Il gruppo olandese Heineken archivia il 2025 con indicatori economici in miglioramento, ma accompagna i risultati con un nuovo intervento sull’organizzazione globale. La multinazionale prevede una riduzione della forza lavoro tra 5.000 e 6.000 ruoli nei prossimi due anni, nell’ambito della strategia EverGreen 2030. Tra le realtà potenzialmente più esposte, secondo la stampa locale, figura anche la sede italiana di Sesto San Giovanni, anche se al momento non sono stati resi noti dettagli sulla distribuzione geografica degli esuberi.

Heineken: anche in Italia si prevedono tagli al personale
Ricavi in aumento, volumi in flessione
Nel 2025 i ricavi netti (beia) hanno raggiunto 28,9 miliardi di euro, con una crescita organica dell’1,6%. A sostenere il fatturato sono stati soprattutto alcuni mercati extraeuropei, tra cui Nigeria, Etiopia, Vietnam e India, oltre alla divisione sudafricana Heineken Beverages. Diverso l’andamento dei volumi, scesi del 2,1% a 265,8 milioni di ettolitri. A compensare in parte il calo è stato il miglioramento del prezzo-mix per ettolitro, in crescita del 3,8%, legato al rafforzamento del segmento premium e a interventi di pricing nei diversi mercati. L’utile operativo (beia) è salito a 4,385 miliardi di euro (+4,4% organico), con un margine al 15,2%. L’utile netto (beia) si è attestato a 2,662 miliardi, in lieve flessione rispetto all’anno precedente. La generazione di cassa operativa libera è rimasta stabile a 2,6 miliardi, con un cash conversion ratio dell’87%.
EverGreen 2030 e la revisione del modello operativo
Con la chiusura del ciclo EverGreen 2025, il gruppo ha presentato la nuova roadmap EverGreen 2030, che punta su crescita nei mercati chiave e maggiore produttività. L’obiettivo è generare risparmi lordi annui tra 400 e 500 milioni di euro intervenendo su supply chain, centralizzazione dei servizi e semplificazione organizzativa. Nel comunicato sui risultati, Heineken spiega che l’ottimizzazione delle società operative e la transizione verso le Multi-Market Operating Companies e gli hub di Heineken Business Services comporteranno una riduzione dell’organico globale. Circa 3.000 posizioni saranno riallocate nei servizi centralizzati, mentre sono previste anche chiusure selettive di birrifici e uscite da alcuni mercati. Il percorso di razionalizzazione si inserisce in una revisione più ampia già avviata nel 2025 presso la sede centrale di Amsterdam, dove erano stati annunciati interventi su circa 400 ruoli, a cui si erano aggiunti 200 posti nell’area Digital & Technology.
Il ceo uscente Dolf van den Brink ha commentato: «Nel 2025 abbiamo ottenuto una performance resiliente e ben bilanciata. Abbiamo guadagnato quote di mercato e migliorato la produttività sui costi e sulla cassa». Guardando alla nuova fase, ha aggiunto: «Ora ci concentriamo sull’esecuzione disciplinata di EverGreen 2030. La priorità è accelerare la crescita, finanziata da un incremento della produttività e da cambiamenti nel modello operativo che comporteranno un intervento significativo sui costi». Van den Brink ha inoltre annunciato che lascerà l’incarico il 31 maggio 2026, dopo quasi sei anni alla guida del gruppo. Rimarrà consulente per otto mesi mentre il consiglio di sorveglianza ha avviato la ricerca del successore.
Italia e Sesto San Giovanni osservate speciali
In Italia Heineken impiega circa 2.000 persone tra headquarter, quattro birrifici e rete distributiva. Il quartier generale di Sesto San Giovanni, insieme agli stabilimenti di Comun Nuovo, Pollein, Massafra e Assemini, rappresenta un presidio industriale e occupazionale rilevante. Sebbene non siano stati indicati numeri per singolo Paese, la centralizzazione dei servizi negli hub internazionali potrebbe avere riflessi anche sulla struttura italiana. Un precedente risale al 2020, quando una riorganizzazione globale portò all’annuncio di 93 esuberi nel nostro Paese, di cui 46 nella sola sede di Sesto San Giovanni.
Le prospettive per il 2026 e la reazione dei mercati
Per il 2026 Heineken prevede una crescita dell’utile operativo (beia) tra il 2% e il 6%, con investimenti sotto l’8% dei ricavi netti e un tax rate compreso tra il 27% e il 28%. È stato proposto un dividendo di 1,90 euro per azione, in aumento rispetto all’anno precedente, mentre prosegue il piano di riacquisto di azioni proprie. I mercati finanziari hanno accolto positivamente i risultati, con il titolo in rialzo di oltre il 3% nelle ore successive alla diffusione dei dati. Resta però aperta la questione dell’impatto occupazionale della nuova fase strategica, tema che in Italia si intreccia con il futuro del polo di Sesto San Giovanni.