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domenica 17 maggio 2026  | aggiornato alle 15:14 | 119250 articoli pubblicati

A Roma, ai Parioli, sopravvive una trattoria di mare “d’altri tempi”

Arredi portati da Ponza, piatti ispirati alla tradizione marinara romana e una cucina vera, sincera, guidata dallo chef Andrea Misseri: così il ristorante Fauro 1937 continua a sfidare le mode gastronomiche

di Mariella Morosi
 
17 maggio 2026 | 12:30

A Roma, ai Parioli, sopravvive una trattoria di mare “d’altri tempi”

Arredi portati da Ponza, piatti ispirati alla tradizione marinara romana e una cucina vera, sincera, guidata dallo chef Andrea Misseri: così il ristorante Fauro 1937 continua a sfidare le mode gastronomiche

di Mariella Morosi
17 maggio 2026 | 12:30
 

Il pesce che anticamente dalla costa laziale riforniva la città via Tevere, combinato a ingredienti rurali e contadini, ha contribuito allo sviluppo della cultura marinara dei romani. Se un tempo gli esemplari pregiati finivano sulle tavole di nobili e papi, da quelli poveri come alici, sarde, maccarelli, polpi e razze, uniti a verdure, erbe e legumi, sono nati capolavori della cucina giudaico-romanesca, come gli Aliciotti con l’indivia o la Minestra di broccoli e arzilla. Li ripropone Fauro 1937, un locale storico dei Parioli, che nonostante il recente cambio di gestione continua a non inseguire mode e a riproporre il gusto del mare nella sua semplicità, restituendone l’essenza nel piatto, anche in ricette reinterpretate. Soprattutto non si è voluta tradire l’idea del fondatore, un pescatore di Ponza, che circa 90 anni fa esorcizzò la nostalgia per la sua isola portandosi dietro reti da pesca, bussole, lampade e bitte. Ancora oggi sono esposti in bella vista, e il dinghy di legno sul soffitto, a vele spiegate, abbraccia la sala grande.

Un angolo della sala del ristorante Fauro 1937
Un angolo della sala del ristorante Fauro 1937

Un’anima di mare rimasta intatta ai Parioli

Resta forte l’anima e il carattere di quella che per decenni è stata una famosa trattoria di pesce e l’attuale titolare, Pierluigi Vozzi, appassionato di mare, veniva qui a mangiare la zuppa di pesce del venerdì con il nonno. Forse per questo ancora non ha previsto un moderato restyling dell’arredo portuale d’antan, che continua a sfidare il gusto sofisticato di questo quartiere "bene". La forza è sempre la cucina, affidata ad Andrea Misseri, un "pirata" di lungo corso che è restrittivo chiamare chef, perché ha sempre girato il mondo alternando i fornelli ai deejay set. I suoi piatti sono rassicuranti e sinceri e le risorse del mare si sposano con la ricchezza vegetale e i legumi della tradizione popolare. Ma ci mette anche del suo: memorie ed emozioni assorbite in quel circuito di scambi tra le tante cucine vissute, soprattutto mediterranee e mediorientali. C’è la tradizione che risveglia emozioni assopite, ma anche un approccio creativo mai troppo invasivo sulla materia.

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Una cucina sincera tra tradizione e contaminazioni

Ne ha conosciute molte di interpretazioni del mare, ma sa contenerle in un’idea armonica. «In cucina è come in una band - dice - tutto deve andare a tempo, dai cuochi alla sala. Amo toccare i fornelli, sono molto fisico, mi sento tutt’uno con la padella e gioco con le pinze, come si fa con i deck e i mixer in consolle. Tranne col risotto, però, che non va girato, ma solo agitato leggermente con la pentola». "Fauro 1937", nell’animo e nel format, vuole restare una trattoria con un mosaico di proposte variabili e, se serve, modificabili al momento. Meglio ordinare ispirandosi alla lavagnetta, secondo gli arrivi e la fortuna, perché - come dicono i pescatori - nel mare non fai la spesa, ma porti a casa quello che ti dà. Ma c’è sempre abbastanza per un’esperienza gastronomica dal gusto deciso, iodato e salmastro.

Luca De Leo, Andrea Misseri e Pierluigi Vozzi
Luca De Leo, Andrea Misseri e Pierluigi Vozzi

Se il tempo ha sbiadito gli arredi, l’immutata formula di sincerità e concretezza nel piatto si trova, nella nuova gestione, perfettamente in linea con le attuali tendenze di consumo: cibo sano, che sa di casa, sostenibile senza spreco di risorse, condivisione a tavola che permette di assaggiare tutto senza appesantirsi. Le porzioni abbondanti lo consentono. Il confine tra sala e cucina è virtuale: lo chef esce spesso dalla cucina, si racconta e si confronta. Si realizza così, per l’ospite, un certo modo di stare a tavola che fa la differenza. Capita che una ricetta sia inamovibile perché così vogliono i clienti o che non si dica mai di no a una richiesta imprevista. Le cotture sono tradizionali: niente bassa temperatura o processi estremi, al massimo il sottovuoto che garantisce freschezza. Vecchia maniera anche per i fondi, solo brodi e bisque, e il pescato, soprattutto italiano, a parte il baccalà, arriva da canali fidati.

Dai piatti di mare agli abbinamenti con vini costieri

Da provare, tra gli antipasti, la Panzanella di tonno, i crudi, i Calamari grigliati con concia di zucchine e hummus di ceci, il Coccetto di polpo all’ibizenca e la Terrina di polpo e peperoni al pimentón, una versione marina del Pollo e peperoni. Tra i primi ci sono la Fregola sarda alla pescatora, che diventa "risotto", anche in versione fredda, e le sontuose Busiate al pesto di pistacchi siciliani, scampetti e calamari al profumo di limone trombolotto, quasi un primo e secondo insieme. Molto richiesto il Fish & Cheaps, un cestino di frittelle di baccalà con salsa tartara, memoria di un soggiorno british dello chef. Si beve anche bene. «Per coerenza con il progetto - dicono Vozzi e il socio Luca De Leo, responsabile di sala - scegliamo etichette di territori di mare, compresi distillati e spirits». Alcuni eventi speciali sono dedicati ai wine lovers, come "Il respiro del mare, vini di vento", con abbinamenti come Grillo con Insalata di cous cous di mare; Pigato Riviera Ligure con il Cappon magro; Vermentino sardo con Fregola alle arselle.

Il 21 maggio è previsto "Fuoco e mare: vini vulcanici", con Pompei rosato e Mozzarella di bufala in carrozza e alici di Cetara; Malvasia di Salina con Busiate alle sarde alla salinara; Etna bianco con Involtini di spada. Ancora un appuntamento il 4 giugno: “Mare salato: bicchieri sapidi”, con Uve di Sicilia abbinate al Cous cous alla trapanese; Fiano del Cilento con le Alici “m’buttunate”; Vermentino toscano con Pici al ragù di ricciola e aglione. Conclusione il 18 giugno con “Scogli nel mare: piccole vigne, grandi identità”. Si gusteranno Ansonica dell’Elba con la Sburridda di baccalà; Zibibbo secco di Pantelleria con Spada alla pantesca; Fiano di Ventotene in metodo classico, accompagnato con Calamaro ripieno alla ponzese (45 euro). Il locale è su due sale, ha una quarantina di sedute interne e 20 nel dehors.

Fauro 1937
Via Ruggero Fauro 42 00197 Roma
Tel +39 06 6932 4156
Mar-Sab 12:15-15:15, 19:30-23:00; Dom 12:15-15:00

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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