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Amarone di collina o pianura?
Produttori sempre più divisi

Amarone di collina o pianura?
Produttori sempre più divisi
Amarone di collina o pianura? Produttori sempre più divisi
Primo Piano del 15 maggio 2013 | 17:32

Le Famiglie contestano ormai apertamente le scelte del Consorzio Valpolicella che per parte sua smentisce di avere allargato l'area di produzione. I produttori di collina rivendicano la differenza del territorio. Si parla apertamente di un condono o sanatoria. Ipotesi che il Consorzio respinge invece in toto

VERONA - Acque sempre più agitate, anzi, compromesso sempre più difficile fra il Consorzio e le "famiglie" sul destino dell'Amarone. La rottura, quasi insanabile, è fra chi ritiene quel vino degno di essere chiamato così solo se è fatto in collina e chi invece ritiene di poterlo fare bene anche se sta in pianura. Uno scontro fra tradizionalisti e innovatori, o, come dice qualcuno, fra quantità e qualità, fra cantine sociali e aziende private.



La posizione sta tutta in questa frase di un comunicato delle Famiglie. «Le modifiche al disciplinare di produzione dell’Amarone approvate dall’assemblea del Consorzio del 10 maggio hanno inferto un duro colpo alla collina, terroir produttivo di eccellenza, oltre che di origine, dell’Amarone. Per questo ribadiamo con forza la richiesta, che doveva essere al centro del tavolo di concertazione tra le Famiglie dell’Amarone e Consorzio, e rimaste inascoltata e disattesa provocando così il nostro ritiro, e cioè che la salvaguardia della qualità dell’Amarone passa necessariamente dalla diversificazione tra collina e pianura, con preminenza della prima sulla seconda”. Quersta è in particolare la replica delle Famiglie dell’Amarone alle chiarificazioni sulle modifiche del disciplinare rese dal Consorzio di tutela vini della Valpolicella nella conferenza stampa di oggi.

«Prendiamo atto - dichiara Stefano Cesari (Brigaldara), vicepresidente delle Famiglie dell’Amarone - che la legittimazione produttiva della pianura, frutto della modifica del comma 2 dell’articolo 4 votata dall’assemblea dei soci del Consorzio il 10 maggio scorso, decreterà l’omologazione tra tutte le aree produttive della denominazione e che, da quella data, la collina non esiste più. Questo – prosegue Cesari - è ciò che più ci rammarica: il mancato riconoscimento della ‘superiorità' della collina, da cui ha avuto origine anche il benessere diffuso per tutto il territorio».

Christian MarchesiniOvviamente è ben diversa la posizione del Consorzio che in mattinata aveva esclusoogni ipotesi di ampliamento della zona di produzione dell’Amarone e degli altri vini della Valpolicella. «Non c'è nessuna apertura ad illegittime produzioni di pianura», a dirlo Christian Marchesini (nella foto), presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella. La modifica al disciplinare di produzione proposta e approvata a larga maggioranza in assemblea dei soci il 10 maggio scorso, infatti, riguarda il comma 2 dell’articolo 4, mentre i confini della zona di produzione sono definiti nell’articolo 3 che mai nessuno ha pensato di cambiare.

Con la modifica adottata il Valpolicella, l’Amarone e il Recioto della Valpolicella docg continueranno ad essere prodotti esattamente dove vengono prodotti oggi; senza modifica circa 2/3 delle produzioni avrebbero corso il rischio di non essere più certificate. Questo perché, secondo il Consorzio, nella vecchia versione del comma 2 dell’articolo 4 si leggeva che “… sono da escludere, in ogni caso, ai fini dell’idoneità alla produzione …, i vigneti impiantati su terreni freschi, situati in pianura o nei fondovalle”. Quindi la modifica si sarebbe resa necessaria per correggere un vizio di forma del disciplinare, e per dare una maggior coerenza fra lo stesso e la fotografia reale dei vigneti da sempre esistenti in Valpolicella.

Marilisa Allegrini «La modifica al disciplinare, quindi - spiega Marchesini - è stata deliberata all’unanimità dal Consiglio di amministrazione perché necessaria per salvaguardare una situazione produttiva consolidata negli anni, ribadendo l’appartenenza di quelle aree alla zona di produzione riconosciuta. La maggiore vocazionalità, espressione di specifici terroir, è un’altra cosa, che dovrà essere discussa nel tavolo interprofessionale che è stato chiesto durante l’assemblea dei soci, e che vedrà la partecipazione di tutte le componenti della filiera, anche i piccoli produttori. Lì potrà essere fatta una discussione ampia, serena e ragionata sulla denominazione, che è patrimonio di tutti».

 
«Allo stato attuale, tra l’altro – conclude il presidente del Consorzio - nessuno con onestà può negare che la qualità espressa dall’Amarone della Valpolicella nell’ultimo decennio è fortemente legata al territorio di origine nel suo insieme; merito di una vocazione diffusa di tutte le aree, ad una tradizione produttiva storicamente condivisa e alla riqualificazione dei vigneti portata avanti dai vitivinicoltori. Una situazione che ha avvantaggiato tutti, grandi e piccoli, famosi e non, sia dal punto di vista economico che d’immagine nel mondo».
 
Una posizione che non convince le Famiglie, secono le quali è in atto un’inversione di rotta nella visione della denominazione, quella attuata dalla modifica del Consorzio che, solo nel 2008, riconosceva la diversità di zonazione attribuendo alla collina il 53%, il 23% alla fascia pedecollinare e il 24% alla zona di fondovalle (www.consorziovalpolicella.it/uploads/files/UploadedFile/anteprima_2004Pedron.pdf)

Per Marilisa Allegrini (nella foto), presidente dell’associazione: «Le Famiglie dell’Amarone non possono abbassare la guardia su un tema così importante e sul quale abbiamo cercato il confronto anche con il tavolo di concertazione. Leggiamo che il Consorzio dichiara che la modifica al comma 2 dell’articolo 4 “si è resa necessaria per correggere un vizio di forma del disciplinare e per dare una maggior coerenza fra lo stesso e la fotografia reale dei vigneti da sempre esistenti in Valpolicella”. Quindi – aggiunge la presidente - viene implicitamente ammesso il condono tombale che noi avevamo sollevato il 6 maggio. Inoltre apprendiamo che prossimamente il Consorzio convocherà un tavolo interprofessionale, segno che forse qualche problema all’interno della denominazione c’è. Infatti la modifica del disciplinare è stata presa all’unanimità dal Cda del Consorzio e non dall’unanimità dell’assemblea del 10 maggio che ha registrato il voto contrario non solo delle Famiglie socie del Consorzio ma anche di altri produttori. Il nostro obiettivo – conclude Allegrini - non è, come è stato detto, quello di polemizzare ma ribadire con fermezza la nostra idea di ‘bene per la Valpolicella’. Il dibattito è segno di democrazia e anche di intraprendenza imprenditoriale».

Questi gli attori del confronto in campo:
Le Famiglie dell’Amarone Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato.

I consiglieri del Consorzio Christian Marchesini, Daniele Accordini, Sergio Andreoli, Romano Dal Forno, Emilio Pedron, Marco Sartori, Lucio Furia, Luca Degani, Giannantonio Marconi, Giuseppe Nicolis, Vittorio Zardini, Luca Sartori, Bruno Trentini, Flavio Tezza, Dario Tommasi, Aleardo Ferrari, Maurizio Fumaneri, Franco Puntin.

© Riproduzione riservata

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