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Cibi pericolosi in tavola
Il 44% arriva dai Paesi dell’Ue

Cibi pericolosi in tavola  
Il 44% arriva dai Paesi dell’Ue
Cibi pericolosi in tavola Il 44% arriva dai Paesi dell’Ue
Primo Piano del 12 ottobre 2019 | 09:38

Nel 2019 in Italia è scoppiato più di un allarme alimentare al giorno, per un totale di 281 casi accertati. È ciò che emerge da una analisi della Coldiretti presentata al Forum dell’agroalimentare a Cernobbio. Tra gli alimenti più a rischio, ci sono il pesce proveniente dalla Spagna e dalla Francia e i pistacchi di origine turca.

I numeri non sono affatto incoraggianti: sulle nostre tavole arrivano ogni giorno cibi pericolosi e 4 su 5 provengono dall’estero. Ma ciò che preoccupa è il fatto che quasi la metà giungono da Paesi dell’Unione Europea. I dati sono stati resi noti da Coldiretti al Forum Internazionale dell’agroalimentare a Cernobbio, in occasione della visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il pesce spagnolo e quello francese sono tra i cibi più a rischio (Cibi pericolosi in tavolaIl 44% arriva dai Paesi dell’Ue)
Il pesce spagnolo e quello francese sono tra i cibi più a rischio

Sul totale di 281 allarmi che si sono verificati 124 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (44%) e 108 da Paesi extracomunitari (39%). In altre parole – precisa la Coldiretti – oltre quattro prodotti su cinque più pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (83%).

I pericoli maggiori per l’Italia sono infatti venuti dal pesce spagnolo (come già avevamo scritto qualche mese fa), come tonno e pescespada, con alto contenuto di mercurio e dal pesce francese, sgombro in primis, per l’infestazione del parassita Anisakis, ma sul podio del rischio ci sono anche i materiali a contatto con gli alimenti (Moca), per i quali si riscontra la cessione di sostanze molto pericolose per la salute del consumatore (cromo, nichel, manganese, formaldeide ecc.), in particolare per quelli importati dalla Cina. Nella black list alimentare – precisa la Coldiretti – ci sono poi i pistacchi dalla Turchia e le arachidi dall’Egitto per l’elevato contenuto di aflatossine cancerogene, presenti anche nei pistacchi dagli Stati Uniti e la salmonella enterica nelle carni avicole polacche.

Sul podio dei Paesi da cui arrivano in Italia il maggior numero di prodotti rischiosi al primo posto emerge la Spagna con 54 notifiche, riguardanti principalmente la presenza di mercurio nel pesce, seguita dalla Cina con 28 segnalazioni, soprattutto per migrazione di metalli nei materiali a contatto con alimenti e dalla Turchia con 22 avvisi, maggiormente per aflatossine nella frutta in guscio.

E questo accade - sottolinea la Coldiretti - nonostante il fatto che la Cina e la Turchia rappresentano rispettivamente appena il 2% e l’1% del valore delle importazioni agroalimentari in Italia mentre la Spagna arriva circa al 10%
Dai risultati sono evidenti le maggiori garanzie di sicurezza dei prodotti nazionali mentre i pericoli vengono soprattutto dalle importazioni. Il motivo è spiegato dalla relazione della Corte dei Conti Europea del 15 gennaio scorso sui “pericoli chimici negli alimenti che consumiamo”, in cui si parla di tolleranze all’importazione e si chiede alla Commissione Europea di spiegare “quali misure intende adottare” per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue.

Infatti, sugli alimenti importati è stata individuata una presenza irregolare di residui chimici piu’ che doppia rispetto a quelli Made in Italy con i pericoli che si moltiplicano per gli ortaggi stranieri venduti in Italia che sono quasi cinque volte piu’ pericolosi di quelli nazionali, secondo l’ultimo report del ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti" pubblicato in agosto 2019. Su circa 11.500 i campioni di alimenti (ortofrutta, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti) analizzati per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari appena lo 0,9% dei campioni di origine nazionale – sottolinea la Coldiretti - è risultato irregolare ma la percentuale sale al 2% se si considerano solo gli alimenti di importazioni e tra questi il record negativo è fatto segnare dagli ortaggi dall’estero con il 5,9%.

Se si evidenzia - continua la Coldiretti - il primato del Made in Italy nella sicurezza alimentare a livello internazionale ed europeo, dove la media delle irregolarità è del 2,5%, a preoccupare è la presenza sul territorio nazionale di alimenti di importazione con elevati livelli di residui.

In questo contesto, in caso di allarme alimentare le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio generando un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi e che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro. “L’esperienza di questi anni dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti” sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «va anche tolto in Italia il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati in situazioni di emergenza sanitaria che si ripetono sempre più frequentemente».

Questa la top ten dei cibi più pericolosi, a seguito delle segnalazioni inviate all'Unione Europea

  1. Pesce dalla Spagna (37 notifiche), principalmente per mercurio (31)
  2. Pesce dalla Francia (19), principalmente per Anisakis (17)  
  3. Materiali a contatto con alimenti dalla Cina per cessione di metalli (18)
  4. Pistacchi dalla Turchia per aflatossine (11)
  5. Arachidi dall’Egitto per aflatossine (9)
  6. Cozze dalla Spagna (7), principalmente per Escherichia Coli (4)
  7. Carni avicole dalla Polonia per Salmonella (6)
  8. Pistacchi dagli USA per aflatossine (6)
  9. Carni avicole dall’Ungheria per Salmonella (6)
  10. Mandorle dagli USA per aflatossine (4)

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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