Nata a Catania fra il 229 e il 235 e morta nella stessa città il 5 febbraio 251, Sant’Agata è stata, secondo la tradizione cattolica, una giovane cristiana martirizzata durante le persecuzioni dell’imperatore Decio. Presente nei martirologi più antichi, la sua memoria, come vergine e martire, è celebrata il 5 febbraio dalla Chiesa cattolica romana, dalla Chiesa vetero-cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa anglicana. È patrona della città di Catania, della Repubblica di San Marino e dell’isola di Malta. Il principale luogo di culto è la Cattedrale di Sant’Agata, che custodisce le sue reliquie.
Primo piano di Sant'Agata
I giorni della festa: processioni e celebrazioni
Ogni anno, da quasi cinque secoli, Catania le dedica una grande festa nei giorni 3, 4, 5 e 6 febbraio. Per tre giorni l’intera città si ferma per ricordare una giovane donna che ebbe il coraggio di dire no a un uomo e che per questo venne torturata in molti modi, tra cui il taglio del seno. Fino a un milione di persone si dispone lungo le strade della città, dimenticando problemi, differenze e classi sociali, per concentrarsi soltanto sulla venerazione della santa. La festa nasce da un intreccio di sacro e profano e affonda le sue radici anche nel culto della dea Iside. La Festa di Sant’Agata è allo stesso tempo una celebrazione dell’opulenza gastronomica e un simbolo politico di liberazione dall’oppressione.
La basilica di Sant’Agata a Catania
Di seguito, il programma:
- 3 febbraio - Le Candelore: dopo una messa solenne, la processione delle undici “Candelore”, grandi candelabri decorati che rappresentano le corporazioni dei mestieri locali, apre ufficialmente i festeggiamenti. Ogni candelora viene portata a spalla ed è seguita da devoti che intonano canti e preghiere. Le Candelore sono precedute da due carrozze appartenenti all’antico Senato cittadino con a bordo le più alte autorità religiose e civili di Catania. In serata, in Piazza Duomo, si svolge un grande spettacolo pirotecnico.
- 4 febbraio - L’offerta della cera: la statua di Sant’Agata, che custodisce le sue reliquie, viene collocata su un fercolo d’argento di circa 40.000 libbre e portata in processione lungo il cosiddetto “giro esterno” della città. I devoti accompagnano il fercolo offrendo cera alla santa in segno di devozione.
- 5 febbraio - La processione del fercolo: il momento più atteso è la grande processione notturna del fercolo, il carro d’argento che trasporta le reliquie di Sant’Agata. La processione dura tutta la notte e si conclude alle prime luci del mattino del 6 febbraio.
Un momento della processione
Simboli e riti della devozione
Tra gli elementi più caratteristici della festa vi sono:
- I ceri votivi: enormi candele portate in processione che simboleggiano la luce e la devozione. I loro colori cambiano: rosso per il martirio, bianco per la consacrazione. I devoti che trainano il fercolo, con il busto reliquiario e lo scrigno, indossano una vera e propria “divisa”: un saio di cotone bianco chiamato saccu, un berretto di velluto nero detto scurzitta, un cordone bianco in vita, guanti e un fazzoletto da agitare in segno di amore e devozione. Durante il percorso gridano: «Tutti devoti tutti, cittadini, viva Sant’Agata!».
- I garofani: i fiori che decorano il fercolo cambiano colore a seconda dei giorni della festa. Sono rossi fino al 4 febbraio per richiamare il martirio e diventano bianchi il 5 febbraio come simbolo di purezza e consacrazione.
- Il fercolo: il carro processionale in argento che trasporta il busto della santa, circondato da angeli e reliquie.
- Le Candelore: le dodici grandi cere processionali che precedono il fercolo sono autentici capolavori in legno scolpito e rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Possono pesare fino a 900 chilogrammi e vengono portate a spalla da robusti portatori.
- Il “bacio del sole”: una tradizione popolare vuole che, al momento dell’uscita del busto dalla cattedrale, i devoti osservino se il sole “bacia” gli occhi della santa, considerandolo un segno di buon auspicio per l’anno futuro.
- Il velo rosso: simbolo di sacrificio, di protezione dall’Etna e dell’abito delle diaconesse; in alcune occasioni diventa rosso a contatto con il fuoco.
- I seni recisi: richiamo diretto al martirio subito dalla santa, a cui furono strappati con le tenaglie, e motivo per cui è considerata protettrice delle donne affette da malattie al seno.
- Le tenaglie: strumenti di tortura.
- La palma del martirio: segno di vittoria e immortalità.
- Il giglio bianco: simbolo di purezza e innocenza.
- La croce: rappresentazione della fede incrollabile e della vittoria.
- I fuochi d’artificio: espressione della potenza del fuoco che scaccia il male e porta luce.
La festa in cucina con i dolci tipici
Durante la festa, oltre alle celebrazioni religiose, si preparano numerosi dolci in onore della santa, che diventano un vero e proprio racconto collettivo fatto di memoria, simboli e tradizione gastronomica catanese.
