La possibile interruzione delle rotte nello Stretto di Hormuz spinge la Fao a delineare un insieme di interventi considerati urgenti per limitare gli effetti sulla sicurezza alimentare globale. L’ipotesi di un blocco prolungato non viene letta come un semplice problema logistico, ma come un fattore capace di incidere sull’intera catena agroalimentare nei prossimi mesi.

Stretto di Hormuz, la Fao propone un pacchetto di misure per contenere lo shock alimentare
Tra le prime indicazioni, l’organizzazione delle Nazioni Unite invita a rafforzare e rendere operative rotte commerciali alternative, in particolare lungo corridoi terrestri e marittimi che attraversano la penisola arabica e il Mar Rosso. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dal passaggio attraverso Hormuz, senza però poter compensare del tutto la perdita di capacità del sistema. La Fao sottolinea anche la necessità di evitare restrizioni alle esportazioni alimentari, che in uno scenario di tensione rischierebbero di amplificare la volatilità dei prezzi sui mercati internazionali.
Un secondo asse riguarda la creazione o il rafforzamento di riserve strategiche in grado di assorbire l’aumento dei costi di trasporto e garantire continuità nei flussi essenziali, in particolare quelli legati ai programmi umanitari. Il capo economista Máximo Torero richiama inoltre la necessità di un coordinamento tra governi, istituzioni finanziarie, settore privato e agenzie Onu. «Serve un’azione congiunta per aiutare i Paesi a gestire una fase che può diventare rapidamente critica», è la linea indicata dalla Fao.
Nel pacchetto di misure rientra anche una revisione delle politiche di sostegno pubblico. L’organizzazione invita a limitare i sussidi indiscriminati, privilegiando interventi mirati attraverso sistemi di identificazione digitale dei beneficiari. L’attenzione è rivolta in particolare alle aree rurali e ai piccoli produttori, soprattutto nei Paesi africani, dove l’impatto di eventuali rincari potrebbe risultare più immediato.
Il quadro delineato dalla Fao si inserisce in una fase già segnata dalla crescita dell’indice dei prezzi alimentari e da condizioni climatiche instabili. L’eventuale combinazione tra tensioni geopolitiche e fenomeni come El Niño viene considerata un fattore di ulteriore pressione sui mercati. In questo contesto, le misure proposte non vengono presentate come risolutive, ma come un tentativo di guadagnare tempo e ridurre l’intensità di uno shock che, secondo l’organizzazione, si sta già manifestando a più livelli della filiera globale.