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Manovra, addio ai “ponti” 6 miliardi il danno al Turismo

Manovra, addio ai “ponti” 6 miliardi il danno al Turismo
Manovra, addio ai “ponti” 6 miliardi il danno al Turismo
Primo Piano del 17 agosto 2011 | 12:13

La manovra finanziaria, con l’abolizione del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, punta ad aumentare la produttività, ma, secondo le associazioni di categoria, penalizza gravemente gli operatori turistici: accorpare le festività laiche alla domenica farà perdere al Turismo oltre 6 miliardi di fatturato

Addio ai ponti primaverili: dal 2012 il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno cadranno sempre di domenica. La manovra finanziaria punta ad aumentare la produttività, ma penalizza fortemente gli operatori turistici, infatti accorpare le festività laiche alla domenica farà perdere agli operatori turistici oltre 6 miliardi di fatturato. Ne sono convinte le categorie del turismo di Confesercenti che lanciano un grido di allarme al Governo e propongono un'apertura alla discussione. E se da un lato gli operatori esprimono pareri fortemente contarti alla Manovra, stupisce nuovamente, il silenzio del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla.



«Siamo assolutamente consapevoli del momento di difficoltà dell'economia italiana - interviene il presidente di Assoturismo Claudio Albonetti - proprio per questo, però, ci stiamo interrogando se l'abolizione dei ponti primaverili vada nella direzione giusta, infatti con questa manovra si acquisterebbero 3 giorni di produttività ma si perderebbero ben 12 giorni di lavoro per l'industria del turismo. Non stiamo parlando solo di albergatori, ma della ristorazione, del commercio, dell'agroalimentare cioè di tutta la filiera del turismo, filiera in cui sono ben presenti lavoratori come in tutti gli altri settori economici. Per questo ci chiediamo se non sia il caso di fare una riflessione e di rendersi conto che questa medicina potrebbe produrre più danni che benefici».

«Con la soppressione dei ponti primaverili - continua Albonetti - si farà un grave danno all'economia turistica e nazionale, se poi a tutto questo aggiungiamo la tassa di soggiorno, l'incubo Bolkestein e non si mette mano alla riduzione dell'Iva sul turismo, mettendo così le nostre imprese turistiche in grado di competere con la concorrenza estera, rischiamo di assestare al nostro turismo un colpo gravissimo. Chiediamo pertanto al ministro del Turismo di intervenire energicamente per salvaguardare il settore, ivi incluse quelle imprese stagionali che in questo momento stanno vivendo un periodo estremamente critico».

D'accordo anche il presidente di AssHotel, associata alla Confesercenti, Filippo Donati: «Crediamo che la manovra finanziaria abbia dato un messaggio di coraggio, anche se timido e voglia di cambiare, come ad esempio l'accorpamento dei Comuni e l'eliminazione di alcune Province. La soppressione dei ponti primaverili non è però pensabile, in questo modo si andranno a colpire i soliti settori, infatti, nel cercare di rilanciare la produttività, si mette un pericoloso freno alle attività della filiera turistica. Perché allora non pensare di rendere le vacanze degli italiani detraibili dal reddito? Sicuramente in questo modo il turismo porterebbe un importante contributo ai bilanci dello Stato».

«La soppressione dei ponti festivi più significativi - conclude il presidente Fiepet, Esmeralda Giampaoli - rappresenterà per il settore dei pubblici esercizi e per quello dell'intrattenimento un danno enorme che va ad aggiungersi alla drammatica situazione in cui queste imprese si trovano già da anni. Questo ragionamento non solo trova applicazione per quei pubblici esercizi che, per le loro caratteristiche o la loro ubicazione, gravitano attorno a centri di attrazione turistica che giocoforza soffriranno certamente, ma anche e soprattutto per quei ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, disco pub e discoteche che nelle normali dinamiche urbane trovano la loro fonte di reddito: se il giorno dopo si fa festa è più probabile (e l'esperienza lo conferma) uscire a cena fuori o andare a bere qualcosa con gli amici. Non parliamo di cifre banali: i pubblici esercizi in Italia si attestano intorno alle 240mila unità e anche se questo provvedimento potrà non riguardarli direttamente tutti, il danno che si produrrà per la nostra categoria sarà importante e comporterà un ricorso molto più limitato a tutte quelle figure professionali che tradizionalmente vengono occupate nelle nostre aziende in quelle giornate festive e prefestive con un'ulteriore contrazione degli occupati».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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24/08/2011 23:47:00
1) Decisioni senza senso
penso che chi prende certe decisioni,come anche di rimettere la tassa di soggiorno,non capisce niente nè di ospitalita nè dieconomia.



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