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di Vincenzo D’Antonio
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Alla scoperta di Sorrento e Pompei
Tra i luoghi più belli del Mediterraneo

Alla scoperta di Sorrento e Pompei
Tra i luoghi più belli del Mediterraneo
Alla scoperta di Sorrento e Pompei Tra i luoghi più belli del Mediterraneo
Pubblicato il 25 settembre 2013 | 17:27

La penisola sorrentina ammalia, con i suoi paesaggi e i ristoranti unici; le percezioni dei sensi si amplificano e ogni luogo sembra incantato. Così Pompei, dove rivive la nostra memoria storica e le ricette ci seducono

Tranquilli, ma proprio tranquilli e beati. Siamo in uno dei luoghi più belli del Mediterraneo e siamo, da non sottovalutare, in luogo italiano che sa ben rapportarsi a copiosi flussi di turisti, variegate le loro esigenze, da tutto il mondo provenienti. Qui, possiamo ben dirlo, hospites sacri sunt. E siamo a Sorrento (Na) e la scegliamo come base per una scoperta, riscoperta sovente, della beneamata penisola sorrentina. Si alloggia al “Palazzo Jannuzzi Relais” (www.palazzojannuzzi.com), con camera in affaccio su piazza Tasso. Residenza elegante, camere molto confortevoli, sontuosa prima colazione da godere sul terrazzo.



Sorrento è civettuola nel porgere la mano al turista, a proporgli passeggiate insieme. Ammalia con i suoi tempi. Qui le percezioni dei sensi inducono alla goduria di una spiccata multisensorialità. Si pensi al limoncello. Giunge al palato dopo la gaudenza del primo impatto visivo con un giallo splendido come lo sono i limoni qui in Penisola e come lo è l’onnipresente benefico sole.

Da godere anche la percezione olfattiva, connotante la penisola tutta; agrumi in effluvio dove l’abbondanza è sintomo di terra opima, di generosità ben nota sin dai tempi di Omero che qui appostò sulla rotta di Ulisse, le maliarde sirene. Da godere al palato, infine. Ottimo il limoncello de “I Giardini di Cataldo” (www.igiardinidicataldo.it). Da visitare oltre al laboratorio, dove poter effettuare degustazioni, anche l’accorsata gelateria per ottimi sorbetti.

Da non perdere la passeggiata, nell’ora che precede tramonti qui sempre fatati, sia il cielo sereno oppure con conturbanti presenza di nubaglia scomposta, a Marina Grande. Realtà poco impattante sui turisti frettolosi, goduta e fruita da chi sa cercarsela. È borgo di pescatori. È approdo di gozzi che riportano a terra il pescato. È il Tirreno che sa perpetuarsi in questo lembo di Penisola.

Ed a cena si va da “Camera & Cucina” (www.cameraecucina.it). La camera è quella oscura in cui si sviluppano (si sviluppavano, meglio dire così) le fotografie. La cucina è schiettamente sorrentina, ne sortiscono piatti gustosi e ben fatti con accorta lavorazione di pescato locale. “Camera & Cucina” è posto buono anche per happy hour.

I contrafforti a settentrione della penisola sorrentina, i Monti Lattari, hanno nel loro centro più importante, Agerola (Na) il luogo d’elezione per la lavorazione del latte vaccino. Qui è territorio, manco a dirlo della mucca di razza agerolese. Svetta per qualità prodotta il caseificio di Gennaro Fusco. Vere delizie il suo fiordilatte, anche in forma di treccia, ed il suo Provolone del Monaco Dop.

Di rimbalzo, oltre Sorrento, in direzione Massa Lubrense, con le sue tredici frazioni, tredici perle incastonate in diadema bellissimo. Attraversiamo Sant’Agata sui due golfi, a noi così tanto cara, ed attraversiamo Termini, con Capri dirimpettaia, che a momenti la si tange, attraversiamo Nerano ed alla fine giungiamo a Marina del Cantone.

Ristorante Lo Scoglio (www.hotelloscoglio.it). Qui, si narra, un’affamata quanto avvenente Sofia Loren dal mare proveniente (sirena dello scorso secolo) giunse in ora postprandiale ma non si poteva lasciarla digiuna. Nacque lo spaghetto alla Loren, con le zucchine dell’orto; ancora oggi, prelibatezza tra le prelibatezze in questo ristorante che riesce a coniugare la grande quantità dei numeri alla grande qualità nelle pietanze proposte.

