suo caratteristico colore rosso rubino brillante e trasparente, tendente al granato. I profumi risultano, in generale, intensi, di grande persistenza e complessità, e vi si possono riconoscere sentori di sottobosco, piccoli frutti rossi, terra, nonché gli aromi dolci e speziati provenienti dai legni di affinamento. Al gusto, il Brunello è tendenzialmente elegante ed armonico, con una struttura ricca, ben bilanciata da una notevole freschezza acida. La gradazione di 12,5° (minima), è spesso maggiore, arrivando con facilità ai 13,5°; l'acidità totale (minima) è di 5 grammi/litro e l'estratto secco minimo è di 24 g/l. Il Brunello è esclusivamente confezionato in bottiglie di forma bordolese (queste le capacità: 0,375 l; 0,5 l; 0,75 l; 1,5 l; 3 l; 5 l).

Le più recenti modifiche del disciplinare: con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 10 giugno 1998, sono entrate in vigore le nuove regole di produzione del Brunello. Il disciplinare prevede quindi un periodo minimo di affinamento in legno di due anni (con un abbassamento di un anno, diversamente da quanto previsto dalla precedente normativa). L'immissione al consumo è stata stabilita al «primo gennaio dell'anno successivo al termine di 5 anni calcolati considerando l'annata della vendemmia» per il tipo 'annata” e al termine di «6 anni calcolati considerando l'annata della vendemmia» per il tipo 'Riserva”. I termini per la commercializzazione sono rimasti invece invariati. Il nuovo periodo minimo di affinamento di 2 anni è entrato in vigore a partire dall'annata ‘95, così come stabilito dal decreto che ha accompagnato il disciplinare. Un'altra novità importante è stata la scomparsa della parola invecchiamento sostituita da 'affinamento in legno”: questo cambiamento è stato voluto dal Consorzio in quanto il concetto di 'affinamento in legno” definisce in maniera più adeguata il processo di elaborazione che viene effettuato per il Brunello. Con questa serie di modifiche (le più importanti riguardano il periodo di permanenza in legno e l'introduzione dell'affinamento obbligatorio in bottiglia), si è così completata la fase di evoluzione del disciplinare, durata più o meno dieci anni. Con la Gazzetta Ufficiale n. 157/1996 il disciplinare di produzione del Brunello aveva già avuto importanti innovazioni: l'introduzione della regolamentazione del termine 'vigna” (è possibile iscrivere all'albo dei vigneti una vigna con un proprio nome; le uve ed i vini derivati devono rispettare norme più restrittive rispetto alle tipologie senza tale indicazione), la possibilità di fare la scelta vendemmiale (cioè distinguere fin dal momento della vendemmia il Brunello dal Rosso o dal Sant'Antimo Rosso), l'obbligo di effettuare un periodo di affinamento in bottiglia di 4 mesi per il tipo 'annata” e di 6 mesi per la 'Riserva”, l'obbligo di imbottigliamento nella zona di produzione (cioè nel solo comune di Montalcino), a dimostrazione dello strettissimo legame tra prodotto e territorio.

I primati 'legislativi”: si può chiamare Brunello solo il vino prodotto ed imbottigliato nel comune di Montalcino (la zona di produzione fu delimitata già nel 1932 dalla Commissione del Ministero dell'Agricoltura), un territorio con un microclima ottimale ed una particolare struttura fisico-chimica. è stato uno dei primi vini ad ottenere la Denominazione d'origine controllata (Doc) con il Decreto del Presidente della Repubblica del 28 marzo 1966 ed il primo vino italiano ad avere la Denominazione d'origine controllata e garantita (Docg) con il Decreto del Presidente della Repubblica del 1 luglio 1980. Montalcino è il primo caso in Italia in cui da un vitigno si possono ottenere due vini a denominazione d'origine: il Brunello e il Rosso. La produzione di Brunello, soprattutto dagli anni Ottanta, ha riscontrato una definitiva e generalizzata evoluzione qualitativa, seguita da una costante affermazione di notorietà nel mondo. Questo vino è oggi considerato la punta di diamante della produzione italiana.

Le annate migliori: dal dopoguerra ad oggi, sono state giudicate ufficialmente 'a cinque stelle” le annate 1945, 1955, 1961, 1964, 1970, 1975, 1985, 1988, 1990, 1995, 1997, 2004, 2006.

