Il 2025 si è chiuso confermando una maggiore tonicità dell’economia italiana nell’ultimo trimestre dell’anno, uno scenario che l’Ufficio Studi di Confcommercio aveva già ipotizzato osservando l’andamento dei principali indicatori congiunturali mensili. Le revisioni al rialzo del Pil nei trimestri precedenti hanno contribuito a migliorare il risultato complessivo dell’anno, rafforzando il quadro macroeconomico di fine esercizio.

Istat: Pil +0,6% su base annua
Secondo i dati diffusi dall’Istat, la variazione media del Pil nel 2025 si attesta allo 0,7% in termini destagionalizzati, valore che corrisponde a una crescita dello 0,6% nella contabilità annuale, leggermente superiore alle stime contenute nel Documento programmatico di bilancio, ferme allo 0,5%.
Industria e domanda interna sostengono la crescita
Alla base del risultato finale pesano soprattutto i segnali di ripresa dell’industria e della domanda interna, che hanno contribuito a rafforzare l’ultimo scorcio dell’anno. Ma l’elemento considerato più rassicurante dagli analisti riguarda l’eredità lasciata al 2026: la crescita acquisita dello 0,3% rende infatti meno complesso il raggiungimento dell’obiettivo di un aumento dell’1% del Pil nel nuovo anno. Un dato che assume particolare rilievo anche per i settori legati ai consumi, alla ristorazione e all’ospitalità, tradizionalmente sensibili all’andamento della domanda interna e al clima di fiducia di famiglie e imprese.
Mercato del lavoro: segnali da monitorare
Nel quadro complessivamente positivo, il mercato del lavoro mostra a dicembre alcune dinamiche che meritano attenzione. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio non si tratta di segnali allarmanti nel breve periodo, ma di possibili indicatori anticipatori di criticità destinate a emergere con maggiore forza nel medio termine, soprattutto in relazione all’evoluzione demografica. Il nodo principale resta la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il tasso di attività delle donne si mantiene poco sopra il 57%, a fronte di un valore superiore al 75% per la componente maschile, un divario che continua a rappresentare un freno strutturale alla crescita potenziale del Paese.
L’inclusione femminile come leva di sviluppo
«Per attenuare le criticità legate alle dinamiche demografiche è necessario ampliare la base occupazionale», sottolinea Confcommercio. «Portare nel mercato del lavoro una quota significativa della popolazione femminile inattiva rappresenta una leva fondamentale per sostenere crescita, produttività e sostenibilità del sistema economico». Un tema che riguarda da vicino anche il comparto horeca, dove la carenza di personale e la difficoltà di reperimento di manodopera qualificata restano questioni aperte, destinate a intrecciarsi sempre più con le trasformazioni demografiche e sociali in atto.