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Simpatico, accurato, etico L'Alto Adige in cucina secondo Hintner

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Herbert Hintner dello Zur Rose di San Michele Appiano (Bz), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a quello che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
 
23 marzo 2013 | 10:09

Simpatico, accurato, etico L'Alto Adige in cucina secondo Hintner

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Herbert Hintner dello Zur Rose di San Michele Appiano (Bz), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a quello che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
23 marzo 2013 | 10:09
 

Herbert HintnerGioviale e comunicativo questo grande cuoco è un punto di riferimento della ristorazione dell'Alto Adige. La sua regione di provenienza è scolpita nel suo Dna ed è espressione imprescindibile della sua cucina che unisce i prodotti regionali a creatività e innovazione, con una ricerca continua di ingredienti quasi scomparsi che recupera e rielabora con modernità.

Presidente onorario dei Jeunes Restaurateurs d'Europe italiani dopo essere stato in capo alla squadra per sei anni, Hintner è diventato Executive Chef del Ristorante “Zur Rose” di San Michele Appiano (Bz) per amore. Nel 1982 ha sposato Margot, figlia del proprietario e insieme sono arrivati ad accendere nel 1995 una stella Michelin e ad ottenere numerosi altri riconoscimenti.

Herbert Hintner (nella foto) dà molta importanza all’istruzione e al costante aggiornamento dei giovani ai quali, oltre a trasmettere la sua grande conoscenza delle materie prime e della tecnica professionale, cerca di insegnare valori come l'onestà, la responsabilità, la trasparenza e la disciplina.

Da bambino cosa sognavi di diventare?
Volevo diventare prete sono cresciuto in una famiglia molto cattolica.

Il primo sapore che ti ricordi?
Le lasagne alla bolognese.

Qual è il senso più importante?
Il gusto vero e profondo.

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
Risotto alle nocciole.

Come hai speso il primo stipendio?
Un televisore in bianco nero per la nostra famiglia.

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
I canederli della mia mamma, il risotto al limone di Gennaro Esposito, la terrina di patate e salmone di Eckart Witzigmann.

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
Champagne e speck del contadino.

Qual è il tuo cibo consolatorio?
Frutta e cioccolato.

Che rapporto hai con le tecnologie?
Buono ma con uno spirito molto critico.

All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Le ostriche.

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Amici veri e persone che amano il cibo e la sua storia.

Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
Caravaggio.

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
La canzone Nikita di Elton John.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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