La gastronomia e gli abbinamenti: il Brunello è un vino eccellente per le carni rosse. Questi piatti, infatti, strutturati e compositi, ben si abbinano ad un vino di profumo molto intenso e penetrante, secco senza asperità, gradevolmente tannico, di buona struttura, austero e nobile. Il Brunello trova anche abbinamento ottimale con i formaggi (tome stagionate, pecorino toscano, gorgonzola piccante, parmigiano reggiano) e con piatti della cucina internazionale sempre a base di carne, con salse strutturate o accompagnate da funghi e tartufi; ottimo anche con la selvaggina da pelo o da penna. Il Brunello è indicato anche come 'vino da meditazione” soprattutto se di grandi annate, ben conservate ed all'apice della loro evoluzione qualitativa.

Il 'caso” Montalcino: da alcuni anni, Montalcino sta impiegando al meglio l'immagine del Brunello per proporre in Italia e all'estero anche altri prodotti tipici di queste campagne come l'olio, il formaggio, i salumi, il miele, i dolci. Di fatto, esiste un 'marchio” Montalcino che, grazie alla qualità dei prodotti ed alla serietà dei metodi di produzione, che coniugano tradizione e innovazione tecnologica, riesce ad utilizzare, in maniera positiva ed in ottica moderna, le risorse agricole del territorio. Questo sistema ha permesso di sviluppare, conservando intatte sia l'identità sia le peculiarità del territorio, anche un'attività turistica di ottimo livello.

'Wine Spectator”, un Brunello nei 12 vini del Novecento: 'Wine Spectator” ha eletto, unico vino italiano, nei dodici 'grandi” del Novecento, il Brunello Riserva Biondi Santi 1955. Il vino di Montalcino è in compagnia, tra gli altri, dello Château Margaux 1900, Château Mouton Rothschild 1945, Château Petrus 1961, Penfolds Grange 1955, Château Cheval Blanc 1947, Domaine de la Romanée-Conti 1937, Château d'Yquem 1921.

I vip: Bill Clinton, Gerhard Schoeder, Tony Blair, Saul Bellow, Matt Dillon, Anthony Hopkins, Sharon Stone, Ivana Trump, Richard Gere, Cindy Crawford, Mel Gibson, Stevie Wonder, Bruce Springsteen, Sting, Michael Schumacher, Bono Vox, Quincy Jones, Massimo D'Alema, Silvio Berlusconi, Marcello Lippi, Gianluca Vialli, Gabriel Batistuta, Alberto Tomba, Deborah Compagnoni, Yuri Chechi, Umberto Eco, Dacia Maraini, Antonio Tabucchi, Ottavio Missoni, Oliviero Toscani, Vittorio Sgarbi, Susanna Tamaro, Fernando Botero (che ha dipinto l'etichetta dei futures 'etici” che il Consorzio del Brunello ha emesso nel 1997 in favore delle popolazioni terremotate dell'Umbria): sono soltanto alcuni dei personaggi famosi che amano il Brunello. Questo vino è protagonista a pieno titolo di tanti fatti e storie: non si contano, in tutto il mondo, le cene ufficiali offerte da Capi di Stato e Primi Ministri, nelle quali è stato servito un Brunello di Montalcino. E' stato sulle tavole di personaggi come la regina Elisabetta d'Inghilterra, il principe Carlo d'Inghilterra, l'imperatore del Giappone Akihito. Il Brunello è inoltre uno dei vini preferiti dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1988, per il 'Centenario” del Brunello, il produttore Franco Biondi Santi, ricevuto insieme al sindaco di Montalcino Mario Bindi in udienza privata dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ha donato al Capo dello Stato una bottiglia del 1888, che resta la testimonianza concreta più antica del 'fenomeno” Brunello.


