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di Sabrina Merolla
Sabrina Merolla
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Salento, le albe del faro
e i tramonti del Mulino a Vento

Salento, le albe del faro
e i tramonti del Mulino a Vento
Salento, le albe del faro e i tramonti del Mulino a Vento
Pubblicato il 15 settembre 2013 | 17:49

Viaggio in Terra d’Otranto, tra baie leggendarie e campagne assolate, dove scenari paesaggistici di rara bellezza riservano scoperte gastronomiche, artigianali e ricettive che tributano all’antica tradizione salentina

La Puglia custodisce il lembo di terra più orientale d’Italia, un’estrema falda nel sud-est della penisola salentina che si raccoglie attorno a Otranto, la città italiana che vede per prima sorgere il sole. Questo ciglio levantino si protende sulla costa in lunghe fasce sabbiose fatte di baie abbracciate da ruvide scogliere che, imponenti, delimitano l’affaccio adriatico degli spazi interni. Il limite terrestre è segnato dal Faro di Punta Palascìa, uno dei cinque fari del Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea. È meta ambita e ricercata da chi vibra della poesia dell’alba che può essere goduta ai suoi piedi e che la notte di San Silvestro richiama una moltitudine di persone in attesa che sorga il nuovo anno in Italia. Siamo a Capo d’Otranto che, secondo le convenzioni nautiche, è il punto di separazione tra il Mare Adriatico e il Mar Ionio. Da qui si scorge la costa albanese, distante 75 km nel punto più stretto del canale.



La fascia costiera che conduce a Leuca, nel finis terrae all’estremo sud, è un susseguirsi di scenari brulli, a strapiombo sul mare, che fanno di questo percorso una delle strade panoramiche più belle d’Italia. Nel suo tratto iniziale, a meno di 8 km da Otranto, si apre l’incantevole insenatura di Porto Badisco che la leggenda considera il mitico approdo di Enea, dopo la fuga da Troia. Irrinunciabile un tuffo a ogni fiordo, per poi immergersi nell’assolata campagna dell’entroterra, sempre poco distante dal mare. Distese di uliveti e vigneti, puntellati dalla vivida macchia mediterranea, sconfinano nei cieli bassi e liquidi che ammantano paesi custodi ancora oggi di tradizioni secolari e testimonianze della civiltà contadina del mediterraneo.

A brevissima distanza dalla rada dell’eroe virgiliano, e ad appena 6 km da Otranto in direzione interna, incontriamo Uggiano La Chiesa, poco più di 4.000 abitanti insieme all’attigua frazione di Casamassella, con un patrimonio di risorse agroalimentari che lo annoverano nella rete delle città del pane e dell’olio, i due prodotti simbolo di questa terra. Questo piccolo borgo rurale accoglie i visitatori nella graziosa piazza centrale, fulcro della vita del paese, dove sorgono gli antichi monumenti che ne raccontano la storia e le tradizioni. Imperdibile il colpo d’occhio alla facciata della chiesa matrice, patrimonio architettonico del Settecento, che rappresenta uno splendido esempio di transizione dal barocco al neoclassico. L’imponenza della pietra gialla, il carparo salentino, sembra contagiare tutta la piazza dove si erge, ancora integra, una torre di avvistamento, presidio a protezione di Otranto, quindi “vigilarium” da cui deriverebbe il nome del paese.

Baciati dal sole, ci inoltriamo nella campagna. Direzione, località Mulino a Vento, così chiamata perché, secondo la leggenda, proprio qui un uomo tentò di usare l’energia del vento per azionare il frantoio ipogeo (trappitu) scavato in questo luogo e alleviare le sue fatiche. La struttura risale al 1688 ed è stata attiva per più di due secoli. Si scende in una grotta scavata nella roccia, con diversi ambienti, ognuno adibito alle varie fasi di lavorazione delle olive che venivano macinate sotto grandi pietre molari, fatte girare da un asino. Il frantoio, aperto alle visite, è stato integralmente ristrutturato dalla famiglia D’Alba che ne ha creato attorno il Mulino a Vento Resort (vedi box a lato) immerso tra gli ulivi secolari, per favorire il contatto con la rigogliosa natura circostante. Il luogo è un invito a vivere i colori e i profumi del Salento, dalla prima colazione ai tramonti a bordo piscina, distesi a sorseggiare un calice di Malvasìa.

