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No dell'Ue al “cioccolato puro” Bruxelles condanna l’Italia

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Primo Piano del 25 novembre 2010 | 15:40

La condanna è per aver autorizzato la denominazione cioccolato puro sulle etichette di prodotti di cioccolateria nostrana. Per i giudici è un'affermazione errata che inganna i consumatori in quanto si sarebbe dovuto sottolineare anche la presenza di altri grassi vegetali oltre al burro di cacao

BRUXELLES - L''Italia è stata condannata oggi, 25 novembre, dalla Corte di giustizia europea per avere autorizzato la denominazione 'cioccolato puro” sulle etichette di prodotti di cioccolata che avrebbero dovuto segnalare anche la presenza di 'altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. I giudici hanno ritenuto che la normativa italiana «è idonea a indurre in errore il consumatore e a ledere il suo diritto a un''informazione corretta, imparziale ed obiettiva».



Per la Coldiretti è una decisione contraddittoria. Il fatto che l'Unione europea ostacoli il cioccolato puro di cacao dopo aver aperto al formaggio senza latte e al vino senza uva è l'evidente dimostrazione di un comportamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i prodotti del Made in Italy. è quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia europea per avere autorizzato la denominazione ''''cioccolato puro'''' sulle etichette per i prodotti solo a base di solo burro di cacao per distinguerli dai prodotti che contengono grassi vegetali come succedanei.

A subire gli effetti delle normative comunitarie erano state - riferisce la Coldiretti - telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica regionale messe al bando a partire dal primo giugno 2010 con l'entrata in vigore delle nuove norme sulla pesca. Ma numerosa è la lista delle prese di posizione ambigue come ad esempio per un altro importante prodotto della dieta mediterranea come il vino per il quale, a causa della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo, è stata autorizzata la possibilità di zuccheraggio per i paesi del nord Europa, ma anche la produzione e la commercializzazione di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall''uva come lamponi e ribes, dopo che l''Unione europea aveva già dato il via libera all''invecchiamento artificiale del vino attraverso l''utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno.

Un inganno che si aggiunge alla possibilità di vendita nell''Unione europea nei negozi, o attraverso internet, di kit per la preparazione casalinga in meno di un mese di vini come il Chianti, il Barolo o il Valpolicella, per effetto di una curiosa interpretazione della legislazione. In realtà nonostante l'impegno dell'Unione nel tutelare le denominazione dei prodotti alimentari tipici continuano a proliferare anche all'interno dell'Europa.

è il caso dei formaggi tipici dove, dopo il Parmesan, è stato scoperto in Romania il Parmezan, ma anche la Fontina svedese, il Parmi olandese, la polenta che diventa 'palenta” in Montenegro, il barbera bianco venduto un supermercato rumeno, il Cambozola in Germania o la pasta Milaneza venduta in Portogallo. Più recente la decisione della Commissione europea di non accogliere la proposta italiana di decreto ministeriale che obbliga ad indicare l''origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari, ma vieta anche l''impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi. Con la norma si stabiliva chiaramente che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri mentre l'Unione europea consente che possa essere incorporato fino al 10 per cento di polvere di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte.

Le contraddizioni delle scelte politiche europee sono evidenti anche nelle norme che riguardano l'indicazione in etichetta l'origine dei prodotti agricoli impiegati che è obbligatoria per la carne bovina, ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco ma non per quello a lunga conservazione o per i formaggi. Non mancano però le buone notizie come la recente decisione dell''Unione Europea di rendere obbligatoria l''indicazione dell''origine dell''extravergine di oliva a partire dal mese di luglio 2009, favorita dal pressing della Coldiretti che ha avviato una campagna per l''etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti.

Una novità ottenuta grazie ad un pressing generalizzato che ha portato il 18 giugno scorso ad una svolta nell'Unione Europea dove il Parlamento ha votato a favore dell'obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, pollame, prodotti lattiero caseari, ortofrutticoli freschi, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e per quelli trasformati che hanno come ingrediente la carne, il pollame ed il pesce. Una linea di indirizzo che la Coldiretti si augura possa concretizzarsi presto in una svolta nelle politiche dell'Unione Europea a favore della trasparenza delle informazioni.

«Vedi un po' - ha detto il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan - come vanno le cose del mondo: la Corte di giustizia europea condanna l'Italia per le etichette su cui c'è scritto ‘cioccolato puro'. La Corte di giustizia europea pretende etichette trasparenti, che poi è la nostra stessa ‘pretesa', quella che mi attendo sia esaudita al più presto dal nostro Parlamento. Insomma, ciò che chiedo è coerenza, una virtù che non emerge ancora in sede comunitaria a proposito di etichette. Sia chiaro che la questione cioccolato ed etichette non rientra nelle competenze della cosiddetta filiera agricola, pertanto non è al commissario Ciolos che mi rivolgo. Aggiungo soltanto che oramai sono tanti, sono troppi ‘i bidoni' alimentari che invadono l'Italia e il mondo camuffandosi da genuini prodotti italiani. Ecco perché questa condanna, a mio dire, è corretta ma fino a un certo punto… Un punto che va ben oltre il cioccolato puro».

Come l''Europa cambia le tavole degli italiani

STOP A TELLINE E CANNOLICCHI
- A partire dal primo giugno 2010 entrano in vigore le nuove norme sulla pesca che di fatto faranno sparire dalle tavole degli italiani telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica regionale.

VIA LIBERA AL FORMAGGIO SENZA LATTE - A partire dal primo gennaio 2009 può essere incorporato fino al 10 per cento di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte, secondo quanto previsto dal regolamento (CE) n. 760/2008 del 31 luglio 2008. 

LO ZUCCHERO NEL VINO - è una pratica, utilizzata nei paesi del Nord Europa, che permette di aumentare la gradazione del vino attraverso l''aggiunta di zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un "trucco di cantina" e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall''uva.

è
ARRIVATO IL VINO SENZA UVA - è arrivato il vino ottenuto senza uva per effetto della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo del 29 aprile 2008 (Reg. 479/08) che ha autorizzato la produzione e la commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall''uva come lamponi e ribes.

IL VINO SI INVECCHIA CON LA SEGATURA - L''Unione europea ha dato il via libera all''invecchiamento artificiale del vino attraverso l''utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno, secondo quanto previsto dal Reg. (CE) 11 ottobre 2006, n. 1507/2006.

LE IMITAZIONI
- Nonostante l'impegno dell'Unione nel tutelare le denominazione dei prodotti alimentari tipici continuano a proliferare anche all'interno dell'Europa. è il caso - spiega la Coldiretti - dei formaggi tipici dove, dopo il Parmesan, è stato scoperto in Romania il Parmezan, ma anche la Fontina svedese, il Parmi olandese, la polenta che diventa 'palenta” in Montenegro, il barbera bianco venduto un supermercato rumeno, il Cambozola in Germania o la pasta Milaneza venduta in Portogallo.

LA META' DELLA SPESA E' ANONIMA - Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell''informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l''obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare e l'etichetta resta anonima per circa il 50 per cento della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.

Fonte: Coldiretti


L''etichetta con l''origine sulle tavole degli italiani

Cibi con l''indicazione di provenienzaE quelli senza
Carne di pollo e derivatiPasta
Carne bovinaCarne di maiale e salumi
Frutta e verdura frescheCarne di coniglio
UovaFrutta e verdura trasformata
MieleDerivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoroFormaggi
Latte frescoDerivati dei cereali (pane, pasta)
PesceCarne di pecora e agnello
Extravergine di oliva Latte a lunga conservazione

Fonte: Coldiretti


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