Non solo Brunello: la grande ascesa del Rosso di Montalcino
Montalcino, terra votata alla qualità, non offre solo il celebre Brunello: intenditori ed appassionati di tutto il mondo apprezzano in misura crescente il suo 'fratello” più giovane, il Rosso di Montalcino. Le caratteristiche di base sono simili al Brunello, ma il Rosso si differenzia nell'invecchiamento - che è di un solo anno - e nella gradazione minima - che è 12 gradi. Di conseguenza risultano diversi gli aromi primari (più fruttati), gli aromi secondari (tipo di fermentazione) e terziari (qualora venga effettuato l'affinamento in legno). E' un vino che si accompagna bene con qualsiasi tipo di portata, in particolare con piatti di media struttura, quali primi di pasta con sughi di carne, pollame, funghi e tartufi, risotti compositi, carni di maiale e vitello salsato.
Il Rosso di Montalcino è un vino di grande potenzialità. Deriva da una vinificazione ed un affinamento diversi dal Brunello, che danno origine ad un vino altrettanto nobile. Il Rosso ha un target molto ampio di consumatori, perché è di facile abbinamento ed ha un buon rapporto qualità-prezzo: per questo sta ottenendo un sempre maggiore gradimento. Può essere immesso sul mercato dopo il primo settembre dell'annata successiva a quella della produzione delle uve. «Il disciplinare poi lascia ampia libertà ai produttori - spiega il direttore del Consorzio Stefano Campatelli - che possono decidere o meno di farlo maturare in botte. E' quindi possibile trovare in commercio del Rosso giovane oppure del Rosso, magari maturato in barrique, strutturato e complesso, quasi da assomigliare al Brunello. Il disciplinare di produzione peraltro prevede che il vino atto a divenire Brunello possa essere messo in vendita durante il periodo di invecchiamento come Rosso di Montalcino».
Per la prima volta in Italia ai produttori di questo territorio è stato concesso di ottenere, dagli stessi vigneti, due vini a denominazione di origine. Infatti, in base ad una scelta 'a cascata”, i vigneti destinati al Brunello possono essere utilizzati anche per il Rosso di Montalcino, restando ferma la norma di una resa massima di 80 quintali per ettaro (la situazione inversa non è possibile). Negli ettari destinati solamente al Rosso la resa massima per ettaro è di 90 quintali e quella dell'uva in vino non deve essere superiore al 70%. Già apprezzato e conosciuto con varie denominazioni, il Rosso di Montalcino ha acquisito precisa identità ed ufficiale riconoscimento con il passaggio alla Doc, avvenuto con il decreto del Presidente della Repubblica del 25 novembre 1983. Il nuovo disciplinare, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 26 giugno 1996, ha introdotto, fra le altre novità, l'obbligo di imbottigliamento in zona di produzione e la regolamentazione del termine "vigna" (è possibile iscrivere all'albo dei vigneti una vigna con un proprio nome; le uve ed i vini derivati devono rispettare norme più restrittive rispetto alle tipologie senza indicazione).


Il Moscadello di Montalcino
Montalcino è stato conosciuto per secoli come la patria del Moscadello, il vino che Francesco Redi nel 1685 decantava: 'Del leggiadretto/del sì divino/Moscadelletto/di Montalcino”. Il medico e poeta aretino, uomo di raffinate qualità e scienziato insigne, compose il 'Bacco in Toscana” in onore ai migliori vini della sua terra, sulle orme gioiose dei vecchi ditirambi ellenici. Moltissime sono le notizie storiche relative a noti personaggi che testimoniano l'apprezzamento del Moscadello. Primo fra tutti, il grande poeta Ugo Foscolo: nel soggiorno fiorentino sul luminoso colle di Bellosguardo (nel 1812-1813), nel periodo più drammatico della sua vita, fra ristrettezze economiche, sospetti di attività antibonapartiste ed attriti con gli ambienti letterari milanesi, il Foscolo si confortava dalle fatiche letterarie con un buon bicchiere di Moscadello di Montalcino, che offriva con orgoglio ai suoi amici. La pregiata produzione di Moscadello ha origini antiche: nel 1540, in una lettera inviata da Venezia ad un amico, lo scrittore Pietro Aretino lo ringrazia elogiandolo per il dono di un 'caratello di prezioso, delicato Moscadello, tondotto, leggiero, e di quel frizzante iscarico che par che biascia, morde e trae di calcio, parole che parrebbon la sete in su' le labbra ...”. Alcuni documenti nell'archivio segreto del Vaticano dimostrano che nei poderi di proprietà dell'Abbazia di Sant'Antimo, nel 1591, i mezzadri producevano il Moscadello; il pontefice Urbano VIII, nei primi decenni del Seicento, lo apprezzava 'per la sua gagliardia e sapore” e con grande discrezione 'solea spesso richiederlo per sé e per la sua Corte”. Nei libri di viaggio e nei racconti dei viandanti famosi del Seicento, del Settecento ed anche dell'Ottocento non mancava mai la citazione con elogio del Moscadello di Montalcino 'fra i più rari e rinomati vini di Toscana”. Le malattie (oidio, peronospora, fillossera) giunte tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento portarono poi a termine il secolare ciclo delle vecchie moscadellaie. I viticoltori decisero, a quel punto, di far posto all'astro nascente, il Brunello, la cui fama era già esplosa (il professor Martini della Scuola di Viticoltura e Enologia di Conegliano Veneto, nel 1885, in una conferenza su 'La ricchezza avvenire della provincia senese”, mette in evidenza che il Senese 'è ormai conosciuto su tutti i mercati vinicoli nazionali ed anche nei principali esteri per i tre tipi di vino: Chianti, Brunello di Montalcino, Montepulciano”). Il Moscadello, comunque, non scomparve definitivamente, ma la sua produzione andò via via diminuendo fino a diventare una curiosità enologica. Oggi è stato rilanciato da una decina d'aziende: Banfi, Castello di Camigliano, Capanna, Caprili, Col d'Orcia, Il Poggione, La Poderina, Mocali, Pertimali, Tenuta Caparzo, Villa Poggio Salvi.

