Da aprile un protocollo per vaccinarsi in azienda. L'accoglienza può ripartire da qui

Ha spiegato il ministro del Lavoro Andrea Orlando: «Per la prima settimana di aprile avremo un riferimento nazionale che ci dirà come si possono somministrare i vaccini sui luoghi di lavoro». Ristoranti e turismo sperano . Il sindacato supporta l’operazione: «L’importante è che il piano sui vaccini in azienda sia compatibile e integrato in quello complessivo»

31 marzo 2021 | 12:13
La questione dei vaccini per i lavoratori potrebbe essere ad un punto di svolta: il ministro del Lavoro Andrea Orlando infatti ha annunciato ai micfroni di SkyTg24: «Per la prima settimana di aprile avremo un riferimento nazionale che ci dirà come si possono somministrare i vaccini sui luoghi di lavoro».

Quando circa due settimane fa Confindustria invitò le aziende a mettere a disposizione le proprie sedi per vaccinare i dipendenti, in 4mila risposero positivamente.


I no-vax possono essere licenziati?

La questione che è sorta però da quando i vaccini hanno iniziato ad arrivare in Italia è: i dipendenti no-vax possono essere licenziati? La tesi maggiormente diffusa fra i giuslavoristi è che senza una norma ad hoc la giurisprudenza non possa avvallare la cessazione del contratto del lavoratore che non si vaccina. La valutazione sull'idoneità del dipendente, però, spetta al medico aziendale e ai protocolli.

Intervistato da Italia a Tavola, il giuslavorista e docente di diritto del lavoro all’Università di Milano-Bicocca, Franco Scarpelli aveva spiegato: «La tesi più condivisa è che l’obbligo a vaccinarsi pena la perdita del lavoro non sussiste. L’art. 32 della Costituzione, infatti, richiede che l’obbligatorietà del trattamento sanitario debba essere previsto per legge. Detto diversamente, serve una legge specifica ad hoc per quel determinato trattamento: che nel caso in questione è il vaccino anti-Covid. Ad oggi una norma del genere non c’è. Questo significa che un’eventuale indisponibilità soggettiva del lavoratore a vaccinarsi, come nel caso di chi ha paura della somministrazione della cura o si rifiuta per ragioni ideologiche, non possa causare azioni disciplinari né il licenziamento».

Le attese dell'Horeca

Il mondo dell'accoglienza aspetta con apprensione la possibilità di vaccinare i propri dipendenti: "immunizzare" il proprio locale, la propria struttura sarebbe una garanzia di ripartenza per tutto il settore dell'Horeca. A Italia a Tavola alcuni esponenti della ristorazione, del turismo, del mondo enologico avevano espresso questo desiderio chiedendo che il Governo si facesse sentire sulla questione dell'obbligo vaccinale per i dipendenti. In gioco - dissero - c'è l'organizzazione del lavoro e la sicurezza dei clienti. Per la ripresa, infatti, sarà necessario rifidelizzare i consumatori. A partire dall'applicazione dei protocolli anti-contagio.

Uno scontro quello tra no-vax e favorevoli al vaccino destinato a far discutere anche perchè al ministero del Lavoro tutti hanno chiaro che «vaccinare i lavoratori vuol dire far ripartire il Paese». Tra i gruppi privati che stanno valutando la possibilità, Stellantis, Ducati, Lamborghini, Vodafone. Tim sta anche considerando di mettere a disposizione alcune sedi per le vaccinazioni di massa, non solo dei dipendenti.

Il via libera dei sindacati

Il sindacato supporta l’operazione. Ad alcune condizioni. «L’importante è che il piano sui vaccini in azienda sia compatibile e integrato in quello complessivo», aveva sottolineato al Corriere della Sera Rossana Dettori, della segreteria Cgil. «Servono standard di base nazionali omogenei per tutte le Regioni», aggiunge il segretario generale della Fim, i metalmeccanici della Cisl, Roberto Benaglia.

Ma per i dipendenti delle piccole imprese il vaccino sul lavoro sarà off limits? «Assolutamente no - aveva spiegato sempre sulle pagine del Corriere Maurizio Casasco, presidente di Confapi, che per primo aveva lanciato l’idea addirittura a dicembre -. Molte piccole imprese hanno i locali adatti. E anche dove non ci fossero le stesse associazioni di rappresentanza potrebbero aiutare a reperire locali all’interno dei distretti industriali per le imprese che vogliono procedere con le vaccinazioni».

Anche per le aziende che poi non avessero un medico competente disposto a vaccinare (vige il criterio della volontarietà) esisterebbe comunque una possibilità. Quella di affidarsi al servizio «chiavi in mano» della sanità privata. Sulla piazza milanese diversi gruppi si stanno muovendo (da Multimedica a Centro Sant’Agostino). Medici e infermieri del privato potrebbero fare le vaccinazioni nei locali aziendali. Certo questo avrebbe un costo. Si parla di una ventina di euro a vaccinazione. Ma per le imprese la possibilità di ripartire Covid free è spesso impagabile.

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Alberto Lupini


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