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Mele Cola - SCHEDA

 
01 gennaio 2013 | 10:30

Mele Cola - SCHEDA

01 gennaio 2013 | 10:30
 

Si tratta di una piccola mela di montagna che tutti chiamano “mela Cola” probabilmente perché coltivata inizialmente in terreni limitrofi al convento di San Nicola nel territorio del comune di Nicolosi (Ct). Sino ai primi anni del '900 veniva estesamente coltivata in terreni terrazzati ricadenti nei comuni pedemontani etnei (Zafferana, Milo, Sant’Alfio, Pedara, Nicolosi, Ragalna, Biancavilla e Adrano) utilizzando antiche popolazioni autoctone molto resistenti al freddo e dunque coltivate in una fascia altimetrica compresa tra 600 e 1400 metri di quota dove non era possibile realizzare altri tipi di coltivazione che non fossero bosco o pascolo.

Una coltura tradizionale effettuata in condizioni colturali povere per assenza di concimazioni e di acqua irrigua, generalmente su piante franche di piede, selvatiche e solo successivamente innestate. Il tipico frutto della mela Cola si presenta di colore verdognolo al momento della raccolta per diventare poi giallo paglierino, punteggiato da piccole lenticelle, alla maturazione di consumo; la polpa, anch’essa bianca, dolce ed acidula a maturazione, è delicatamente profumata adatta al consumo fresco o per essere cotta in acqua o passata in forno.

Se le mele Cola sono veramente buone (anche se con due morsi un frutto è già bello e mangiato) c’è un tipo di mela Cola ancora più ricercata, ottenuta dall’incrocio spontaneo fra questa varietà e la varietà Gelato e chiamata, appunto per questo, Cola Gelato. La varietà Gelato, oramai rara, deve il nome alla presenza nella polpa di aree traslucide che ricordano l’aspetto del frutto ghiacciato.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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31/05/2021 09:09:00
1) Vera origine della mela Cola
Buongiorno. Il nome della mela Cola di deve a colui che la ibridò nella seconda metà dell'800. Sì chiamava Nicola Petrilli ed aveva una grande masseria nelle campagne di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria. Esportava le sue mele persino in Gran Bretagna e nelle mappe catastali del tempo di può leggere il nome del luogo della masseria: Contrada Cola (da Nicola appunto). La fonte è certa, poiché conosco i discendenti, i quali si tramandano questa notizia da allora. P.S. Nicola Petrilli era un raro e fiero proprietario terriero anarchico che non temeva i mafiosi e lavorava insieme ai propri mezzadri. Morì ormai anziano di infarto, proprio mentre stava raccogliendo le mele. Cordiali saluti.
Raffaele Farina



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