Il ristorante Barbagianni di Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena, affida la propria carta dei vini a Valerio Di Nuzzo, classe 1997. Un ingresso che rafforza il progetto gastronomico guidato dall’executive chef Alessandro Rossi, già una Stella Michelin al Gabbiano 3.0. La scelta si inserisce in un percorso che mira a consolidare l’identità del locale, mettendo in dialogo cucina e cantina in modo coerente con la visione contemporanea del ristorante.

Valerio Di Nuzzo è il nuovo sommelier del ristorante Barbagianni
Una selezione tra biologico, anfore e vitigni riscoperti
Di Nuzzo orienta la propria proposta verso etichette a impronta biologica e vini a basso intervento, con un’attenzione che supera i confini nazionali. Dalle anfore interrate della Georgia alla valorizzazione di vitigni italiani meno frequentati, come Coda di Volpe e Grechetto di Todi, la carta si costruisce su un’idea di ricerca e approfondimento. Accanto al vino, trova spazio anche la mixology, intesa come ulteriore strumento di racconto territoriale. Un’estensione naturale del lavoro in sala, che amplia le possibilità di abbinamento e di esperienza per l’ospite.
Il dialogo con la cucina di Alessandro Rossi
In tavola, la proposta dello chef Alessandro Rossi disegna una Toscana contemporanea che tiene insieme costa ed entroterra. La stagionalità guida la materia prima, mentre la tecnica, di impronta francese, imprime rigore e precisione all’impiattamento. «L’arrivo di Valerio Di Nuzzo arricchisce e completa il racconto della nostra proposta gastronomica», commenta Rossi. «Crediamo in una nuova generazione di professionisti capaci di affrontare il mondo del vino con consapevolezza e freschezza, trasformando il pairing in una narrazione corale da condividere con l’ospite».
Una nuova generazione in sala
Per Di Nuzzo, l’obiettivo è mantenere un equilibrio tra radici e apertura internazionale. «Che si tratti di un grande classico toscano, di un vitigno dimenticato dell’Armenia o di un cocktail nato dalle essenze dei boschi colligiani, l’intento è trasmettere il senso di scoperta e il legame con il terroir», spiega. Un approccio che punta a costruire un dialogo continuo tra sala e cucina, valorizzando la dimensione territoriale senza rinunciare alla curiosità verso esperienze produttive meno convenzionali.