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Eclettico, vulcanico, istrionico Il Benàco secondo Leandro Luppi

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Leandro Luppi del Ristorante Vecchia Malcesine di Malcesine (Vr), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
 
13 aprile 2013 | 10:18

Eclettico, vulcanico, istrionico Il Benàco secondo Leandro Luppi

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Leandro Luppi del Ristorante Vecchia Malcesine di Malcesine (Vr), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
13 aprile 2013 | 10:18
 

Leandro LuppiLa stella Michelin che brilla dal 2004 sul Ristorante Vecchia Malcesine, il piccolo gioiello dalla splendida vista sul lago di Garda, è uno dei riconoscimenti del quale Leandro Luppi (nella foto) è molto orgoglioso. Prima di lui nessuno era riuscito ad ottenere una stella sulla sponda orientale del Garda e, ad oggi, rimane l’unica della zona.

La simbiosi tra Luppi e il Benàco ha dell’incredibile se si pensa che Leandro è nato a Bolzano e, dopo gli studi alberghieri e la gavetta in giro per l’Italia, approda su queste sponde nel 1991 all’età di 30 anni. Deve essere stato un amore a prima vista perché il suo estro e il suo particolare approccio creativo hanno trovato spunti più che felici nelle materie prime del territorio lacustre, che Leandro ha fatto proprie ed ha valorizzato con decisione e generosità quasi appartenessero da sempre al suo Dna, generosità che ha dedicato anche al territorio, facendosi promotore di diverse manifestazioni enogastronomiche gardesane, fra tutte: Ciottolando con Gusto e Fish&Chef.

La sua creatività è vulcanica non solo in cucina, artista a tutto tondo quando posa il mestolo impugna felicemente il pennello e trasferisce nei suoi dipinti, colorati, caldi e materici la sua visione solare della vita. Mitico alla Vecchia Malcesine il Menu Assaggi, composto da "quello che oggi lo chef si diverte a cucinare".


Da bambino cosa sognavi di diventare?
Miliardario, ma poi...

Il primo sapore che ti ricordi?
Le zucchine in ”tecia” di mia madre.

Qual è il senso più importante?
D’istinto direi l’olfatto, ma ripensandoci direi... il senso che si dà alla propria vita.

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
Cercare di soddisfare quotidianamente i miei clienti è la cosa più difficile da realizzare.

Come hai speso il primo stipendio?
Ho speso tutto per un paio di stivaletti (ben 27mila lire).

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
Il magnum di foie gras di Massimo Bottura, il capretto al forno del Gambero di Calvisano e il cotechino della trattoria della Ghiara di Reggio Emilia.

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
I formaggi.

Qual è il tuo cibo consolatorio?
Il cioccolato con le nocciole.

Che rapporto hai con le tecnologie?
Le uso dove servono ma padella, olio e burro sono insostituibili.

All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Canederli di speck.

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Le donne della mia vita... mia moglie e mia figlia!

Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
Le opere di Alberto Burri (i cretti) per il forte impatto della materia e Fortunato Depero per il gioco e i colori.

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
"Great Gig in the Sky" dei Pink Floyd.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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Algida Dolce Vita