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di Mariella Morosi
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Il turismo italiano tiene
In calo il settore business

Il turismo italiano tiene 
In calo il settore business
Il turismo italiano tiene In calo il settore business
Primo Piano del 29 luglio 2009 | 18:12

Presentato a Roma il rapporto annuale Mercury sul turismo italiano. Il 2009 sarà un anno di sostanziale tenuta per il comparto vacanziero: tiene il leasure, ma va giù il settore bussiness, maggiormente legato all'economia. Permane il problema del divario tra Nord, Centro e Mezzogiorno (Sud e Isole)

ROMA - Nonostante la crisi il turismo italiano è il comparto che tiene di più. Anche se non è risparmiato dal segno negativo (nel 2008 presenze -2,5% e ricavi a -8/9%) le prospettive a lungo termine del turismo sarebbero lusinghiere se nel prossimo decennio la sua evoluzione si mantenesse analoga a quella del periodo 1997-2007. Lo rileva il 16° rapporto annuale Mercury firmato dal prof. Emilio Becheri e presentato a Roma nella sede dell'Abi. è un corposo volume di 1.030 pagine articolato i 4 sezioni (Statistiche ed economia, Imprese e servizi, Turismi, prodotti e competitività, Istituzioni e turismo), divenuto negli anni un punto di riferimento sul turismo in Italia.

 Il rapporto, pur nella difficoltà dichiarata del reperimento a vari livelli di dati ufficiali aggiornati, vuole analizzare in modo strutturale un settore nevralgico come il turismo alla luce della nuova attenzione del Governo, con l'istituzione del ministero del Turismo, ma tenendo conto del fuorviante e diffuso sommerso. Ad ascoltare e a commentare la relazione di Becheri c'erano i rappresentanti delle varie organizzazioni di settore, da Emilio Valdameri (Confturismo-Confcommercio), a Elena David (Federturismo-Confindustria) e Claudio Albonetti (Assoturismo Confesercenti). Per le istituzioni erano presenti Pier Luigi Mantini dell'Osservatorio Parlamentare per il Turismo e Armando Peres, consigliere del ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla.

Il 2009 - secondo il rapporto - sarà un anno di sostanziale tenuta per il comparto vacanziero: tiene quindi il leasure, ma va giù il settore bussiness, maggiormente legato all'economia. Il maggiore problema è quello del divario tra Nord, Centro e Mezzogiorno (Sud e Isole). Quest'ultimo non riesce ad attrarre gli stranieri: ci andrebbe solo il 13,8% (dato comunque approssimativo per il dilagante sommerso e per incalcolabili micro strutture dell'ospitalità) e anche gli italiani di altre regioni che optano per le vacanze al Sud sarebbero solo il 17,6%. Rassicurante è il dato sull'arrivo degli stranieri in Italia: -1% o addirittura stazionario, mentre quello dell'Europa nella sua totalità darebbe un -3,8%. Il turismo italiano, comunque, secondo le stime di Becheri, determina circa il 5% del valore aggiunto prodotto nel nostro paese: due volte e mezzo di quanto realizzato dal comparto agricolo-alimentare e ben quattro volte la ricchezza prodotta dai settori di tessili, abbigliamento, pelli, cuoio e calzature.

«Considerando il comparto allargato di viaggi e turismo - ha detto Emilio Becheri - l'incidenza della domanda turistica sul Pil si avvicina al 12% e anche per il comparto immobiliare, quello turistico è oggi la principale motivazione d'investimento in Italia e delle aziende italiane all'estero. Il valore sarebbe ancora maggiore, fino a superare il 15% del Pil, se si considerassero anche le spese infrastrutturali, le costruzioni e le altre attività per la quota di competenza del turismo. Si potrebbe essere già vicini al risultato auspicato dal presidente del Consiglio Berlusconi che al settore sia attribuito il 20% del Pil».

 Il rapporto, oltre a distinguere tra due geografie dell'ospitalità, una che fa riferimento alle strutture ricettive ufficiali e l'altra, meno quantificabile, alle seconde case, sfata luoghi comuni come quella che in Francia vadano più turisti che da noi e che l'Italia abbia un terzo dei beni culturali del mondo: ne infatti possiede solo 42 dei 679 dell'Unesco's World Heritage List. Inevitabili gli spunti e le riflessioni suscitate dal rapporto nel successivo dibattito, coordinato dal giornalista Andrea Pancani, e altrettanto inevitabile il cahier de doléances. Claudio Albonetti ha denunciato la criminalità organizzata, vera «palla al piede» delle imprese piccole e medie del Sud, Elena David sugli ostacoli che la burocrazia pone impedendo di fatto gli investimenti in Italia delle grandi catene alberghiere straniere, ma tutti hanno auspicato la lotta al sommerso, regole nazionali contro la frammentazione delle competenze regionali e non solo, nuove efficaci infrastrutture, reali concessioni di credito e aiuti all'imprese, cominciando dal sempre richiesto taglio dell'Iva.

Propositivo e incoraggiante l'intervento di Armando Peres, ex direttore del Touring e Consigliere del ministro Brambilla. «Fino a 20 anni fa - ha detto - il turismo era un non settore: era considerato autonomo, indipendente, quasi difficile da portare ai piani alti della finanza. Oggi è un settore in movimento, ha saputo adeguarsi alle difficoltà, reagire, crescere. è una potenza, ha grandi numeri. La nomina di Michela Vittoria Brambilla non è solo un atto formale, ma significativo di una precisa volontà del governo. Non è tema di poco conto sciogliere lacci e lacciuoli di un sistema vecchio, sedimentato. E il primo nodo in assoluto è il Mezzogiorno con i suoi problemi infrastrutturali. Andremo per priorità, con un piano strategico. E tutto dovrà avvenire il più presto possibile».

Rapporto sul turismo italiano
Franco Angeli editore
Euro 85,00

Mercury srl
via De' Bardi 39, 50125 Firenze
www.turistica.it

© Riproduzione riservata

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