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Galan: Giù le mani dal Balsamico Battaglia contro i falsi stranieri

Galan: Giù le mani dal Balsamico Battaglia contro i falsi stranieri
Galan: Giù le mani dal Balsamico Battaglia contro i falsi stranieri
Primo Piano del 14 luglio 2010 | 16:52

Dal 2000 il valore delle esportazioni di prodotti Dop e Igp è raddoppiato. Rispetto a 10 anni fa il fenomeno della contraffazione è aumentato: +950% il numero dei casi di taroccamento e +608% i prodotti sequestrati. L’Aceto balsamico di Modena si conferma ambasciatore dell’italian food nel mondo

ROMA - Contraffare, ovvero riprodurre qualcosa in modo tale che possa essere scambiato per l'originale con l'obiettivo di creare confusione nel consumatore e di sfruttarne l'immagine per trarne profitti. Il fenomeno della contraffazione è una piaga che colpisce più di un settore del Made in Italy, in particolare il comparto agroalimentare. Sui mercati esteri è particolarmente forte negli Stati Uniti, dove le denominazioni più imitate sono nell'ordine il Parmigiano Reggiano, il Pecorino Romano, l'Aceto Balsamico, la Mortadella di Bologna, il Gorgonzola e l'Asiago.



Di questo si è discusso a Roma al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali durante il convegno 'La tutela delle denominazioni Dop e Igp a livello nazionale e internazionale: il caso del balsamico a confronto con altre denominazioni” organizzato dal Consorzio tutela Aceto Balsamico tradizionale di Modena e quello di Reggio Emilia e il Consorzio Aceto Balsamico di Modena. «Tutti questi prodotti rappresentano una grossa fetta delle esportazioni dell'agroalimentare italiano. Basti pensare che, con oltre il 75% della produzione esportata, l'Aceto balsamico di Modena - afferma Cesare Mazzetti (nella foto sotto, al centro), presidente del Consorzio Aceto balsamico di Modena - si candida a essere il vero ambasciatore dell'Italian food nel mondo, seguito dal Pecorino Romano, con il 64%».

Un dato particolarmente interessante è la crescente propensione all'esportazione di prodotti Dop e Igp. Dall'anno 2000 il valore delle esportazioni di Dop e Igp è infatti letteralmente raddoppiato, passando da 704 milioni di euro ai 1.390 del 2008. Nel frattempo è cresciuto anche il numero delle Dop e Igp, passando dai 108 del 2000 ai 175 del 2008 ai 206 del 2010.

Le Dop e Igp italiane rappresentano da sole il 23% di tutte le denominazioni e indicazioni geografiche dell'Unione europea e danno lavoro a oltre 80mila imprese, di cui oltre 75mila aziende agricole e quasi 6mila imprese di trasformazione.

L'attività di questa 'filiera”, produce un valore di 5,4 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi realizzato con le esportazioni. Rispetto a dieci anni fa, il fenomeno della contraffazione è aumentato in maniera esponenziale: +950% il numero dei casi di contraffazione e +608% i prodotti sequestrati. In questo frangente, una stima dell'Icc Counterfeiting Intelligence Bureau sostiene che i prodotti 'taroccati” rappresenterebbero meno del 10% degli scambi mondiali, per un valore di oltre 600 miliardi di dollari e anche la Commissione europea conferma come la contraffazione sia un problema crescente e pericoloso valutato in quasi 50mila casi che hanno portato al sequestro di quasi 179 milioni di prodotti di cui l'1,4% relativo a prodotti alimentari.

Tuttavia, la fluttuazione nel consumo di una certa tipologia di prodotti non è da imputare solo al fatto che una sostanziosa parte dei guadagni se ne va in fumo con il mercato parallelo delle contraffazioni.

Tra i fattori che influiscono sull'andamento dei consumi sono presenti anche l'invecchiamento della popolazione - si stima che dal 19.5% del 2009 gli anziani diventeranno entro il 2050 il 34%, grazie alla crescita dell'aspettativa di vita - il sempre più basso il tasso di natalità, anche a causa della revisione delle tipologie familiari - dal 60% del 1978, le coppie con figli oggi sono meno del 40% mentre sono più che triplicati i single che passano dall'8,5% al 26,4%. Indubbiamente influiranno sui consumi anche le abitudini alimentari di quella fetta di popolazione straniera che arriva nel nostro paese - si stima che dal 7,1% attuale si arrivi al 17,2% nel 2050 - con l'intenzione di mantenere ove possibile le proprie culture alimentari (fonte Denis Pantini - Nomisma).

