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Mercato italiano dei superalcolici Nel 2010 sfiorati 1,2 miliardi di euro

Mercato italiano dei superalcolici Nel 2010 sfiorati 1,2 miliardi di euro
Mercato italiano dei superalcolici Nel 2010 sfiorati 1,2 miliardi di euro
Pubblicato il 23 giugno 2011 | 12:25

Il più importante gruppo indipendente italiano di distributori di bevande registra un andamento positivo, in controtendenza con quelli della categoria. La cifra, che riguarda le vendite nel canale Gdo, dei Cash & carry e del canale Ingrosso, tiene conto solamente del mercato dei superalcolici

Nel 2010 le vendite di prodotti alcolici in Italia hanno sfiorato gli 1,2 miliardi di Euro. Tale cifra, che riguarda le vendite effettuate nel canale della grande distribuzione, dei Cash & carry e del canale Ingrosso, tiene conto solamente del mercato dei superalcolici, da cui sono esclusi i vini, le birre e tutte quelle bevande con bassa gradazione alcolica.
 
In particolare, il canale Ingrosso sviluppa quasi il 20% del giro d'affari alcolici (ovvero superalcolici ed aperitivi alcolici) italiano per un fatturato che sfiora i 230 milioni di euro. (fonte: dati scanner SymphonyIri – anno 2010)

Nel primo quadrimestre del 2011, nel canale Horeca, abbiamo assistito a un trend di consumo degli alcolici in lieve aumento – con un valore totale dell'1,03% e dell'1,66% a volume - trainata dal bar diurno, per l'effetto aperitivi. Rimane stabile la ristorazione. In forte calo, invece, il serale, dove incidono le severe restrizioni all'uso di alcool per i guidatori. Una tendenza che dovrebbe proseguire anche durante la stagione estiva, considerando che gli alcolici non sono soggetti a stagionalità.
 
Nell'ultimo biennio il consumo di bevande alcoliche nel nostro paese ha registrato cali importanti che hanno riguardato in generale tutti i canali distributivi. Tale sofferenza è prevalentemente motivata da alcuni fattori:
  • Prezzo delle consumazioni troppo elevato in considerazione dell'attuale congiuntura economica;
  • Politiche restrittive riguardanti coloro che conducono veicoli sia per uso professionale che per mobilità personale;
  • Fattori salutistici che spingono il consumatore a scelte più in linea con i bisogni di attenzionalità al benessere fisico;
  • Il progressivo invecchiamento della popolazione che si orienta su consumazioni più confacenti ai problemi dell'età anagrafica.

 

Se nel complesso i risultati di vendita registrano importanti segni negativi è altrettanto vero che alcuni comparti alcolici non subiscono gli stessi effetti:
  • Registrano particolari sofferenze i prodotti come Tequile, Whisky e Amari in genere e comunque tutte quelle con elevata gradazione alcolica.
  • Meno sentita la crisi nel comparto delle bevande alcoliche con una più bassa gradazione alcolica e in tutte quelle che vengono utilizzate per la miscelazione di cocktail.
  • Buone le performance degli aperitivi poco alcolici che sembrano rispondere meglio alle esigenze di consumo e di socializzazione del consumatore.
Cda, consorzio leader per quota di mercato (circa il 13%) nel canale Grossisti bevande, sta concentrando molte risorse ed attenzione alla categoria degli alcolici, che fanno registrare nel 2010 trend di crescita complessivi del 4,1% a valore e del 3,4% a volume ,con punte di crescita di circa il 10% per la categoria aperitivi alcolici. (fonte: Datawarehouse Cda - anno 2010)
 
La crescita, in controtendenza con gli andamenti della categoria è favorita anche da azioni e strumenti messi a disposizione dei propri associati da Cda:
  • Attività formative specifiche per far conoscere meglio a chi vende e a chi consuma i singoli prodotti e le conseguenze del loro consumo.
  • Attività promozionali su grossisti e sugli esercenti dei pubblici esercizi tese a calmierare i prezzi dei prodotti al consumo.
  • Garantire al pubblico esercizio la possibilità di acquistare a piccoli lotti e spesso anche a bottiglie e non a cartoni aumentando anche i momenti di consegna al punto di consumo. Questo per favorire un minore immobilizzo finanziario.
  • Affiancare i gestori dei locali nella scelta di prodotti in linea con le tendenze di consumo.
 
«Cda crede - dichiara il direttore Lucio Roncoroni - che il problema della responsabilità nell'assunzione di bevande alcoliche possa essere affrontato anche attraverso una migliore conoscenza dei prodotti e dei loro effetti sulla salute. A tale scopo abbiamo dato vita a momenti formativi in collaborazione con il mondo produttivo mirati a fare cultura sul comparto sia per chi distribuisce che per coloro che si rivolgono direttamente al consumatore finale».

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