Si tratta di una piccola mela di montagna che tutti chiamano “mela Cola” probabilmente perché coltivata inizialmente in terreni limitrofi al convento di San Nicola nel territorio del comune di Nicolosi (Ct). Sino ai primi anni del '900 veniva estesamente coltivata in terreni terrazzati ricadenti nei comuni pedemontani etnei (Zafferana, Milo, Sant’Alfio, Pedara, Nicolosi, Ragalna, Biancavilla e Adrano) utilizzando antiche popolazioni autoctone molto resistenti al freddo e dunque coltivate in una fascia altimetrica compresa tra 600 e 1400 metri di quota dove non era possibile realizzare altri tipi di coltivazione che non fossero bosco o pascolo.
Una coltura tradizionale effettuata in condizioni colturali povere per assenza di concimazioni e di acqua irrigua, generalmente su piante franche di piede, selvatiche e solo successivamente innestate. Il tipico frutto della mela Cola si presenta di colore verdognolo al momento della raccolta per diventare poi giallo paglierino, punteggiato da piccole lenticelle, alla maturazione di consumo; la polpa, anch’essa bianca, dolce ed acidula a maturazione, è delicatamente profumata adatta al consumo fresco o per essere cotta in acqua o passata in forno.
Se le mele Cola sono veramente buone (anche se con due morsi un frutto è già bello e mangiato) c’è un tipo di mela Cola ancora più ricercata, ottenuta dall’incrocio spontaneo fra questa varietà e la varietà Gelato e chiamata, appunto per questo, Cola Gelato. La varietà Gelato, oramai rara, deve il nome alla presenza nella polpa di aree traslucide che ricordano l’aspetto del frutto ghiacciato.