Tawadrous Sameh è il nuovo food & beverage manager del Relais Almaranto, con responsabilità sui ristoranti Adagio e Anima, segnando l’avvio di una fase diversa nel percorso gastronomico della struttura di Calamandrana (At). Il suo è un ritorno, prima ancora che un incarico: il legame con il relais nasce infatti 13 anni fa, quando la proprietà era diversa, e oggi si consolida accanto agli attuali titolari Markus e Alexa, con cui - racconta - ha iniziato «un nuovo viaggio».

Tawadrous Sameh, nuovo food&beverage manager del Relais Almaranto
Originario del Cairo, Sameh è arrivato in Piemonte 30 anni fa dopo aver lavorato tra Francia e Germania, esperienze che hanno plasmato il suo modo di stare in sala e di leggere l’ospitalità. Il vino è entrato però nella sua storia in modo inatteso, molto prima della formazione professionale, quando era ancora un terreno lontano dalla cultura in cui è cresciuto. «In Egitto il vino era un tabù ma mio padre aveva una grande curiosità. Compravamo l’uva e provavamo a fare il vino in casa, lo mettevamo al buio, nel posto più fresco possibile, per vedere cosa succedeva. È lì che è nata la mia passione». Un ricordo che restituisce bene la radice personale di un interesse poi diventato lavoro. Sommelier e agronomo, 55 anni, ha costruito la propria carriera con progressione costante: gli inizi come cameriere in ristoranti di livello, tra cui il Castello di Bubbio dove è poi diventato caposala, quindi il passaggio nell’hotellerie di fascia alta e, più di recente, due anni alla Cantina Emanuele Gambino di Costigliole d’Asti, esperienza che gli ha permesso di approfondire da vicino il lavoro in vigna e la conoscenza del territorio vitivinicolo.
Il rientro ad Almaranto coincide con una visione precisa del servizio, sviluppata in sintonia con lo chef Mario Maniscalco. «Conosco Mario da cinque anni, abbiamo un rapporto di fiducia, amicizia e rispetto. Mi piace molto la sua idea di combinare cucina siciliana e piemontese. È un dialogo che mi intriga moltissimo e che vogliamo portare avanti con coerenza». La direzione è quella di rendere la sala sempre più parte attiva dell’esperienza, spostando alcune preparazioni davanti all’ospite e trasformando il servizio in un momento partecipato, in cui gesti e ingredienti diventano racconto. Questa impostazione si riflette anche nell’accoglienza, pensata come un rito di ingresso che introduce al ritmo della casa. Durante l’estate, ad esempio, gli ospiti di Adagio vengono accolti in terrazza con un aperitivo e un amuse-bouche preparato espresso davanti a loro, accompagnato da un calice di bollicine. Un dettaglio che chiarisce subito l’intenzione di creare relazione prima ancora di arrivare al tavolo. Dentro questo disegno, Sameh diventa l’interprete operativo della filosofia del relais, costruita sull’idea di un’ospitalità attenta e misurata, in sintonia con le inclinazioni dei proprietari: da una parte la passione per il vino di Markus, dall’altra la sensibilità per l’accoglienza di Alexa. Il risultato è un progetto che punta sulla coerenza più che sugli effetti speciali, affidato a una figura che conosce già il luogo e che ora torna con uno sguardo ancora più ampio.