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lunedì 16 febbraio 2026  | aggiornato alle 20:03 | 117436 articoli pubblicati

dazi e consumi

Crolla l’export di vino italiano negli Usa. Federvini: puntare sui nuovi mercati

Dazi e consumi in calo hanno frenato le spedizioni: -23% nel secondo semestre e -9% annuo a valore. Le imprese hanno tagliato i listini del 10% per reggere l’urto. Il comparto ora chiede di spingere in Sudamerica e India

 
16 febbraio 2026 | 15:54

Crolla l’export di vino italiano negli Usa. Federvini: puntare sui nuovi mercati

Dazi e consumi in calo hanno frenato le spedizioni: -23% nel secondo semestre e -9% annuo a valore. Le imprese hanno tagliato i listini del 10% per reggere l’urto. Il comparto ora chiede di spingere in Sudamerica e India

16 febbraio 2026 | 15:54
 

Il vino italiano ha perso terreno negli Stati Uniti e i numeri spiegano meglio di qualsiasi commento la fase che il comparto sta attraversando: nel 2025 il saldo ha infatti segnato un -9% a valore, con spedizioni crollate del 23% nel secondo semestre dell’anno scorso e un bilancio complessivo che, rispetto al 2024, ha registrato -6% a volume e -9% a valore, pari a un gap di 177 milioni di euro, diventati -225 milioni nella seconda metà dell’anno. È da qui che parte l’allarme lanciato dal presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, intervenuto alla “Task force dazi” del Maeci alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani.

export vino

Federvini: «Il vino deve allargare il raggio d’azione». Export Usa in calo del 9%

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv, la brusca frenata è coincisa con l’entrata in vigore definitiva dei dazi statunitensi, che hanno agito come fattore di accelerazione su una tendenza già in atto: da circa cinque anni, infatti, i consumi risultano in progressiva erosione e la pressione tariffaria ha finito per amplificare un rallentamento strutturale. In questo contesto le imprese italiane hanno provato a reggere l’urto assorbendo gran parte del peso fiscale e ritoccando verso il basso i listini mediamente del 10%, una scelta difensiva che ha permesso di contenere l’emorragia di quote rispetto ai competitor ma che, allo stesso tempo, ha inciso sui margini e sul valore complessivo dell’export, ridimensionando le performance rispetto al triennio precedente.

Ed è proprio per uscire da questa strettoia che Frescobaldi ha indicato una direzione precisa, spiegando che «il vino, ancor più di altri comparti, ha estremamente bisogno di allargare il proprio raggio d’azione, per questo la task force del Maeci può risultare decisiva. Dobbiamo accelerare sul fronte degli accordi commerciali - Mercosur e India in primis -, e investire nella presenza più assidua sulle piazze di sbocco ed emergenti. Il vino attraversa una fase di tensione, non solo negli Usa dove - secondo le nostre stime - il saldo 2025 è del -9% a valore, ma anche nell’extra-Ue, che chiude l’anno attorno a -6,5%». Parole che spostano il baricentro del ragionamento dai problemi contingenti alla strategia di medio periodo e che, lette insieme ai numeri, restituiscono l’immagine di un comparto consapevole di dover ridefinire geografie e priorità.

In quest’ottica, il riferimento ai mercati terzi diventa centrale, perché è lì che si giocherà una parte consistente della partita commerciale dei prossimi anni: «Il futuro - ha aggiunto Frescobaldi - passerà sempre più dai mercati terzi, per questo sarà fondamentale l’azione di Ice-Agenzia anche approfittando delle risorse straordinarie fissate in legge di bilancio, che Uiv ha chiesto e sostenuto». Il passaggio non è secondario, dato che lega la diplomazia economica alle politiche industriali e richiama un coordinamento più stretto tra istituzioni e imprese, soprattutto in una fase in cui l’export richiede presenza costante sui mercati e strumenti promozionali strutturati.

Da qui si arriva al capitolo accordi commerciali, che resta uno dei nodi più sensibili: «Sul Mercosur, per evitare di cadere nell’impasse dovuta al rinvio alla Corte di Giustizia, Uiv chiede l’applicazione temporanea dell’accordo una volta ratificato da uno dei partner sudamericani». La richiesta fotografa l’urgenza di ridurre tempi e incertezze, perché nella competizione globale la rapidità di accesso ai mercati conta quanto la qualità del prodotto. E, a rafforzare questa linea, arriva anche un segnale sul fronte diplomatico: «Apprezziamo infine, come annunciato dal ministro Tajani, l’iniziativa della diplomazia italiana di organizzare un business forum che si terrà a Miami a giugno».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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