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Cioccolatieri in missione in Colombia

Cioccolatieri in missione in Colombia
Cioccolatieri in missione in Colombia
Pubblicato il 21 giugno 2010 | 12:59

I cioccolatieri di Marche, Veneto, Sicilia, Abruzzo, Piemonte e Toscana aderenti alla Fine chocolate organization saranno in Colombia coordinati dall'Ila, l'Istituto italo-latino americano, per promuovere la coesione sociale e produttiva dei micro, piccoli e medi produttori di cacao

ROMA - I cioccolatieri artigianali italiani vanno in Colombia, nella terra del cacao dove tutto era cominciato qualche secolo fa. Proprio nell'isola di Guanaja Cristoforo Colombo rimase stregato da quella bevanda scura chiamata il cibo degli dei, che poi prese la via dell'Europa. Il resto è storia.

Ma non sarà solo un viaggio a ritroso nel tempo quello che i maestri cioccolatieri di Marche, Veneto, Sicilia, Abruzzo, Piemonte e Toscana aderenti alla Fine chocolate organization si accingono a fare in Colombia, dal 12 al 18 luglio, ma una vera e propria missione coordinata dall'Ila, l'Istituto italo-latino americano, per promuovere la coesione sociale e produttiva dei micro, piccoli e medi produttori di cacao della Regione Andina e per fornire loro know how, formazione e nuove opportunità di commercio al di fuori dei giganti delle grandi industrie che controllano il 90% della produzione.

Con 'Chocoandino” - questo il nome del progetto- i nostri cioccolatieri saliranno in cattedra per formare i colleghi colombiani, per migliorare la qualità del loro prodotto, creando partnership economiche e aprendo nuovi canali di approvvigionamento per un rapporto diretto, senza intermediari.

'Chocoandino”, presentato a Roma da Gustavo Arteta dell'Ila, da Mirco Della Vecchia della Fine chocolate organization e da Patrizia Giarratana del ministero dello Sviluppo economico, alla presenza dell'ambasciatore colombiano in Italia, Sabas Pretelt de la Vegae, segue quelli già effettuati con successo in Ecuador nel 2007 (Chocolatino) e a Santo Domingo l'anno successivo (ChocoCaribe), nell'ambito della cooperazione internazionale promossa da ministero degli Affari esteri volta a fornire opportunità a chi, nel continente latinoamericano, ne ha poche.

«L'iniziativa contribuirà ad accrescere i rapporti culturali tra Italia e Colombia oltre che promuovere lo sviluppo del settore, l'aumento della produzione e della qualità del cacao», ha detto l'ambasciatore De La Vega parlando della situazione del suo paese. La sicurezza - ha sostenuto - è stata ristabilita e torna a dare fiducia ai cittadini dopo la lotta senza quartiere ai narcos e agli autori dei sequestri attaverso abili operazioni di intelligence come quella che ha liberato Ingrid Betancourt.

I colombiani amano soprattutto il cioccolato in tazza che è per loro quello che il tè è per gli inglesi, e il prodotto è nella loro cultura. Hanno il più alto consumo pro capite di tutta l'America Latina, circa 50mila tonnellate l'anno del pregiato 'cacao fino” o 'cacao de aroma”.

Pur essendo al quinto posto tra i paesi produttori (il primo è il Brasile) sono costretti a importarlo. La speranza - grazie al Fondo nacional de cacao insieme al progetto Ila - è quella di passare nei prossimi dieci anni da 140mila ettari coltivati a 350mila. La collaborazione italo colombiana porterebbe grandi opportunità anche alle aziende italiane, eliminando le intermediazioni che fanno lievitare i costi e confondono la qualità materia prima. Inoltre solo integrando i processi produttivi e trasferendo conoscenze e tecnologie si potranno migliorare le condizioni di migliaia di piccoli produttori e delle loro famiglie.

«Chocoandino - secondo Giarratana - segue perfettamente la linea del ministero delle Attività produttive perché l'economia e il mondo devono procedere insieme: nessuno deve crescere a detrimento di un altro. Inoltre la nostra mission è proprio quella di far crescere le piccole imprese artigianali, la vera ossatura del nostro paese».

A Bogotà una grande assise vedrà di fronte piccoli produttori e trasformatori locali a cioccolatieri artigiani e rappresentanti di aziende italiane, nonché produttori e tecnici di Ecuador, Colombia e Bolivia. «La richiesta di qualità - ha detto Arteta -viene non solo dall'Italia ma anche dall'Europa: Spagna e Gran Bretagna saranno nella giuria del Premio Chocoandino che andrà alla migliore massa, come viene definita la materia prima del cioccolato».

 «Alla Fine chocolate organization in pochi anni hanno aderito già 60 piccole aziende italiane del cioccolato - ha detto il presidente Mirco Della Vecchia -e questo e i precedenti progetti latino americano sono stati preziosi per i nostri artigiani. Dobbiamo rispettare il lavoro di coloro che producono quello che compriamo e la Colombia ha voglia di crescere e di aumentare la propria produzione affacciandosi anche all'export, per far conoscere al mondo la sua eccellenza».

Sull'aspetto qualitativo del prodotto si è soffermato Silvio Vissone, tecnologo del cacao, sostenendo l'importanza dell'avvicinamento degli attori della filiera: contadini e cioccolatieri. «La distanza e non solo - ha detto- ha fatto in modo che si scollegassero i due mondi, quello dell'agricoltura legato da un sistema di commodity e il mondo artigianale sempre più piegato al'industria. Mettere insieme le piccole entità può contribuire a definire meglio le caratteristiche del cacao. Manca però la figura che nel mondo del vino è l'enologo: un esperto che definisca da cosa dipendono i sapori, partendo dal presupposto che ogni prodotto ha il suo genotipo e le sue caratteristiche da valorizzare. Questo progetto, in collaborazione con le università, rende possibile che ciò che viene percepito possa essere tradotto in dati scientifici, riproducibili e verificabili, al di là di definizioni personali e marginali. Solo mappando i codici genetici e aromatici e valorizzando le biodiversità, possiamo garantire la qualità al consumatore».

© Riproduzione riservata

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