Combattere è la parola d'ordine per salvaguardare le sorti dei prodotti made in Italy. Si può riassumere così, in una parola il monito che il ministro per le Politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha lanciato in una nota inviata ai produttori di aceto balsamico e ai rappresentanti dei consorzi che sono intervenuti al convegno.

«Il convegno da voi organizzato ha il grande merito di portare l'attenzione su uno dei più grossi problemi dell'agricoltura italiana: la contraffazione alimentare - dichiara Giancarlo Galan. L'Aceto balsamico tradizionale di Modena Dop, l'Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia Dop e l'Aceto balsamico di Modena Igp sono dei prodotti di eccellenza del nostro made in Italy, che si stanno affermando sempre più sui mercati internazionali. Ritengo quindi un'urgenza prioritaria combattere falsificazioni e frodi agroalimentari, per tutelare la qualità e l'unicità del nostro patrimonio alimentare, che sono un segno distintivo del nostro made in Italy. è una battaglia che ci accomuna voglio ringraziarvi, quindi, per il prezioso lavoro che i Consorzi di Tutela continuano a svolgere. Il mio auspicio è che questa collaborazione si rafforzi e sia sempre più proficua».

Le priorità che si leggono nelle parole del Ministro coincidono con la richiesta di una azione concertata, da parte dei Consorzi di tutela delle Dop Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e di Reggio Emilia e dell'Igp Aceto Balsamico di Modena, che vada nella direzione di una maggiore attenzione al rispetto del consueto uso delle denominazione, e alla repressione di ogni tentativo di imitazione.

Carlo Ferretti, Cesare Mazzetti ed Enrico Corsini«L'Aceto Balsamico di Modena, con un volume di produzione che si aggira sul centinaio di milioni di litri, è senz'altro uno dei prodotti agroalimentari tipici italiani che riscuote maggior interesse sui mercati internazionali - ha esordito il presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena, Cesare Mazzetti - e di questo successo certamente una gran parte del merito va al conseguimento della Igp, a pieno regime dallo scorso aprile. Negli ultimi anni, però, nonostante un incremento dei volumi d'affari, l'Aceto Balsamico di Modena deve guardarsi da un nemico che va oltre la crisi economica, ovvero l'intensificazione di operazioni imitative e di contraffazione. Oggi il fenomeno assume dimensioni rilevanti solo nei Paesi terzi in particolare in Usa anche se imitazioni sono state riscontrate pure in Germania, Spagna, Grecia, e addirittura in Italia, ove è andato diffondendosi un prodotto chiamato semplicemente ‘balsamico', con le stesse ingredientistiche e spesso in etichetta gli stessi claims che un consumatore vorrebbe vedere su una bottiglia di Abm (aggettivi qualificativi, anni, numeri, ecc.) e che invece sono vietati per la Igp. Per la salvaguardia del mercato e per uno sviluppo positivo ed equilibrato degli operatori, che hanno fatto del territorio e della qualità i punti forti della propria offerta, al punto da battersi per quindici anni per vedersi riconosciuta la registrazione Igp diventa indispensabile chiarire quali sono i legittimi limiti all'utilizzo smodato della parola ‘balsamico', e quali siano gli strumenti per fare valere tali limiti su un mercato prima italiano, poi europeo, e infine mondiale».

«L'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è un capolavoro che unisce storia e cultura di Modena e come tutti i capolavori è molto imitato – chiarisce Enrico Corsini (nella foto, a destra), presidente del Consorzio di tutela dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena - ma il valore aggiunto è che lo si può trovare solo ed esclusivamente nella bottiglietta sferica disegnata da Giugiaro ed è un prodotto Dop. Pertanto tutti gli altri prodotti proposti sul mercato in confezione diversa non possono fregiarsi né del termine Aceto Balsamico Tradizionale di Modena né tantomeno della Dop».

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