1. Crispeddi
I crispeddi sono frittelle di semola, acqua e lievito: nella versione allungata sono farcite con acciughe, mentre in quella rotonda con ricotta.
2. Olivette di Sant’Agata
Le olivette di Sant’Agata
Tra i dolci simbolo della festa spiccano le olivette di Sant’Agata, piccoli dolci a forma di oliva preparati con pasta di mandorle e zucchero. La loro origine è legata a una leggenda secondo cui, durante la fuga dalla prigione, la santa si fermò a riposare sotto un ulivo che miracolosamente le offrì riparo e frutti per nutrirsi.
- Ricetta delle Olivette di Sant’Agata: si mescolano 200 g di farina di mandorle con 150 g di zucchero a velo e un cucchiaino di estratto di mandorla amara. Si aggiungono alcune gocce di colorante verde per ottenere il colore tipico, si formano piccole palline simili a olive e si passano nello zucchero semolato, lasciandole asciugare per alcune ore prima di servirle.
3. Minne di Sant’Agata
Altro dolce caratteristico sono le Minne di Sant’Agata, dette anche “Cassatelle di Sant’Agata”. Parliamo di pasticcini rotondi ricoperti di glassa bianca e decorati con una ciliegia candita, che richiamano simbolicamente il seno della santa, asportato durante il martirio.
- Ricetta delle Minne di Sant’Agata: si prepara una pasta frolla con 300 g di farina, 100 g di zucchero, 100 g di burro e un uovo, lasciandola riposare in frigorifero per 30 minuti. Il ripieno si ottiene mescolando 400 g di ricotta di pecora (nel Catanese anche salata), 150 g di zucchero, gocce di cioccolato e scorza d’arancia grattugiata. Si formano le “minne”, si infornano a 180 °C per circa 20 minuti e, una volta raffreddate, si ricoprono con glassa bianca e una ciliegia candita.
4. Torrone catanese
La preparazione del torrone
Le mandorle cotte nel miele, o più recentemente nello zucchero, vengono stese su una lastra di marmo unta con olio d’oliva. Con un attrezzo simile a una grande spatola il composto viene lavorato fino ad addensarsi grazie alla superficie fredda del marmo, quindi tagliato a pezzi e conservato. Qualunque sia la versione - con mandorle, nocciole, pistacchio o “ciciulena” - il torrone diffonde nell’aria un profumo inconfondibile, diventando uno degli odori simbolo delle festività agatine.
5. Datteri ripieni
Nati dall’incontro tra tradizioni arabe e siciliane, i datteri vengono privati del nocciolo, farciti con una morbida pasta di mandorle e infine cosparsi di zucchero. Il risultato è un dolce equilibrato tra la dolcezza del frutto e la delicatezza della farcitura.
6. Piretto (cedro con sale)
Il cedro viene servito a fette con semplice sale marino ed è particolarmente rinfrescante.
7. Bomboloni
Ricetta antica che prevede un impasto di acqua, zucchero cotto e aromi, versato su una “balata” di marmo con eventuale aggiunta di essenze (anice, vaniglia o fragola), poi tagliato a quadretti e avvolto in carta colorata. I bomboloni sono dolcetti poveri, oggi quasi scomparsi, che ricordano i lokum ellenici o turchi, ma senza l’uso dell’amido.
Non solo dolci
Accanto ai dolci simbolo della festa, la cucina di Sant’Agata comprende anche una tradizione salata profondamente radicata nella memoria popolare, fatta di piatti semplici e condivisi che accompagnano i giorni della celebrazione. Tra le preparazioni più rappresentative:
- Calia e simenza: le bancarelle colorate che animano le strade di Catania durante le festività agatine, oltre a torrone siciliano e altre leccornie, vendono anche la tradizionale “calia e simenza”. Si tratta di una preparazione tipica composta rispettivamente da ceci e semi di zucca. La calia si ottiene tostando i ceci e salandoli, mentre la simenza deriva dai semi di zucca essiccati e salati allo stesso modo. Nell’attesa del passaggio della santa, questi snack diventano il simbolo popolare delle feste siciliane.
- Scacciata catanese: una focaccia ripiena di verdure, patate, formaggio e salsiccia, preparata in grandi teglie e condivisa durante i banchetti festivi.
- Pasta e ciciri: zuppa di ceci preparata il 4 febbraio con pasta fresca fatta in casa (semola e acqua), tradizionalmente condivisa con parenti e amici. La pasta avanzata veniva fritta in olio d’oliva fino a doratura e unita ai ceci lessati. I ceci sono simbolo di abbondanza e comunità.
- Carne di cavallo: tipico cibo da strada catanese, servito in panino o sotto forma di polpette.
- Cipollate: spiedini di pancetta grigliata, simili a kebab, avvolti attorno a gambi di cipollotto.
Catania resta imprevedibile e stimolante come l’Etna, il vulcano più grande e attivo d’Europa, che quasi per caso fa da sfondo imponente alla città.