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Sognatore, determinato e riflessivo Luca Marchini e la sua passione in cucina

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Luca Marchini del ristorante L'Erba del Re di Modena, che ci ha svelato i suoi sogni e i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande agli ingredienti che non mancano mai nel suo frigorifero, fino a come ha speso il suo primo stipendio da cuoco

di Clara Mennella
vicedirettore
 
15 ottobre 2012 | 10:57

Sognatore, determinato e riflessivo Luca Marchini e la sua passione in cucina

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Luca Marchini del ristorante L'Erba del Re di Modena, che ci ha svelato i suoi sogni e i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande agli ingredienti che non mancano mai nel suo frigorifero, fino a come ha speso il suo primo stipendio da cuoco

di Clara Mennella
vicedirettore
15 ottobre 2012 | 10:57
 

Nel 2013 saranno dieci anni dall'apertura del suo "L'Erba del Re", ristorante a Modena, avventura iniziata dopo una serie di esperienze lavorative importanti tra le quali un periodo trascorso a fianco del grande Massimo Bottura.

Luca MarchiniLaureato in economia e commercio, sposato con Antonella, farmacista, e padre di tre figli, è sorprendente pensare a tutto ciò che ha costruito avendo vissuto solo i suoi primi 40 anni; perché Luca Marchini (nella foto) fa ancora parte della squadra italiana dei Jeunes restaurateurs d'Europe.

Non fa mistero di quali siano i tre motori che muovono l'intera sua vita: la testa, il cuore e le mani. La prima è quella che lo sostiene con forza, che lo spinge da sempre verso lo studio, attraverso corsi e seminari, per accrescere la conoscenza delle tecniche e quella delle materie prime che seleziona con scrupolosità e dovere deontologico.

Il cuore, perché per lui nessuna scelta ha ragione di essere, senza passione, amore ed emozione. Infine le mani, strumento finale per la realizzazione di ogni progetto e creazione, mezzo indispensabile per sublimare e rendere concreto ogni sogno; perché lui stesso si definisce un sognatore ma anche, in antitesi, riflessivo e determinato.

Nato e vissuto ad Arezzo fino all'età di diciassette anni, si è lasciato conquistare dai luoghi, dai prodotti e dalle tradizioni culinarie di Modena, città di adozione, portando nel suo lavoro sempre un po' dell'anima toscana e senza perdere mai... l'accento!

Da bambino cosa sognavi di diventare?
Ho sempre pensato che il mio mondo sarebbe stato quello agricolo, lavorare i campi e coltivare ortaggi.

Il primo sapore che ti ricordi.
Ho sempre in mente delle acidità, forse perché nella mia cultura alcuni piatti ne hanno la presenza.

Qual è il senso più importante?
L'olfatto: avere la possibilità di essere segugi di realtà che ci circondano, indifferentemente dalla capacità di guardare, udire, gustare e toccare.

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato?

Il piatto che ho in testa, ma che non riesco a concretizzare.

Come hai speso il primo stipendio?
L'ho messo da parte, non si sa mai: ho mentalità di economista, sono laureato in economia e commercio.

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
La panzanella aretina, la pizza e la pasta in generale.

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
L'acqua freddissima e naturale

Qual è il tuo cibo consolatorio?
Pane e pomodoro strofinato con olio extravergine.

Che rapporto hai con le tecnologie?
Di simbiosi totale, sono il mezzo per raggiungere un risultato.

All'Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
La mia cara e amata panzanella… ma la porterei anche in un'isola deserta!

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Mia moglie Antonella e i miei 3 bimbi, Emanuele, Chiara e Niccolò.

Quale quadro o opera d'arte rappresenta meglio la tua cucina?
Una foto di famiglia, intesa nell'eccezione classica di momento immortalato di un istante della propria vita, delle proprie radici.

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
Forewer young degli Alphaville: '...è impossibile invecchiare senza una ragione...”. Riconosco una volontà di mantenere sempre vivo l'emozione di presentare un gran piatto anche quando lo conosciamo da tempo, da tanto tempo.

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