Se Massa Lubrense si fregia di ristoranti stellati, più d’uno, Sorrento benissimo risponde con il ristorante “Il Buco” (www.ilbucoristorante.it) di cui è patron e chef il bravissimo Peppe Aversa. Peppe Aversa è maestro di interpretazioni originali eseguite sempre attingendo al territorio ma, ed anche qui si vede il grande talento, senza mai divenirne schiavo, senza mai soggiacere al velleitario km zero.

Ne sortiscono piatti che legano magistralmente sapidità dei mari del nord con voluttà palatali del golfo e degli agrumeti sorrentini. La carta dei vini contempla la presenza dei migliori champagne insieme con i nomi giusti della grande vitivinicoltura campana. Le esecuzioni sono impeccabili. Una particolare nota di merito, oltre alla brigata di cucina, va alla sala. Disinvolti nell’approccio con clientela cosmopolita, bravi nell’esposizione dei piatti, sempre sereni e sorridenti. Davvero un applauso.

Zona archeologica tra le più famose al mondo, patrimonio dell’umanità sotto tutela Unesco, Pompei ed Ercolano meritano attenta visita e perciò ci si sposta. Confortevole alloggio nel centro di Pompei, all’Hotel Palma (www.pompeihotelpalma.com). Garbata e di squisita l’accoglienza da parte della padrona di casa, la signora Rosita.

La visita alla zona archeologica di Pompei va preparata accortamente e, soprattutto, deve essere svolta senza fretta. Pompei la si apprezza se e solo se il viaggio è innanzitutto attraverso il tempo e solo dopo, ancillarmente, anche attraverso lo spazio dell’area archeologica.

Una sosta al bar dell’Oste Eusino, due chiacchiere con gli avventori ed una degustazione guidata del suo dovizioso finger food è esperienza imperdibile. È esperienza della memoria, è gioco felice della nostra memoria storica. Il ritorno al presente ci rituffa nel gaudioso passato delle tavole pompeiane allorquando troviamo, in creativa e geniale vena di rifacimenti anastatici di ricette pompeiane, il bravissimo Paolo Gramaglia, patrone e chef del President (www.ristorantepresident.com).

La successione delle sue portate, eleganti gli arredi, impeccabile la mise en place, è contrappunto di melodiosa armonia tra presente e passato. Memorabile, per perfezione di piatto e per apprezzamento scenico il suo Vesuvio fuochi e fiamme ovvero il pesce San Pietro agli agrumi vesuviani e mandorle. Un perfetto piatto flambé.

Il Vesuvio, appunto, il gigante che sonnecchia e che un giorno, sta scritto, vorrà sonoramente risvegliarsi. Un giorno lontanissimo da oggi. La busvia conduce fino alle vicinanze del cratere. Poi una sana passeggiata con un panorama che inebria, data la vista su tutto il golfo.

Le falde del Vesuvio, fertile il terreno, accolgono la vite (falanghina, catalanesca, aglianico e piedirosso i vitigni) e l’albicocco. Qui il Lacryma Christi tra i vini italiani più conosciuti all’estero, e qui, di recente la produzione di un’acquavite da albicocca. Proprio buona. La produce Cantina del Vesuvio. Quanta energia il vulcano sa generosamente erogare ed essa, così pare, è adesso anche in noi.

E poi la visita all’area archeologica di Ercolano. Pompei la città commerciale. Ercolano, la città residenziale. Gioco di venti, ed in quegli ultimi giorni di agosto del 79 d.C. Pompei viene distrutta da caduta di cenere, lapilli e pomici ed Ercolano dal fango. Prima della visita, lenti i ritmi, alla zona archeologica, una meditata visita al Mav, il Museo archeologico virtuale (www.museomav.it). Un aiuto prezioso a fornire immagini e sonorità a quanto fu.

E poi c’è la strada del ritorno. È difficile portarci via dalla penisola sorrentina e da Pompei, ma purtroppo si deve, ed accade. Ma per nostra fortuna, è impossibile portare via da noi la penisola sorrentina e Pompei. Non accade, non accadrà.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


Sorrento Pompei Campania turismo ristorazione ospitalità territorio

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