Il disciplinare di produzione
Il disciplinare del Moscadello prevede che il vino sia ottenuto da uve di moscato bianco. Per il tipo 'vendemmia tardiva”, il più interessante dal punto di vista organolettico, la resa di uva parzialmente appassita non deve essere superiore ai 50 quintali ad ettaro e la vendemmia non può iniziare prima del primo ottobre di ciascun anno. La gradazione alcolica minima totale permessa al consumo è di 15 gradi. Il Moscadello può essere prodotto anche nel tipo frizzante e nel tipo tranquillo (la resa massima dell'uva per ettaro, secondo disciplinare, è di 100 quintali).
Le caratteristiche - Il Moscadello di Montalcino, alla vista, si presenta giallo paglierino tenue nel tipo frizzante, che tende a divenire più cupo nel tipo tranquillo e ad assumere l'aspetto del giallo dorato tenue nella tipologia con appassimento. Caratteristico l'olfatto: aroma di moscato equilibrato e fresco, con sfumature floreali per il tipo con appassimento. Il palato è piacevolmente appagato dal dolce e dall'armonia aromatica del tipo tranquillo, il frizzante offre l'invitante brio del leggero 'perlage”. La tipologia con appassimento dimostra la vellutata eleganza e l'avvolgenza di un vino passito. Il Moscadello di Montalcino tranquillo e frizzante è da consumarsi giovane, mentre il tipo con appassimento può essere conservato anche negli anni. Trova la sua collocazione naturale a fine pasto, accompagnando piacevolmente pasticceria e dolci secchi. Grandi chef lo hanno riscoperto come base per alcune salse dolci, e felicissimo risulta l'accompagnamento con foie gras e pecorini.

Dati e legislazione
Il Moscadello, che può essere imbottigliato solo nella zona di produzione, cioè il comune di Montalcino, è disciplinato dalla Doc (Decreto del Presidente della Repubblica del 13 novembre 1984): adesso è tutelato e valorizzato dal Consorzio del Brunello di Montalcino, e viene prodotto in 50.000 bottiglie da pochi appassionati viticoltori. Negli ultimi anni dai campioni di vitigni ritrovati nelle poche moscadellaie storiche sopravvissute sono stati identificati e ripiantati oltre 80 presunti cloni diversi di Moscadello, tutti indigeni di Montalcino.


La Doc Sant'Antimo
Il Sant'Antimo prende il nome dalla celebre abbazia medioevale situata a pochi chilometri da Montalcino, che la storia vuole fondata da Carlo Magno, il mitico imperatore che ha fatto la storia della Francia. E' l'ultima Doc arrivata in ordine di tempo a Montalcino (1996), nata dalla volontà dei produttori di qualificare tutta la produzione vinicola del territorio: adesso i vigneti di Montalcino sono al cento per cento a denominazione di origine, in un concetto di 'total quality”. In questa terra fortemente vocata alla viticoltura infatti, oltre al vitigno autoctono per eccellenza, il Sangiovese, si possono ottenere risultati eccezionali anche con le varietà internazionali.

Il disciplinare e i dati
La Doc Sant'Antimo è molto ampia e prevede diverse tipologie di vini sia rossi sia bianchi. Vi troviamo infatti il Sant'Antimo Rosso che può avere specificazioni di vitigno quali il Cabernet, il Merlot ed il Pinot Nero. Il Sant'Antimo Bianco può usufruire delle specificazioni di vitigno Chardonnay, Sauvignon e Pinot Grigio. Il tipo rosso può essere prodotto anche come Novello. E' previsto inoltre il Sant'Antimo Vin Santo (da uve bianche) ed il Sant'Antimo Vin Santo Occhio di Pernice (da uve rosse), entrambi anche nella tipologia Riserva. Questa Doc si inserisce perfettamente nella piramide produttiva di Montalcino, infatti il Sant'Antimo Rosso può essere prodotto per passaggio da Brunello o da Rosso di Montalcino (non è invece permesso il contrario): questo consente al produttore di fare delle scelte qualitative molto ampie di vendemmia e di cantina. La resa massima dell'uva è di 90 quintali per ettaro, la resa dell'uva in vino è del 70% (31,5% per il Vin Santo). L'imbottigliamento può essere effettuato solo nella provincia di Siena.

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