Venticinque generazioni della famiglia Mazzei hanno segnato la storia del vino toscano, consolidandone un prestigio lungo sei secoli. Dal Castello di Fonterutoli in Castellina in Chianti, dove tutto era cominciato, hanno valorizzato con visione ed eccellenza le potenzialità regionali tanto che il Marchese Lapo Mattei, presidente onorario del Chianti Classico, ama dire che potrebbe essere una robusta vite a rappresentare il loro albero genealogico.

La famiglia Mazzei
L’espansione in Maremma e Sicilia
Ma ora i tralci di quella vite si estendono anche nella Maremma Grossetana e in Sicilia, a Noto, nella cuore del barocco e della bellezza Patrimonio Unesco, nelle due tenute Belgrardo e Zisola acquisite a partire dagli anni '90 che hanno segnato, proprio per impulso delle nuove generazioni,una svolta nella loro mission produttiva. Da sempre è azienda familiare, con nomi che si ripetono: Lapo, Filippo, Francesco, Giovanni e Agnese, architetto, ha progettato la cantina di Fonterutoli. È stato Francesco, attuale AD, a raccontare a Roma la storia di famiglia con una degustazione dei cru bianchi delle due tenute protagoniste. «Abbiamo sentito la necessità di allargarci dai nostri territori produttivi e anche di diversificarci - racconta- sempre con un programma di gestione sostenibile la stabilità dell'ecosistema e delle sue biodiversità. Nel '97 abbiamo acquisito Belguardo, 94 ettari tra Grosseto e Montiano a 10 km. dal mare, che ora ha anche una cantina autonoma e poi, nel 2003, quella di Zisola a Noto, nella Sicilia Sud-Orientale .È un vero giardino dell'Eden, un corpo unico di 50 ettari, 22 a vigneto ad alberello tradizionale ma abbiamo voluto lasciare il rimanente ad agrumeto e mandorleto, per rispettare la naturale bellezza».
I bianchi protagonisti di una ricerca enologica unica
Di entrambe le realtà enologiche hanno cercato di trarre potenzialità inespresse emerse nella degustazione romana. Le etichette, bianchi complessi, di grande finezza, pur tanto distinti geograficamente, hanno mostrato una matrice comune, uniti da principi fondandi come la massima espressione, la vocazione alla longevità e l'interazione con i luoghi dove nascono.

Il Belguardo V Vermentino Superiore Maremma Toscana Doc e Contrada Zisola 2023
«Nelle fasi di raccolta e di vinificazione - precisa Francesco Mazzei - tendiano all'estrazione del massimo potenziale del vitigno, senza snaturarlo, mantenendo il rapporto uvaggio territorio. All'inizio avevamo pensato di esportare un po' del nostro stile con i rossi: in Maremma con vitigni autoctoni come Sangiovese pensando al Morellino, poi Alicante, Ciliegiolo e internazionali come Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah. Altri sono in corso di sviluppo sperimentale. Così come in Sicilia, anche a Zisola, si era puntato sul rosso, un Nero d'Avola, con l'idea di un vino di particolare eleganza e piacevolezza. Poi la nostra nuova sfida sono stati i bianchi, sempre da autoctoni, pensando a vini di grande qualità e longevità, con uno stile sofisticato e ricercato».
Belguardo: il Vermentino tra Maremma e ricerca agronomica
Nel Grossetano si è puntato così sul Vermentino e dal progetto di ricerca agronomica ed enologica "Codice V", è nato il Belguardo V Vermentino Superiore Maremma Toscana Doc. «È frutto di una complessa ricerca . dice- su altri territori dove il vitigno nasce, come la Sardegna dove a predominare sono verticalità,acidità e sapidità e la Corsica, dove emerge l'aspetto floreale e aromatico. Quindi abbiamo impiantato cloni diversi dello stesso vitigno dalle due aree per estrarne le caratteristiche, in una Maremma favorita anche dal punto di vista pedoclimatico e dai suoli di scheletro e arenaria. La vinificazione tradizionale poi è divenuta gradualmente più articolata». Per il 50% avviene con macerazione sulle bucce per 6 mesi prevalentemente in anfora e per l’altro 50% in acciaio "sur lies". Poi lungo affinamento e sul mercato quasi due anni dopo la vendemmia. La degustazione delle annate 2023 e 2021 ha dimostrato i caratteri identitari più nobili della varietà come complessità, sapidità, mineralità e longevità.

La tenuta Belguardo
Dalla Toscana alla Sicilia
L'esperienza toscana ha favorito qualche anno dopo anni l'approccio con gli autoctoni siciliani, Catarratto e Grillo, presenti da epoche remote, in un primo tempo sperimentati in blend. Ma è nel Contrada Zisola Catarratto Terre Siciliane IGT in purezza che si è realizzato un altro progetto di ricerca mirato, con vinificazione in due tempi. La prima metà delle uve viene vendemmiata in anticipo per ottenere una dorte componene acida, poi macerazione sulle bucce in cocciopesto per 3 mesi per l'estrazione dei tannini nobili. Per l'altro 50% la vinificazione è la tradizionale in bianco.

La tenuta Zisola
In degustazione il Contrada Zisola 2023 ha dimostrato complessità e struttura. Solare, agrumato ed aromatico con sentori di miele, acquista complessità nell’annata 2022. Dal Grillo, l'altro autoctono territoriale, nasce invece Azisa, parola che dà origine al nome Zisola, che significa "splendido". Il terreno è ricco di calcare e scheletro sassoso, ottimali le brezze marine e un'altitudine da 90 m a 130 m s.l.m. La densità di impianto ad alberello è di 5.500 unità per ettaro. In tutte le tenute Mazzei a cominciare da Fonterutoli, i vigneti sono gestiti in modo naturale, senza alcun uso di pesticidi o fertilizzanti chimici. Zisola dal 2023 ha ottenuto la certificazione biologica. No alla chimica e ai diserbi, fertilizzante organico ottenuto dagli scarti e uso dei sovesci.
L’ospitalità come parte dell’esperienza Mazzei
L'accoglienza e l'ospitalità sono parte importante dell'offerta Mazzei, con degustazioni, wine tasting e tour e ristorazione. Francesco Mazzei è anche alla guida dell'Associazione "L'altra Toscana", nata per raccontare una parte di Toscana enologica meno nota sempre più rilevante che rappresenta quasi il 40% dell’intera produzione regionale.Appuntamento il 18 febbraio a Firenze in sinergia con 8 consorzi.
Via Ottone III di Sassonia 5 53011 Fonterutoli (Si)