In quest’oasi di serenità, la cucina è semplice e genuina, fondata sui piatti tipici locali della tradizione salentina. Il ristorante utilizza prodotti e ricette che solo la Terra d’Otranto offre, come gli emblematici Ciciri e tria, un piatto di archeologia culinaria. La “tria” è una sorta di tagliatella fatta con acqua e farina e condita con i “ciciri” (ceci). Gli scarti di pasta vengono tagliati a pezzi irregolari e fritti, ottenendo i cosiddetti “frizzuli” che danno al piatto consistenza croccante, esaltata dall’aroma di cannella e chiodi di garofano.



Il viaggio nel gusto prosegue affondando nelle suggestioni di un tempo passato. Pochi chilometri, anche in bici, e siamo nella frazione di Casamassella dove una residenza di campagna, annunciata da un folto bosco di querce e ginestre, ospita la Fondazione Le Costantine (via Costantine frazione di Casamassella - Uggiano La Chiesa - Tel 0836  812110 www.lecostantine.eu), votata a elevare in spirito ed economia le donne del paese. La visita a questa tenuta biodinamica riserva un laboratorio di tessitrici che, “cantando e amando”, riprendono con maestria e dedizione tecniche di tessitura risalenti anche a centinaia di anni fa. Dagli antichi telai di legno a quattro licci prendono forma manufatti preziosi, realizzati con fibre e colori naturali o con tinture vegetali. Sfilano tappeti, magnifici arazzi, asciugamani, tovaglie e sciarpe in cashmere. Ogni prodotto realizzato dalle donne di Casamassella è contrassegnato da un’etichetta, a garanzia di eccellenza e autenticità. I colpi del telaio scandiscono trame e orditi e si confondono con la voce incontaminata della natura circostante.

La scoperta dell’artigianato salentino prosegue verso sud, a Tricase, dove possiamo concederci una giornata in bottega dallo scultore ceramista Agos Branca (via Tempio, 32 - Tricase - www.branca.le.it) che, con la sua abilità manuale, ha reso la ceramica popolare salentina un tesoriere di ricerca culturale e stilistica. La sua specialità è la maiolica che forgia gufi e civette e si esalta nelle forme smaltate dei magnifici “uccelli della pioggia”, oggetti emblema della sua produzione artistica. Se il coinvolgimento è irrefrenabile, possiamo sederci al tornio e abbandonarci all’argilla che ruota fra le mani, fino a dar forma al nostro senso di scoperta, sotto la guida coinvolgente e spronante del maestro che fornisce materiale e arnesi. L’alternativa è aggirarsi nel fitto crogiuolo di oggetti della civiltà contadina locale sublimati a opere d’arte, e perdersi nella scelta del ricordo da ostentare a casa.

L’evasione trova sempre spunti formativi e io assecondo la mia brama di scoperta sollevando una lucerna in terracotta. Scopro che si usava per andare a caccia di cozze monicedde, non quelle marine ma quelle terrestri. Così i leccesi chiamano le lumachine che spuntano dal terreno umido, dopo la pioggia per naufragare in una teglia condite con olio, cipolla, alloro e un bicchiere di vino bianco secco.

Il richiamo enoico mi conduce a Galatina, nel cuore del Salento dove su un’altura infoltita da un bosco, si staglia la Cantina Santi Dimitri (vedi box sotto), con una proprietà rurale di 200 ettari, di cui 60 coltivati a vigneto. La vocazione agricola della famiglia Vallone risale alla fine del Seicento e affiora in un influsso d’avanguardia. Nella fiera pratica di agricoltura sostenibile a basso impatto ambientale, questa è fra le cantine più innovative della Puglia, con una bottaia ipogea che riserva un’intera parete a vista di “dolomia di Galatina”, una roccia calcarea da cui pergola acqua al tatto. Santi Dimitri è il brand dell’omonima azienda agricola, coniato nel 1996. Deriva da San Demetrio (o Dimitri) e sta per “dedicato a Demetra”, dea del grano e dell’agricoltura, costante nutrice della gioventù e della terra verde, artefice del ciclo delle stagioni che accompagnano il vino a invecchiare.

Il gusto sprofonda nella Gelatina di Mosto di quel vino Negroamaro che riposa ad affinare nelle botti in rovere di Slavonia. Tutt’attorno un manto silente di fusti legnosi, forzieri dell’oro rosso del Salento, infuocato da un nuovo tramonto. Buon vento.



Mulino a Vento Resort
Nell’estremo lembo orientale della Puglia, a 6 km da Otranto, sulla strada che conduce all’insenatura di Porto Badisco, leggendario approdo di Enea, si stende il resort Mulino a Vento. Immerso tra mangifici ulivi secolari, prende il nome dall’antico frantoio ipogeo del 1688, visitabile e completamente restaurato. Il ristorante, dedito alla tradizione salentina, utilizza prodotti e ricette tipici della Terra d’Otranto, come gli emblematici “Ciciri e tria”, la versione salentina della comune “pasta e ceci”. L’impegno dei padroni casa Giuseppe e Antonella D’Alba è teso a valorizzare ogni sapore contadino e marinaro del Salento, in una continua modulazione tra rustico e rinnovato. Ampi spazi sconfinanti nel verde e viali fra muretti a secco, fanno da cornice alle camere, impreziosite da verande esterne in cui potersi godere momenti in piena serenità. L’alchimia di profumi e la visione distesa di una natura incontaminata crea incredibili sfumature. Lasciarsi inebriare sarà travolgente appena giunti nel Salento.

Mulino a Vento Resort
via Porto Badisco
Uggiano La Chiesa (Le)
Tel 0836 812942
www.mulinoavento.it


Azienda agricola Santi Dimitri
Di proprietà della famiglia Vallone sin dalla fine del XVII secolo, l’Azienda agricola Santi Dimitri - brand nato nel 1996 - si estende per 200 ettari a sud di Lecce, nella piana compresa tra Galatina, Nardò e Cutrofiano. I terreni sabbiosi e argillosi sono prevalentemente coltivati a vigneti e uliveti. Per interpretarne l’antica eredità culturale, la cantina è stata disegnata da Luca Sacchetti, uno dei maggiori architetti italiani, che l’ha costruita in pietra leccese. La bottaia ipogea riserva un’intera parete a vista di “dolomia di Galatina”, una roccia calcarea da cui pergola acqua. Il concetto aziendale si racchiude nell’assioma di famiglia: “La terra è una creatura vivente che va nutrita e curata prima di poter godere dei suoi frutti”. Le più avanzate tecniche enologiche guidano la lavorazione di antichi cloni di Negroamaro, Primitivo e Aleatico, salvati dall’estinzione grazie a un attento programma di selezione clonale. La supervisione di istituti di ricerca nazionali, fra cui l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura” di Conegliano Veneto e il Cnr di Perugia, ha consentito all’azienda di ottimizzare l’utilizzo delle risorse naturali, riducendo gli sprechi e minimizzando l’impatto ambientale. Nella produzione vinicola, spicca la qualità del Margìa (Negroamaro, Cabernet Sauvignon e Merlot) e del Serra dei Santi, un passito di Aleatico dai gustosi sentori di cioccolato bianco, chiodi di garofano e frutti di bosco. Santi Dimitri si è aperta all’accoglienza con appartamenti vista vigna, nell’incanto del paesaggio salentino.  

Azienda agricola Santi Dimitri
via Giudano - contrada Santi Dimitri - Galatina (Le)
Tel 0836 565866
www.santidimitri.it

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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